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Archivio giornaliero 14 Luglio 2015

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UNAPEI CONTRO L’ISTITUZIONALIZZAZIONE

Fonte www.e-include.eu – Unapei, associazione di persone con disabilità intellettiva che aderisce, come Anffas Onlus, ad Inclusion Europe, ha elaborato un nuovo position paper per promuovere e accelerare il processo di deistituzionalizzazione, identificando alcuni fattori in grado di contribuire a restituire alle persone con disabilità intellettiva la capacità di agire.

In particolare, Unapei ha indicato come punti importanti:

– promuovere e rafforzare la Self-Advocacy

– supportare la voce dei genitori e delle famglie

– favorire lo scambio di idee tra genitori, caregivers, associazioni e persone con disabilità intellettiva

Per maggiori informazioni leggi la notizia originale (in lingua inglese) e consulta il position paper (in lingua francese)

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RIFORMA TERZO SETTORE, 21 ATTI PER FINIRE IN UN VICOLO CIECO?

Fonte www.vita.it – Un anno fa, il governo presentava e approvava il disegno di legge di Riforma del Terzo settore, impresa sociale e servizio civile. Era il 10 luglio 2014. La Conferenza stampa si sarebbe tenuta il 6 agosto. Nel frattempo la consultazione pubblica lanciata dal Governo aveva fatto recapitare nella casella di posta del sottosegretario al Welfare, Lugi Bobba contributi da 1016 soggetti (il 14,8% non pertinenti). Tra le risposte valide il 37,4% arrivava dalle organizzazioni non profit, il 38,5 per cento dai cittadini, il 7,2 per cento dal mondo delle imprese, dei sindacati e degli ordini professionali e il 2,3 per cento da amministrazioni pubbliche e università.

«Per realizzare il cambiamento economico, sociale, culturale, istituzionale di cui il Paese ha bisogno, è necessario che tutte le diverse componenti della società italiana convergano in un grande sforzo comune. Il mondo del Terzo settore può fornire un contributo determinante a questa impresa, per la sua capacità di essere motore di partecipazione e di autorganizzazione dei cittadini, coinvolgere le persone, costruire legami sociali, mettere in rete risorse e competenze, sperimentare soluzioni innovative». Da qui nelle parole del premier Renzi l’urgenza di portare a casa «una misura che caratterizza questo governo, sono grato a chi dal terzo settore me lo ha suggerito, il terzo settore in realtà è il primo e va incoraggiato».

Dodici mesi dopo, il premier su questo fronte si trova con in mano un pugno di mosche. Il provvedimento è di fatto parcheggiato in Commissione Affari costituzionali al Senato, praticamente da tre mesi. E la relatrice Anna Finocchiaro ha appena prorogato il termine di presentazione degli emendamenti dal 9 al 21 luglio. In tre mesi la Commissione di palazzo Madama si è riunita dieci volte.

L’ultima effettiva il 24 giugno scorso nella quale Bobba per l’ennesima volta ha sottolineato come «sul contenuto del disegno di legge delega si è già svolto un ampio confronto con le organizzazioni interessate, oltre che un approfondito dibattito alla Camera dei deputati (durato circa 6 mesi, ndr.).

Per approfondire

Leggi l’ultima nostra news sull’argomento

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CONGEDO PARENTALE, TUTELA DELLA MATERNITÀ E DELLA PATERNITÀ

Fonte www.disabili.com – Novità sul fronte delle tutele dei genitori e della conciliazione tra lavoro, vita privata ed esigenze di cura. Ad apportarle, l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 80 del 15 giugno 2015. Si tratta di integrazioni a quanto già previsto dal Decreto Legislativo 151 del 2001. Attraverso l’analisi di Handylex, ecco alcuni tra i punti salienti degli aggiornamenti introdotti.

MISURE IN CASO DI FIGLI CON DISABILITÀ – Il congedo parentale, ovvero l’assenza facoltativa dal lavoro concessa ai genitori, si applica fino a un limite di età dei figli ora più alto: da otto anni passa infatti a dodici. Questa modifica vale anche nel caso di minori con disabilità grave. In presenza di questa condizione, tra l’altro, è prevista un’indennità per tutto il periodo di congedo. L’indennità, nel complesso, è pari al 30% della retribuzione. In assenza di handicap, cresce comunque il limite di età del figlio per la concessione dell’indennità: da tre anni passa infatti a sei.

IL CONGEDO PARENTALE – La sospensione facoltativa dal lavoro, si sottolinea, è prevista, tanto per il padre che per la madre, per una durata non superiore a sei mesi ciascuno. Il limite complessivo è di dieci mesi, che diventano undici se il padre si astiene dal lavoro per almeno tre mesi. Le novità introdotte di recente considerano anche i casi di adozione o affidamento. In queste circostanze, il congedo è concesso ai genitori con figli fino ai dodici anni (come già nei casi indicati in precedenza), e va comunque fruito entro i dodici anni dall’arrivo del minore in famiglia. Le novità introdotte disciplinano anche padri e madri lavoratori autonomi e liberi professionisti. Se manca una specifica regolamentazione nel contratto collettivo, anche di livello aziendale, il genitore può scegliere se fruire del congedo parentale su base giornaliera oppure oraria. Esistono però delle eccezioni per il personale del comparto sicurezza e difesa, e per quelli dei vigili del fuoco e del soccorso pubblico: nel loro caso sono previste forme diverse di fruizione del congedo, legate alle esigenze di funzionalità connesse al loro tipo di servizio.

GLI ALTRI CONGEDI – Aggiornamenti anche sul fronte dei congedi di maternità e paternità, ovvero l’astensione obbligatoria della lavoratrice dal lavoro, nel primo caso, e quella fruita dal lavoratore in alternativa al congedo di maternità, nel secondo caso. Per le mamme, nella situazione di parto anticipato, il periodo di congedo non goduto si somma a quello successivo alla nascita del figlio, anche se il periodo, nel suo complesso, risulta così superiore ai cinque mesi. Se il figlio viene ricoverato, durante la degenza la madre può chiedere la sospensione del congedo di maternità, purché presenti al datore di lavoro l’attestazione medica che dichiara la sua compatibilità con la ripresa dell’impiego.

Il periodo di congedo “sospeso” può essere dunque goduto quando il bambino è stato dimesso. Le disposizioni valgono anche nel caso di affidamento e adozione. Sul fronte dell’indennità di maternità, la norma prevede che questa sia dovuta anche nel caso di lavoro cessato per giusta causa. Per quanto riguarda i congedi, le modifiche introdotte dal Decreto Legislativo estendono la possibilità di fruizione, al posto delle madri, anche ai padri lavoratori autonomi o libero professionisti. Perché ciò sia fruibile, devono esserci condizioni tali per cui la madre non può godere del congedo (ad esempio abbandono del figlio, gravi motivi di salute, decesso, ma anche affido esclusivo al padre). La richiesta va presentata all’Inps, che verifica quindi la presenza delle condizioni necessarie.

LAVORO NOTTURNO – La nuova norma aggiunge un ulteriore caso di lavoratori esentati dai turni di notte. Si tratta delle madri adottive o affidatarie di un minore, nei primi tre anni da quando il bambino arriva nella famiglia, e comunque non oltre i dodici anni di età. In alternativa alla madre, e con le stesse condizioni, è esentato dal lavoro notturno il padre adottivo o affidatario.

Per approfondire

Leggi il Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 80

Leggi il Decreto Legislativo 151/2001

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IL DECLINO DELLA SPESA PER LE POLITICHE SOCIALI

Fonte www.infocontinuaterzosettore.it – Pubblicati i dati dell’Osservatorio CISL sulle politiche sociali. Due in particolare gli aspetti sottolineati. Il primo è il ristagno della spesa e la persistenza delle differenze territoriali.

La spesa sociale degli enti locali dal 2009 al 2013, evidenzia la CISL, è calata del 2,7% con punte del -29% in Calabria e – 13 % di Liguria e Umbria. Nel quinquennio sono andati persi circa 250 milioni di euro.

Un altro aspetto di rilievo è costituito dall’analisi di 3.653 accordi di contrattazione sociale sottoscritti e siglati dai sindati a livello territoriale dal 2008 ad oggi, con una media negli ultimi 4 anni di circa 800 ogni anno.

Sono le intese per le politiche socio familiari (con più di 2150 azioni in media all’anno) a caratterizzare oggi il quadro della contrattazione sociale nel nostro paese, seguiti dagli accordi in tema di politiche fiscali, tariffarie, prezzi, welfare occupazionale, politiche socio sanitarie. In più del 90% dei casi gli accordi sono stati siglati dai sindacati con la pubblica amministrazione, mentre più del 70% sono volti a difendere e mantenere i sistemi di welfare esistenti, poco più del 20% sono orientati a fare innovazione sociale e meno del 10% a contrattare riduzione di servizi. L’indice di propensione al sociale nel 2013 è più alto nel comune di L’Aquila (56,9 % della spesa corrente), mentre all’ultimo posto della graduatoria c’è il comune di Caserta con appena il 3,6 % della spesa corrente destinata ai servizi sociali.

Per maggiori informazioni e per scaricare l’indagine della Cisl, clicca qui