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Giornata mondiale della salute. Forum terzo settore: “Copertura per tutti, Italia ancora indietro”

Fonte www.superabile.it In occasione della giornata del 7 aprile istituita dall’Organizzazione mondiale della sanità, Vincenzo Saturni, coordinatore della Consulta salute e anziani del Forum terzo settore lancia l’appello:”Garantire i servizi sanitari a tutti è un presupposto imprescindibile per una società civile e democratica”

ROMA – “La strada per una copertura sanitaria per tutti e dovunque, nonostante i progressi fatti in tutto il mondo e anche in Italia, è ancora in salita: la Giornata mondiale della salute deve servire a prendere coscienza che è necessario operare con urgenza e convinzione per raggiungere questo ambizioso ma necessario traguardo”. Così Vincenzo Saturni, coordinatore della Consulta Salute e Anziani del Forum terzo settore, in occasione della Giornata mondiale istituita dall’Oms. “Garantire i servizi sanitari a tutti è un presupposto imprescindibile per una società civile e democratica. È grave e sconfortante sapere che, nell’ultimo anno, nel nostro Paese il 22 per cento delle persone ha dovuto rinunciare a curarsi per motivi economici, e che in 320 mila hanno dovuto spostarsi dal Sud al Nord per farlo”.
 
“Sostenere la promozione della salute, del benessere e della qualità della vita per tutti significa rimettere al centro la lotta alle diseguaglianze e la centralità dei diritti, all’interno di un’ottica, più ampia, di sviluppo sostenibile”, continua Saturni. “È questa la direzione del lavoro delle organizzazioni di Terzo settore e della Consulta Salute e Anziani del Forum terzo settore, attivata recentemente. Come rilevato nel report ‘Il Terzo settore e gli obiettivi di sviluppo sostenibile’, infatti, oltre 90 mila organizzazioni (enti di primo livello), quasi 3 milioni di volontari e 436 mila lavoratori sono impegnati nel perseguimento dell’SDG 3 (Salute e Benessere) dell’Agenda 2030 dell’Onu. Tra gli enti aderenti al Forum, ben l’82 per cento è attivo su questo obiettivo”.

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Riforma Servizio civile universale: a rischio l’accreditamento all’Albo

fonte Forum Del Terzo Settore – È chiaro l’allarme che la Cnesc lancia sulla posa del primo mattone del Servizio civile Universale (SCU): l’accreditamento all’Albo unico del SCU.
Infatti a 8 mesi dalla circolare che apriva la possibilità di accreditarsi, tutte le organizzazioni che hanno cercato di avviare il procedimento segnalano difficoltà di vario genere e nell’incertezza ci chiediamo come attuare questo primo passo del nuovo Servizio civile.

Procedure poco chiare e risposte incerte o contraddittorie e, soprattutto per il Terzo settore, centinaia di documenti nuovi e aggiuntivi da depositare sono gli esempi più frequenti delle difficoltà raccolte.

L’effetto sulle organizzazioni già accreditate al SCN poteva essere ridotto se si fosse deciso un passaggio quasi automatico all’Albo del SCU. Così non è, nonostante una circolare di metà dicembre che avrebbe dovuto produrre questo risultato.

Adesso, a pochi mesi dall’avvio della progettazione 2018, l’atto fondamentale del Servizio civile, da cui dipendono le attività a cui saranno chiamati a partecipare i giovani, complici i 6 mesi che servono per chiudere il procedimento di accreditamento, le organizzazioni accreditate al SCN, nazionali e regionali, si chiedono allarmate come sia possibile far entrare nel mondo del SCU i soggetti già accreditati e quelli nuovi, attratti dalle novità della riforma, in tempo utile al deposito dei progetti. La gran mole di documenti richiesti alle sole organizzazioni senza scopo di lucro rischia di essere un ostacolo insormontabile.

Serve un cambio di passo in brevissimo tempo che da una parte indichi la data di cessazione della validità degli attuali albi SCN e dall’altra permetta, alle organizzazioni già accreditate, di accogliere e far partecipare alla nuova progettazione sia le organizzazioni già accreditate che quelle che intendono entrare nel nuovo servizio civile.

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2 aprile, Giornata mondiale della consapevolezza sull’Autismo

“Celebrare la Giornata Internazionale per promuovere ed aumentare la consapevolezza della società sulle problematiche che vivono le persone con disturbi dello spettro autistico ed i loro familiari non si può e non si deve fermare solo alle tradizionali manifestazioni legate al colorare di blu qualche facciata di palazzi o monumenti o al lancio di palloncini: la Giornata dovrebbe invece rappresentare l’occasione, per le istituzioni statali, regionali e locali, di dare conto di cosa si è fatto e cosa si sta facendo, in concreto, per rendere pienamente esigibili i diritti e garantire la migliore qualità di vita per le persone con disabilità in generale e con disturbi dello spettro autistico in particolare”: così afferma Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas Onlus – Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale.

Prosegue il presidente: “Troppi infatti, sono ancora i diritti negati alle persone con disturbi dello spettro autistico, troppo sole sono lasciate le famiglie e troppe sono le persone che dovrebbero semplicemente “arrossire” a causa di ritardi, inefficienze e mancate promesse”.

 “Infatti anche se esiste una specifica legge per l’autismo che tante speranze aveva suscitato e che in alcune parti d’Italia ha prodotto qualche risultato, siamo ancora ben lontani dal poterci dichiarare minimamente soddisfatti”. 

 Spiega Speziale: “Non solo mancano ancora i Livelli essenziali per l’autismo come previsto da tale legge ma c’è anche motivo di ritenere che difficilmente ci saranno a breve a causa di un vero e proprio “gioco delle tre carte””.

 “Tutto ciò mentre sempre maggiori conoscenze arrivano dal fronte scientifico e della ricerca che sempre più stanno indagando sul complesso mondo dello spettro autistico, delle sue cause e di come affrontarlo al meglio. E anche sul fronte degli approcci le famiglie hanno una sempre maggiore consapevolezza relativamente alla necessità di fare riferimento ai soli approcci validati scientificamente e consigliati nelle apposite linee guida”.

 

“Importanti conferme si hanno anche sul fronte abilitativo ed è ormai condiviso che in presenza di interventi precoci, tempestivi, globali e continuativi, i bambini a cui viene diagnosticato un disturbo dello spettro autistico possono raggiungere traguardi impensabili solo fino a pochi anni orsono”.

 

“Dimostrazioni concrete di ciò” continua “si possono trovare anche nei centri di eccellenza che la stessa Anffas, ma non solo, ha promosso e realizzato in alcune parti d’Italia.  Purtroppo questi centri sono ancora pochi e la loro diffusione è a macchia di leopardo. Gli approcci adottati sono tra i più avanzati a livello internazionale e rappresentano un patrimonio prezioso in questo ambito. La formazione del personale, curata anche attraverso la frequenza di Master di altissimo livello, ne è ulteriore elemento caratterizzante”.

 “Ma come detto, purtroppo, parliamo solo di alcune esperienze, anche se di grandissima qualità, mentre tutto questo dovrebbe essere stato messo già a sistema da tempo ed in modo uniforme su tutto il territorio nazionale e opportunamente sostenuto e finanziato, appunto sotto forma di livelli essenziali specifici per l’Autismo”. 

 “Quindi” prosegue il presidente “anche per le persone con disturbi dello spettro autistico, come per la generalità delle persone con disabilità, si assiste alla “lotteria” determinata dal fatto che la qualità di vita e le risposte adeguate spesso dipendono  una serie di fattori casuali: in quale famiglia si nasce; in quale luogo; chi è il medico che fa la prima diagnosi, valutazione e presa in carico; chi è l’operatore o il professionista che somministra le attività abilitative, che conoscenze ha e di quali approcci, validati scientificamente, si avvale; quale è la scuola che si frequenta; che competenze ha il personale scolastico curricolare, specializzato e di supporto; come viene sostenuta e istruita la famiglia; quale il contesto sociale in cui si vive, etc. etc.”. 

 

“A questo punto la domanda sorge spontanea: tutto questo, non dovrebbe semplicemente far parte di un sistema organizzato ed omogeneo che garantisca, nell’ambito di un progetto di vita personalizzato, di ottenere adeguati e competenti sostegni idonei sia per qualità, quantità ed intensità volti a garantire la migliore qualità di vita possibile?” 

 E ancora: “È possibile che ancora oggi, nel 2018, le persone con disturbi del neurosviluppo dopo il 18mo anno di età siano i “nuovi desaparecidos” o che al raggiungimento del 65mo anno di età finiscano di essere persone con disabilità e diventino, miracolosamente, delle semplici persone anziane? Possibile che nessuno dei nostri interlocutori si ponga queste domande e soprattutto sia in grado di darci, magari proprio in questa occasione, una risposta di senso?”.

 

“Un sogno? Una chimera? Una visione fantasiosa? Richieste irrealistiche e costose? No, semplicemente ciò che dovrebbe essere ed invece non è per la stragrande maggioranza delle persone con disturbi dello spettro autistico e delle loro famiglie in Italia. Persone stanche e stufe di attendere. Persone e famiglie allo stremo delle loro forze. Associazioni che trovano sempre più interlocuzioni ottuse e sorde alle vere esigenze delle persone e più orientate a far funzionare i propri apparati senza assumersi alcuna responsabilità vera. Con una politica assente se non addirittura latitante. Oggi vorremmo, ma proprio lo desideriamo fortemente, che qualcuno potesse smentirci”.

 

In questo quadro la situazione è ancora peggiore per le donne e le ragazze con disturbi del neurosviluppo e con disabilità in generale che, come si legge sul sito delle Nazioni Unite, “sono soggette a molteplici e intersecanti forme di discriminazione, che limitano il loro godimento di tutti i diritti umani e le libertà fondamentali” e che “… subiscono violenze di genere a tassi sproporzionatamente più elevati a causa di discriminazioni e stigmatizzazioni basate sia sul genere che sulla disabilità…”. 

Una situazione grave evidenziata anche nel messaggio del Segretario Generale António Guterres – che nello stesso messaggio chiede anche di affermare nuovamente l’impegno di tutti a promuovere la piena partecipazione di tutte le persone con disturbi dello spettro autistico e ad assicurare loro il sostegno necessario per poter esercitare i diritti e le libertà fondamentali – e che sarà oggetto di discussione il prossimo 5 aprile della conferenza dal titolo “Empowering Women and Girls with Autism” (“Promuovere l’Empowerment delle donne e delle ragazze con disturbi dello spettro autistico”) che si svolgerà presso il quartier generale Onu di New York per discutere dell’importanza di promuovere l’empowerment delle donne e delle ragazze con disturbi dello spettro autistico e coinvolgerle, insieme alle loro organizzazioni rappresentative, nella politica e nei processi decisionali per affrontare le sfide che le riguardano. 

Conclude il presidente Speziale: “Anffas fa proprie tali riflessioni e raccomandazioni e si impegna anche attraverso la “Piattaforma Italiana Autorappresentanti In Movimento”  a dedicare a questo tema iniziative ed approfondimenti, così come si impegna anche nell’ambito del Coordinamento Nazionale sui disturbi dello spettro autistico costituito all’interno di Fish da Angsa-Anffas e Gruppo Asperger, a continuare a battersi per vedere affermati e resi esigibili i diritti e migliorare la qualità formativa di coloro che delle persone con disturbi dello spettro autistico, a vario titolo, si prendono cura e carico”.

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Contro le disuguaglianze e per valorizzare i lavoratori con disabilità

Fonte www.superando.it Si chiama “PLUS” e ha consentito alla UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) di classificarsi al primo posto nella graduatoria dei progetti finanziati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con il primo “Bando Unico” previsto dalla Riforma del Terzo Settore. L’iniziativa consisterà nell’attivazione di borse formazione lavoro e si svolgerà in sedici Regioni d’Italia, rivolgendosi a un’ottantina di persone adulte con disabilità, delle quali favorirà, incoraggerà e promuoverà l’inserimento lavorativo, sociale e territoriale.

«L’inclusione socio-lavorativa delle persone con disabilità è ancora lontana. Con questo progetto vogliamo promuovere le pari opportunità e contribuire alla riduzione delle disuguaglianze affinché assumere una persona con disabilità non rappresenti solo un obbligo di legge, ma una vera e propria risorsa»: così un soddisfatto Marco Rasconi, presidente nazionale della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), commenta il primo posto acquisito dalla propria Associazione nella graduatoria dei progetti finanziati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con il primo “Bando Unico” previsto dalla Riforma del Terzo Settore ed emesso nel mese di novembre dello scorso anno.
Denominato PLUS, il progetto intende migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità, favorendone, incoraggiandone e promuovendone l’inserimento lavorativo, sociale e territoriale, tramite l’offerta individuale di un percorso di orientamento, formazione e job coaching [“supporto al lavoro”, N.d.R.].

In sostanza, l’iniziativa – che prevede un finanziamento di 579.600 euro – consisterà nell’attivazione di borse formazione lavoro, avrà una durata di diciotto mesi e si svolgerà in sedici Regioni del nostro Paese, rivolgendosi ad almeno cinque soggetti adulti con disabilità per ciascuna Regione.
Due sono le principali attività previste, nella prima delle quali i partecipanti seguiranno un corso di formazione professionale della durata di quaranta ore, attraverso il quale verranno loro offerti gli strumenti necessari per promuovere l’autonomia personale e sociale e acquisire un’adeguata modalità lavorativa e relazionale adeguata.
Successivamente vi sarà un’attività di tirocinio della durata di trenta ore, seguita da un inserimento lavorativo di almeno sei mesi presso un’impresa, una cooperativa, un’organizzazione o un ente pubblico che avrà aderito al progetto.
A quel punto verrà rilevato per ciascun beneficiario il grado di capacità, autonomia e attitudine personale, al fine di creare un curriculum vitae e individuare la sede e il tipo di tirocinio più opportuni.
La seconda attività prevede invece la creazione di uno sportello di accoglienza e ascolto gestito autonomamente dalle persone con disabilità, con l’obiettivo di fornire assistenza all’inserimento nel mondo del lavoro, offrendo anche consulenza sempre in àmbito lavorativo.

I partner di PLUS sono il Movimento Difesa del Cittadino, l’Associazione Atlantis 27 e l’ANAS Puglia (Associazione Nazionale di Azione Sociale). (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: irace@secrp.com (Alessandra Irace); uildmcomunicazione@uildm.it.

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Invalidi e dichiarazioni di assenza di ricovero: convenzione INPS e Ministero della Salute

Fonte www.handylex.org Fra le incombenze amministrative a carico degli invalidi civili c’è anche l’obbligo, per i soli titolari di indennità di accompagnamento o di frequenza e dei titolari di assegno sociale sostitutivo dell’invalidità, di dichiarare annualmente eventuali ricoveri a titolo gratuito. Tale condizione comporta la proporzionale decurtazione dei ratei percepiti durante il ricovero fino alla sospensione degli stessi nei casi di ricoveri prolungati. Il modello usato dai cittadini per questa dichiarazione annuale è l’ICRIC (Invalidità Civile Ricovero) ed generalmente inviato agli interessati e/o reso disponibile online. La stessa compilazione è possibile online già da qualche anno. La scadenza, di norma, è fine marzo di ogni anno.

INPS ha reso noto ieri, tramite comunicato stampa, la sottoscrizione di una convenzione fra l’Istituto e Ministero della salute che dovrebbe, nella sostanza, rendere superfluo in futuro la presesentazione dell’ICRIC. Sarà infatti il Ministero a comunicare all’INPS i dati sui ricoveri a titolo gratuito dei titolari di quelle provvidenze economiche. Conseguentemente il cittadino non dovrà più presentare alcunché.

Grazie al comunicato di INPS scopriamo che questa annuale operazione di controllo e verifica, come detto  in via di soppressione, avrebbe  avrebbe – secondo INPS – un costo di circa 9 milioni di euro per la collettività, cifra che in futuro, sempre a detta dell’Istituto, verrebbe risparmiata.

Va sottolineato che, al momento, l’INPS non ha ancora precisato se questa convenzione produce effetti già a partire dalle imminenti dichiarazioni ICRIC oppure se il superamento delle stesse dichiarazioni diverrà effettivo quando la convenzione sarà a regime.
Quindi per ora, fino a dirimenti e formali indicazioni di INPS, il modello ICRIC va comunque presentato.

Nessuna novità, al contrario, circa l’obbligo di presentazione degli altri modelli, in particolare dell’ICLAV, cioè la dichiarazione richiesta ai titolari di assegno mensile di assistenza (invalidi parziali) relativamente all’assenza di attività lavorativa.

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Disabilità intellettive: non più disposti ad essere soggetti passivi!

Fonte www.superando.it «Le persone con disabilità intellettive non sono più disposte ad essere soggetti passivi di decisioni altrui che le riguardano direttamente e che influenzano la loro vita»: lo dichiara con forza Roberto Speziale, presidente dell’ANFFAS, alla vigilia della Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down e a una settimana dalla Giornata Nazionale della Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, che in questo 2018 coincidente con il sessantennale della stessa ANFFAS, consentirà di toccare con mano come sia cambiato il ruolo delle persone con disabilità intellettive all’interno della società.

«Le persone con Sindrome di Down, come tutte le persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo, rappresentano una risorsa importante per la comunità e sono loro stesse ad affermarlo autonomamente e a gran voce attraverso quello che ormai è un movimento trasversale internazionale, ossia l’Autorappresentanza, la Self Advocacy. Non a caso tra gli obiettivi che si pone la Giornata 2018 vi è anche quello di promuovere l’empowerment delle persone con sindrome di Down, ovvero di accrescerne l’autoconsapevolezza, per permettere loro di rappresentarsi in maniera sempre più autonoma».
A dirlo è Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), alla vigilia della Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down del 21 marzo, centrata sul tema #WhatIBringToMyCommunity #WDSD18 (“Il mio apporto alla comunità” o anche “Il mio contributo alla società”), come abbiamo già ampiamente scritto in altre parti del giornale.

«L’Autorappresentanza – prosegue Speziale – è uno strumento fondamentale che le persone con disabilità intellettive stanno continuando a implementare giorno per giorno, perché non sono più disposte ad essere soggetti passivi di decisioni altrui che le riguardano direttamente e che influenzano la loro vita. Proprio perché consapevoli da sempre di questo, abbiamo promosso al nostro interno Io cittadino! Piattaforma Italiana Autorappresentanti In Movimento, il primo movimento di Autorappresentanza italiano, ricevuto e riconosciuto anche dal presidente della Repubblica Mattarella nel 2016, composto da persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo che lavorano costantemente per difendere in prima persona i loro diritti e per garantire un futuro diverso e migliore a tutte le persone con disabilità intellettive [sul Progetto “Io cittadino!” si legga anche la nostra ampia presentazione, pubblicata a suo tempo, N.d.R.]».

E sempre a proposito di Autorappresentanza, come ricorda il Presidente dell’ANFFAS, «essa sarà uno dei temi al centro della prossima Giornata Nazionale della Disabilità Intellettiva e/o Relazionale del 28 marzo, con la sua ormai consolidata formula dell’ANFFAS Open Day, che vedrà cioè le strutture della nostra Associazione – circa mille in tutta Italia – in cui da sessant’anni ci si prende cura e carico di oltre 30.000 persone con disabilità e dei loro familiari, organizzare con il protagonismo diretto delle persone con disabilità, convegni, spettacoli e tante altre iniziative, volte a diffondere la cultura dell’inclusione sociale, delle pari opportunità, della non discriminazione».
«Invito quindi chi fosse ancora scettico sui grandi contributi che le persone con Sindrome di Down e tutte le persone con disabilità intellettive in generale danno alla comunità – conclude Speziale – a partecipare alla nostra Giornata del 28 marzo, che quest’anno rivestirà un’importanza particolare, coincidendo con il nostro sessantennale: in molte strutture associative sarà quindi possibile ripercorrere la storia dell’ANFFAS dal 1958 ad oggi, verificando non solo come la società sia cambiata ma come sia soprattutto cambiato il ruolo delle persone con disabilità intellettive all’interno di essa e come queste siano sempre più in prima linea per la difesa e tutela dei propri diritti, consapevoli che, nonostante i tanti traguardi raggiunti, tante sono ancora le sfide da affrontare, per garantire a  tutti pari opportunità e piena inclusione sociale». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: comunicazione@anffas.net.

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Elezioni, il giorno dopo: il mondo della disabilità, tra scetticismo e fiducia

Fonte www.superabile.it Gli “umori” delle associazioni per la disabilità, all’indomani del voto e con i risultati che iniziano ad essere definitivi, oscillano tra scetticismo, prudenza e fiducia. Le prime azioni legislative attese dal futuro governo? Aumento del fondo per le non autosufficienze e legge per il caregiver familiare.

Il mondo della disabilità accoglie con prudenza e preoccupazione i risultati elettorali: le associazioni che durante la campagna elettorale avevano rivolto accorati appelli ai candidati indicando le priorità dal punto di vista delle persone disabili e delle loro famiglie, oggi non manifestano ottimismo e fiducia, di fronte agli esiti del voto. Ad alcuni rappresentanti dell’associazionismo per la disabilità, abbiamo rivolto tre domande “a caldo”, il giorno dopo il voto e con i risultati che iniziano a definirsi sempre meglio. Le posizioni sono diverse e gli stati d’animo oscillano tra il totale scetticismo – la “paura di dover ricominciare tutto daccapo” -, la prudenza di fronte a una “incognita di difficile lettura” e la fiducia verso “nuovi scenari di supporti concreti”.
 

Verso una buona stagione per la disabilità? Prudenza da parte della Fish: “Siamo una organizzazione molto cauta nelle analisi e rigettiamo le valutazioni premature su scenari piuttosto incerti e indefiniti – spiega il presidente, Vincenzo Falabella – Crediamo che in questo momento esprimere aspettative o preoccupazioni sarebbe del tutto avventato e fondato su fantasiose e soggettive sensazioni che non hanno spessore politico alcuno. I meri risultati elettorali dicono assai poco. Quale maggioranza? Quale Governo? Quale programma di Governo? Solo dopo queste risposte avremo un quadro più completo su cui elaborare riflessioni e azioni politiche”. Nessun ottimismo da parte di Roberto Speziale, presidente nazionale di Anffas: “La disabilità non è stata indicata, dalle forze politiche, tra le priorità oggetto della campagna elettorale appena conclusa. Pertanto la stagione che si apre, al momento, per le politiche sociali e per la disabilità, rappresenta una incognita di difficile lettura”. Ancor più pessimista Mariangela Lamanna, presidente del Comitato 16 Novembre: “quando abbiamo rivolto il nostro appello alle forze politiche che oggi hanno avuto i maggiori consensi, non abbiamo ricevuto risposta. Della disabilità si parla con enfasi, ma bisogna ricordare che fu il governo di centrodestra ad azzerare il fondo non autosufficienza. Per questo, abbiamo una grande paura di dovere ricominciare tutto daccapo”. Una certa fiducia viene invece manifestata da Maria Simona Bellini, presidente del Coordinamento nazionale delle famiglie disabili: “In considerazione degli impegni presi dai candidati del centro destra sul tema dei sostegni alle famiglie con disabilità, crediamo che la predisposizione all’ascolto dimostrataci apra nuovi scenari di supporti concreti commisurati al reale bisogno. Ci auguriamo che anche il Movimento 5 Stelle si apra al dialogo con il nostro Coordinamento, unica rappresentanza a battersi per la tutela delle disabilità cognitive e dei caregiver familiari, e non solo con le associazioni che supportano le persone con disabilità che consentono l’autodeterminazione”.

La prima azione legislativa attesa per la disabilità? “Esiste un Programma d’Azione, il secondo, approvato con Dpr e pubblicato in Gazzetta ufficiale – ricorda Vincenzo Falabella – È l’indirizzo anche per il nuovo Governo, qualsiasi esso sia. Contiene indicazioni operative e concrete per migliorare le condizioni di vita delle persone con disabilità. Il nuovo Governo si trova già uno strumento utile e largamente condiviso. Basta, si fa per dire, applicarlo”. Per Roberto Speziale, “quale primo atto sarebbe bello vedere approvata la legge sui sostegni ai caregiver familiari”. In generale, per il presidente dell’Anffas, “la speranza, dal punto di vista legislativo, è che non si rallenti o si azzeri tutto ma che si prosegua, magari migliorando, nel dare attuazione ai provvedimenti ed alle riforme avviate e non ancora concluse”. Lamanna si aspetta, come prima azione, “l’aumento del fondo per la non autosufficienza, che non copre nemmeno un terzo delle persone gravemente non autosufficiente. Aumentate questo fondo, per aumentare la dignità delle persone gravemente disabili”. Il Coordinamento nazionale famiglie disabili si attende invece che il nuovo Parlamento, se non addirittura il governo, con un provvedimento d’urgenza vista la sterile attesa di oltre 20 anni, emetta al più presto una normativa che permetta ai Caregiver familiari – peraltro ora riconosciuti giuridicamente – l’accesso a quei diritti umani fondamentali che ancora vengono loro negati come quello alla propria salute, al riposo, alla vita sociale, alla realizzazione personale. Tutto questo attraverso speciali tutele previdenziali (ricordiamo che le/i badanti sono considerati lavoratori usurati, i Caregiver Familiari no), sanitarie ed assicurative”.

Un augurio e un monito ai vincitori? “Vigileremo sull’applicazione del Programma d’azione ma anche sugli intenti espressi in campagna elettorale dai diversi partiti, senza fare sconti a nessuno – fa sapere la Fish – Non è una minaccia: è il nostro ruolo civico, la nostra partecipazione”. Per Roberto Speziale, “l’augurio ai vincitori è quello di riuscire a migliorare la qualità di vita di tutti gli Italiani a partire dalle persone più in difficoltà. Il monito è di non fare l’errore, arrivando al governo, di cominciare a pretendere che tutto ciò che non va sia colpa di chi c’era prima, senza mai risolvere concretamente i problemi”. Lamanna invita invece a “minore presunzione: il fatto di aver avuto grandi consensi non significa che la gente riponga tanta fiducia in queste forze. C’è più che altro la protesta verso chi ha governato precedentemente. Rimboccatevi le maniche per far sé che il paese riemerga in maniera positiva”. L’augurio del Coordinamento nazionale famiglie disabili, invece, è che “nuovo Governo e nuovo Parlamento non perdano mai di vista la loro alta funzione istituzionale, volta al benessere di tutti i cittadini, specie quelli più fragili. Il monito è già stato espresso dal voto degli italiani: se è vero che un popolo sempre più impoverito, disinformato e svilito nei propri diritti, è più facilmente manipolabile, mai sottovalutare l’orgoglio di coloro che si battono quotidianamente per la dignità delle proprie famiglie soprattutto se oberate da bisogni sociali senza risposte”.