L’obiettivo di FISH* era – e rimane – quello di costruire una alleanza il più ampia possibile per realizzare nuove politiche, questa volta inclusive, per le persone con disabilità e rendere esigibili e tangibili i diritti richiamati dalla Convenzione ONU. Ciò richiede un impegno e una condivisione trasversale che coinvolga il più alto numero dei diretti interessati, delle istituzioni, del mondo associativo e sindacale, ma anche quello degli operatori e dei servizi.
Non è un caso, quindi, che i relatori all’incontro siano stati individuati per la loro preparazione, esperienza, rappresentatività e che la direzione degli interventi fosse ben orientata sulla concretezza e focalizzata su temi circostanziati. In tal senso già l’inquadramento di apertura di Vincenzo Falabella, presidente FISH, è stato stringente: il Programma di azione sulla disabilità, approvato già nel 2013, dovrebbe orientare le politiche per applicare il paradigma della Convenzione ONU in Italia.
Ma il Programma reca le linee delle azioni e queste devono essere rese operative con atti a diverso livello e ambito di responsabilità istituzionale. È necessario passare dai principi alla pratica, analizzando i fenomeni con occhio critico, elaborando i dati disponibili, avanzando proposte sostenibili. Non è un caso che all’incontro siano stati presentati e resi disponibili due approfondimenti tecnici (uno sulla “consistenza” del numero delle persone con disabilità, l’altro sulla spesa sociale per la disabilità) e un documento di lavoro per la futura riforma dei percorsi e dei criteri di riconoscimento della disabilità. I documenti sono disponibili nel sito FISH.
Dal primo approfondimento emerge un dato, evidenziato da Vincenzo Falabella e ripreso da molti relatori. Esistono in Italia circa 1 milione 100mila persone con limitazioni funzionali gravi che – pur essendo in possesso dei requisiti sanitari – non sono titolari di indennità di accompagnamento. Tale conclusione si ottiene comparando lo studio dell’ISTAT (Inclusione sociale delle persone con limitazioni funzionali, invalidità o cronicità gravi, luglio 2015) con il casellario dell’INPS. Secondo ISTAT in Italia sono circa 3,1 milioni le persone con limitazioni funzionali gravi, mentre INPS eroga l’indennità di accompagnamento civile “solo” a poco più 1,9 milioni di persone. Ma la stessa analisi di FISH “smonta” – numeri alla mano – anche le tesi degli “abusi territoriali” secondo cui la maggiore incidenza di indennità di accompagnamento in alcune aree del Paese deriverebbe da disomogeneità valutative.
Dal secondo documento sulla spesa sociale per la disabilità appare in modo netto da un lato un’Italia molto indietro rispetto alla media europea (sia rispetto alla spesa procapite sia all’incidenza sul PIL) e dall’altro una profonda disomogeneità territoriale sia quantitativa che qualitativa. Forte interesse e prime condivisioni ha raccolto l’ipotesi di riforma dei percorsi per il riconoscimento della disabilità formulata nella sua struttura essenziale da FISH. Anche in questo caso la Federazione tenta di accelerare i tempi avanzando una proposta operativa e sostenibile. L’analisi dell’attuale sistema di accertamento, verifica, riconoscimento di invalidità civile ed handicap non può che essere inclemente in quanto a tempi, costi, esiti, sovrastrutture e criteri valutativi.
L’intento, quindi, è quello di ridisegnare un percorso che sia sostenibile ed efficace/efficiente nell’interesse dei diritti delle persone con disabilità ma anche della qualità del sistema di protezione sociale attuale e futuro, capace di promuovere e migliorare l’equità e la trasparenza delle valutazioni. Ci si propone innanzitutto di unificare i momenti e criteri valutativi di base (invalidità, handicap, disabilità, alunno con handicap) ma al contempo di disgiungere la valutazione di base dalla valutazione multidimensionale legata ai progetti individualizzati, strumenti essenziali per la reale inclusione. Importante è anche responsabilizzare, monitorare le competenze valutative di base. La stessa valutazione di base passerebbe da collegiale a monocratica con una separazione dei percorsi valutativi di base per età (minori, adulti, anziani) affidandone il compito a medici con specifica e dimostrata competenza e formazione. Grande rilevanza viene attribuita anche alla trasparenza delle informazioni, al controllo della qualità del lavoro di valutazione (sottoposto a indicatori), ai nuovi criteri e ai test da usare.
All’incontro è intervenuto il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, che ha espresso apprezzamento sia per la qualità delle analisi di FISH che per la proposta avanzata che potrà essere la base di un confronto su qualcosa di concreto che tiene conto di sostenibilità e di miglioramento del sistema. Richiamando il ruolo dell’Osservatorio Nazionale sulla disabilità, ne ha riconosciuto l’importanza non solo come sede di elaborazione, ma anche di supporto alle decisioni politiche. Ancora una volta Poletti ha sottolineato come ritenga essenziale valutare l’impatto delle norme in via di approvazione. Esso può essere diverso da quello che il Legislatore si attende e quindi deve sempre essere previsto un monitoraggio anche a posteriori. Poletti ha anche confermato – raccogliendo i preoccupati richiami di Falabella su varie emergenze – la massima attenzione del suo Dicastero oltre che del Governo riguardo alla disabilità.
* a cui Anffas Onlus aderisce
Riportiamo di seguito l’articolo dell’Agenzia di stampa Adnkronos dedicato all’inclusione scolastica con l’intervista a Roberto Speziele, presidente nazionale Anffas Onlus
“Il problema non è solo la quantità, ma la tempestività e la qualità”. Getta acqua sul fuoco delle polemiche legate alla mancanza di docenti di sostegno, soprattutto al nord, il presidente dell’Anffas (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale) Roberto Speziale, che evidenzia come all’inizio di ogni nuovo anno “è, purtroppo, abbastanza normale che non tutte le cattedre siano coperte. I sindacati enfatizzano le cifre ma, su questo, non c’è una particolare emergenza”.
“Entro la fine del mese – sottolinea all’Adnkronos Speziale – fonti ministeriali assicurano che tutte le supplenze saranno assegnate. Il vero problema è che tali supplenze vengono assegnate, soprattutto, creando cattedre in deroga, secondo l’emergenza del momento senza alcuna programmazione e creando discontinuità didattica. Sarebbe invece opportuno – evidenzia – che, invece, sin dal primo giorno di scuola gli alunni con disabilità disponessero di tutte le figure previste dai PEI (progetto educativo individuale)”.
“L’elemento quantitativo – lamenta il presidente Anffas- purtroppo non corrisponde necessariamente ad un dato qualitativo, anche perché molti dei supplenti non sono specializzati. E non solo i supplenti”. Secondo Speziale, infatti, “continua a mancare la necessaria attenzione agli studenti con disabilità e al loro diritto all’istruzione. Continua a mancare la cultura dell’inclusione e della concezione di una scuola che sia davvero di tutti. Il problema, in sostanza, è la formazione sia degli insegnanti di sostegno che degli insegnanti curricolari che, raramente, considerano lo studente con disabilità come parte effettiva del ‘gruppo classe’. Così come mancano altre figure fondamentali per la reale inclusione: gli assistenti all’autonomia e comunicazione e gli assistenti all’igiene personale”.
“Funzione che viene spesso demandata alle famiglie. Non è raro, infatti, – denuncia Speziale – che la scuola chiami le mamme per accompagnare i figli in bagno. Ma questo – ribadisce – non è solo un momento fisico. E’ un momento educativo, appartiene alla possibilità di aumento dell’autostima e dell’autonomia dell’alunno. Le scuole – denuncia ancora – molto spesso tendono ad organizzarsi per se stesse e non per i bisogni degli alunni”.
“La mancanza delle figure di supporto all’autonomia – fa quindi eco Gianfranco de Robertis, consulente legale dell’Associazione – soprattutto nelle superiori è legata alla soppressione delle Province. La loro nomina, infatti, era di competenza delle province e la loro soppressione ha generato un vuoto di competenza. Molte Regioni, infatti, non hanno ancora stabilito se assumere direttamente o se ripartire tra i Comuni e le loro Unioni, le funzioni inerenti a tali servizi”.
“Per sanare, in parte, tale emergenza, il Ministero dell’Interno – spiega – aveva messo a disposizione un fondo di 30 milioni ed entro il 10 settembre le province e le città metropolitane avrebbero dovuto presentare la richiesta per la ripartizione, ma alcune amministrazioni non conoscevano nemmeno l’esistenza del fondo”.
“L’Italia – sottolinea ancora il presidente Anffas – dispone della migliore normativa sull’inclusione scolastica, nonostante ciò continuano ad essere numerose le segnalazioni di mancata attuazione”.
Una soluzione per una migliore inclusione degli alunni con disabilità, era stata trovata, spiega l’Anffas, in una proposta di legge della Fish (Federazione Italiana Superamento Handicap, di cui lo stesso Speziale è Vicepresidente) presentata alla Camera da oltre un anno ma che non ha ancora iniziato l’iter.
“Proposta – annuncia Speziale – che chiediamo venga ripresa dal Governo e adottata in un decreto attuativo alla legge sulla Buona scuola”.
Tra le proposte dell’Associazione la previsione di un più rigoroso percorso formativo per gli insegnanti di sostegno, per i quali deve essere, poi, previsto l’obbligo di permanenza sull’insegnamento di sostegno per almeno dieci anni; la formazione continua sui temi della disabilità per i docenti curricolari e per i dirigenti; la particolare attenzione per la partecipazione della famiglia nella redazione e nella realizzazione del progetto educativo. E, ancora, la revisione delle modalità e dei criteri relativi alla certificazione, che deve essere volta a individuare non i deficit, ma i livelli di funzionamento dell’alunno, onde poter individuare mirati sostegni e supporti per l’acquisizione di sempre maggiori autonomie personali, comportamentali, educative e didattiche; lo stretto collegamento tra il percorso attivato a scuola e quello nelle ore extrascolastiche, con particolare riguardo anche agli approcci abilitativi seguiti dalle strutture pubbliche e/o private in un’ottica di un progetto globale di vita; la previsione della garanzia dell’istruzione domiciliare; la revisione e la razionalizzazione degli organismi operanti a livello territoriale per il supporto all’inclusione.
L’intervista è disponibile a questo link