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Archivio giornaliero 6 Giugno 2014

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Spesa per disabilità: Italia in fondo alla classifica UE

“Arriva dall’ISTAT il sigillo ufficiale sul disastroso stato delle politiche per l’inclusione e la disabilità in Italia su cui da anni FISH chiede un intervento radicale e di sistema.” Questo il commento a caldo di Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, a margine della pubblicazione del rapporto annuale 2014 ISTAT sulla situazione del Paese.

I dati più preoccupanti si leggono nel quarto capitolo del Rapporto che ci offre uno spaccato delle condizioni di vita delle famiglie e delle politiche di welfare del nostro Paese.

Tra i 28 Stati membri dell’UE, l’Italia è settima per la spesa in protezione sociale che comprende la spesa in Sanità, Previdenza e Assistenza.

Nel 2011, l’Italia ha destinato per questa funzione il 29,7% del proprio Prodotto Interno Lordo, valore al di sopra della media europea, pari al 29% del PIL.

Sembra una buona notizia ma questa settima posizione è caratterizzata da forti disomogeneità rispetto alle voci di spesa: in pensioni di anzianità e vecchiaia se ne va il 52% contro la media europea del 39,9 e pone l’Italia in cima alla classifica.

Il nostro Paese è invece penultimo per la voce “Famiglia, maternità e infanzia” con il 4,8% (la media europea è l’8%). Tradotto: 1,4 del PIL.

Va molto male per la spesa destinata alle persone con disabilità.

Nel 2011, è stata pari in Italia al 5,8% della spesa complessiva in protezione sociale, a fronte del 7,7% della media europea. Si tratta di pensioni di invalidità, contributi per favorire l’inserimento lavorativo, servizi finalizzati all’assistenza e all’inclusione sociale e strutture residenziali.

Questo ci colloca tra i Paesi con le percentuali più basse di spesa destinata alla disabilità. A spendere percentualmente meno dell’Italia sono solo Grecia, Irlanda, Malta e Cipro. Prestazioni che pesano solo per l’1,7% sul nostro Prodotto Interno Lordo.

Di questa percentuale l’1 per cento è destinato alle provvidenze (pensioni e indennità) per l’invalidità civile e solo lo 0,7 del PIL è destinato ai servizi per l’inclusione sociale o per strutture residenziali.

“Chi ha ipotizzato che sia sufficiente razionalizzare la spesa sociale, magari spostando la spesa per voci, è smentito dalle cifre. È necessario aumentare l’intervento economico per allinearci almeno alla media europea, cioè investire sulla disabilità come minimo un altro mezzo punto di PIL e altrettanto su famiglia, infanzia, maternità.”

I dati di raffronto con l’Europa si sommano a quelli drammatici sull’impoverimento e sulla fortissima sperequazione fra Nord e Sud del Paese. Solo per citarne uno, nell’area disabilità le differenze territoriali risultano insostenibili: mediamente un Cittadino con disabilità residente al Nord-Est usufruisce di servizi e interventi per una spesa annua pari a 5.370 euro, contro i 777 euro del Sud. La FISH entra nel dettaglio dell’analisi dei dati nel proprio sito www.condicio.it

“La disabilità e la non autosufficienza – ricorda Falabella – sono uno dei primi elementi di impoverimento e di rischio di povertà delle famiglie e degli individui. È a rischio la coesione sociale, un insidioso pericolo figlio dell’esclusione su cui bisogna intervenire poiché è un’emergenza e una priorità.”

 6 giugno 2014

 FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap
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FALSI INVALIDI: FACCIAMO CHIAREZZA!

IL PRESIDENTE NAZIONALE DI ANFFAS ONLUS COMMENTA GLI ULTIMI DATI FORNITI DALL’INPS

 I falsi invalidi esistono e vanno scovati e perseguiti assieme a coloro che falsamente li hanno certificati e riconosciuti.

Lo sostiene da tempo Anffas Onlus, Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, che, tutelando i diritti delle “vere” persone con disabilità e delle loro famiglie ritiene fondamentale il contrasto ad ogni forma di abuso. Ma l’Associazione, al tempo stesso, non “ci sta” a sentire attribuire i risultati ed i meriti delle truffe giustamente scovate dai programmi di verifica condotti da INPS e ritiene sia importante, ancora una volta garantire una corretta informazione a tutta la comunità, facendo chiarezza su numeri, dati, dichiarazioni che continuano ad emergere sull’argomento. Le persone con disabilità ed i loro familiari sono infatti stanchi di essere vessati ed additati come “scrocconi”.

 “I risultati del contrasto – quello vero – ai falsi invalidi non possono essere certo ascritti ad INPS, ma alle Forze dell’Ordine e della Magistratura, a cui va il nostro plauso ed incoraggiamento a proseguire nella direzione intrapresa” dichiara Roberto Speziale, Presidente Nazionale dell’Associazione “Ma per commentare quanto realizzato dall’INPS in questi ultimi anni ci verrebbe da dire che «errare umanun est, perseverare autem diabolicum» (errare è umano, ma perseverare è diabolico) e con un ancora più appropriato «Cui prodest?» (a chi giova?)”

 E prosegue il Presidente commentando la risposta data, in Commissione Affari Sociali della Camera, dal sottosegretario Biondelli all’interrogazione parlamentare presentata dall’On. Lenzi del PD per conoscere le cifre dell’attività dell’INPS nel “contrasto ai falsi invalidi” degli ultimi anni: “È importante fare chiarezza e leggere bene i dati forniti al Parlamento dall’INPS per le verifiche straordinarie sulle persone con disabilità negli ultimi cinque anni”.

 I dati, infatti, riportano un numero di alcune migliaia di persone a cui sono stati revocati in tutto o parte i benefici economici precedentemente riconosciuti per invalidità civile, ma non si precisa che tali revoche sono determinate da una serie di fattori che ben poco hanno a che vedere con lo smascheramento di truffatori in possesso di certificazioni false.

 Innanzitutto l’INPS ha illegittimamente conteggiato tra le verifiche straordinarie anche le revisioni ordinarie, ossia gli accertamenti previsti dopo un certo lasso di tempo rispetto al primo accertamento per quelle patologie che possono col tempo regredire, come per esempio quelle tumorali, debellabili o contenibili attraverso interventi chirurgici o trattamenti oncologici. Non a caso, appunto, le maggiori revoche indicate nelle tabelle dell’Inps sono per le patologie tumorali.

 “Anffas lo ha fatto notare ormai da tempo, ma adesso lo si è definitivamente acclarato – precisa Speziale – con la sentenza del Tar Lazio n. 3851 del 9 aprile scorso su ricorso presentato dalla nostra Associazione con il supporto della FISH (Federazione Italiana Superamento Handicap). La sentenza ha infatti confermato che per anni l’INPS ha illegittimamente considerato nel novero delle verifiche straordinarie di contrasto ai falsi invalidi le revisioni ordinarie, utilizzando, tra l’altro poteri eccezionali (vedasi l’unica visita diretta innanzi all’INPS) con minori garanzie per i cittadini”.

 Altro dato da chiarire è quello della percentuale delle revoche inerenti le certificazioni per le persone con disabilità intellettiva e/o relazionale che ha risentito di due ulteriori circostanze.

 “Nel considerare il 17% delle revoche dei benefici per persone con disabilità intellettiva e/o relazionale, che tutto possono essere ma certamente mai falsi invalidi, bisogna ricordare che tali persone sono state sottoposte a visita senza la presenza del medico di categoria Anffas, come prevedono precise normative, privandole, quindi, di quell’apporto scientifico e professionale che sarebbe servito per una più consona valutazione da parte della Commissione Inps”.

 “Tutto ciò – ricorda il Presidente Speziale – è stato censurato anche nella ricordata sentenza del Tar Lazio e le determinazioni prese in tali commissioni saranno del tutto sconfessate attraverso l’impugnazione dei verbali emessi”.

 Tra l’altro, molto spesso tali Commissioni, nel valutare la capacità delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale a compiere gli atti quotidiani della vita per confermare le pregresse indennità di accompagnamento, hanno fatto riferimento solo alla capacità meccanica, da parte delle stesse, di compiere tali atti, senza valutare anche la capacità di programmazione e di autodeterminazione nel compimento degli stessi, così come da decenni insegna costante giurisprudenza della Cassazione ed anche questo, secondo l’Associazione, determinerà censure giudiziarie delle revoche così emesse.

 Conclude Roberto Speziale: “Tutto ciò pone un problema più ampio; è impossibile continuare a valutare le persone con disabilità, con mere tabelle percentuali di incapacità lavorativa generica, senza considerare l’effettiva necessità di sostegni delle persone nel vivere i vari ambienti sociali. Occorre un’immediata riforma che azzeri l’attuale sistema di valutazione ed accertamento, utilizzando sistemi e strumenti aggiornati – a partire dall’ICF – e costruendo progetti personalizzati che garantiscano a ciascuno i sostegni adeguati a poter vivere una vita di qualità incluse nella società. Ciò è previsto anche dal Programma d’azione biennale sulla disabilità del Governo ed è un tema al quale la stessa Fish ha dedicato uno specifico gruppo di lavoro, che sarà – tra l’altro – coordinato da Anffas per tramite del sottoscritto”.