Fonte www.corriere.it – Due grandi città capoluogo condannate, nel giro di un’estate, per inaccessibilità dei mezzi di trasporto pubblici. La prima è Torino, dove a giugno una sentenza del Tar ha giudicato il Comune piemontese inadempiente per quel che riguarda il diritto alla mobilità delle persone con disabilità.
Nei prossimi sei mesi il Gruppo torinese trasporti (Gtt) dovrà approvare un piano contenente «idonee misure di programmazione e pianificazione degli interventi atti a eliminare le barriere architettoniche e a migliorare l’accesso degli utenti con disabilità al servizio di trasporto pubblico e agli spazi urbani», comprese «la realizzazione di percorsi accessibili e l’installazione di semafori acustici per non vedenti».
Sorte simile è toccata, sempre in giugno, a Roma Capitale a causa dell’inaccessibilità della metropolitana: tanto l’ente locale quanto Atac (l’Azienda per la mobilità), riconosciuti entrambi colpevoli di condotta discriminatoria nei confronti delle persone con disabilità motorie, sono stati costretti sia risarcire i danni sia a pubblicare la sentenza di condanna su un noto quotidiano locale come pena accessoria.
Due decisioni giudiziarie “storiche”, che costituiscono un precedente che dovrebbe fare scuola, che hanno premiato i ricorrenti – nel primo caso un pool di associazioni, nel secondo un singolo cittadino -, che invitano alla battaglia legale e che fanno ben sperare per il futuro dei diritti delle persone disabili. Sempre che le istituzioni ottemperino i provvedimenti dei giudici.
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Fonte www.redattoresociale.it – Secondo le associazioni non bastano, ma 400 milioni è una cifra che fa tornare il Fondo non autosufficienza ai livelli record del 2008-2010: ecco perché almeno al momento la decisione del governo, dopo gli incontri avuti dal Comitato 16 Novembre con Graziano Delrio e da Fish e Fand con Giuliano Poletti, soddisfa tutti.
Ma se 250 milioni erano davvero troppo pochi, 350 rappresentavano la tenuta rispetto allo scorso anno e 400 milioni sono oggi un “buon compromesso” fra le richieste e le disponibilità effettive, quale è la cifra che corrisponde alle esigenze delle persone non autosufficienti in Italia? Di quanto, cioè, ci sarebbe bisogno? Almeno un miliardo, sostengono le associazioni, che continuano a chiedere per il futuro un incremento costante del Fondo fino a quella cifra.
Portare dei numeri certi, però, non è affatto facile.
I soldi del Fondo non autosufficienza – che coprono la quota sociale degli interventi di assistenza socio-sanitaria – vengono ripartiti fra le regioni e ognuna di esse li utilizza secondo propri criteri.
“Ma”, spiega la coordinatrice degli assessori alle Politiche sociali della Conferenza delle regioni, Lorena Rambaudi, “di fatto noi rileviamo la richiesta, non il bisogno: ogni regione sa quante persone si rivolgono ai servizi, ma questo non è una rappresentazione del bisogno, che è evidentemente molto più grande”.
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