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Archivio giornaliero 10 Novembre 2015

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UN CARTOON PER RICONOSCERE I SEGNALI PRECOCI DELL’AUTISMO

Fonte – www.vita.it – Jacob è un bambino che non ama guardare negli occhi le altre persone, a cui le luci danno molto fastidio, che tende a ripetere alcuni gesti e che praticamente non parla. Jacob è il bambino-pupazzetto protagonista dei nuovi spot di Autism Speaks, insieme a Ad Council e BBDO New York. Qualche giorno fa hanno lanciato una campagna di spot di “pubblicità progresso” (negli USA public service advertisements-PSAs) per formare i genitori a riconoscere i segnali precoci di autismo, così da individuare precocemente possibili problemi e avviare tempestivamente una diagnosi e un supporto. In America la campagna Learn the Signs è stata lanciata nel 2006 e la pagina web indica con estremo dettaglio le tappe evolutive che ogni bambini dovrebbe raggiungere quasi mese per mese, segnalando i comportamenti che potrebbero essere campanelli d’allarme per l’autismo.

Da quando la campagna è stata lanciata, dice il sito di Autism Speaks, la consapevolezza delle famiglie è significativamente aumentata: nel 2006 il 40% dei genitori era in grado di indicare almeno un segno di autismo, oggi siamo al 49% e rispetto a dieci anni fa la percentuale di genitori che ha parlato di autismo con il proprio pediatra è cresciuta del 60%. Secondo il Centers for Disease Control and Prevention oggi l’autismo viene diagnosticato in media a 4-5 anni, ma una diagnosi potrebbe già essere fatta a 18-24 mesi e avviare un intervento in tempi così precoci darebbe risultati molto importanti.

È la prima volta che una campagna utilizza il linguaggio dell’animazione in 3D, con personaggi e pupazzi costruiti davvero e inseriti in un set d’azione. La storia di Jacob è stata di ispirazione per gli spot, realizzati in partnership con Lobo Production, attraverso interviste con Jacob e la sua famiglia: Jacob stesso – che ha avuto la diagnosi di autismo a 4 anni – nello spot parla. «I genitori oggi hanno più conoscenze sull’autimo di mai, ma dobbiamo continuare a educarli sull’importanza vitale dell’identificazione precoce, della diagnosit e dell’intervento tempestivo» ha detto iz Feld, president of Autism Speaks. «Raccontare una storia dalla prospettiva di un bambino significa non solo informare i genitori sui “campanelli di allarme” e metterli in azione, ma anche promuovere una migliore comprensione dell’autismo fra la popolazione».

Per poter vedere il video ufficiale della campagna clicca qui. Per il video del backstage clicca qui.

Per approfondire l’argomento leggi qui l’articolo tratto da Corriere.it/Salute dal titolo “Tra i Muppet arriva Julia, bambina simpatica e allegra (con autismo)”

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PER GLI STUDENTI CON AUTISMO ARRIVA IL METODO NEST

Fonte www.west-info.eu – La Danimarca è il primo paese europeo, dopo gli USA, a sperimentare per gli studenti con autismo il metodo NEST, un’innovativa forma di inclusione scolastica che prevede classi (dall’asilo alle superiori) con 1 alunno con autismo ogni 3 studenti. Una percentuale elevatissima pensata come strumento di inclusione scoalstica di questi ragazzi tra i banchi di scuola, grazie anche alla supervisione di due insegnanti con una formazione fuori dai soliti schemi basata su una speciale didattica che prevede una precisa divisione dell’aula per aree di attività. Cosa che implica, ad esempio, che gli alunni si riuniscano al centro della sala quando si preparano per iniziare qualcosa di nuovo.

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PIÙ ATTENZIONE PER LA NEUROPSICHIATRIA INFANTILE

Fonte www.personecondisabilita.it – Mentre fervono i lavori in Regione Lombardia per la messa a punto della riforma del sistema socio-sanitario della Regione stessa, «vi è tuttavia un “pezzetto” della salute dei cittadini lombardi – viene sottolineato dalla LEDHA, la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, che costituisce la componente regionale della FISH* (Federazione Italiana per il Superamenro dell’Handicap) – e in modo particolare di quelli più giovani, che rischia di restare in un angolo. Si tratta del sistema delle Unità Operative di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UONPIA)».

Per questo motivo, dunque, la stessa LEDHA ha inviato un documento alla Regione, chiedendo di dedicare una particolare attenzione alle UONPIA, per meglio specificarne il ruolo, le funzioni, i compiti e le risorse, dal momento che si parla di «servizi che rispondono ai bisogni di una fascia di popolazione molto più ampia e differenziata rispetto a quella tipica dei servizi di Salute Mentale».

«Noi – dichiara il presidente della LEDHA Alberto Fontana – chiediamo da sempre per tutte le persone con disabilità una presa in carico globale e continuativa, che superi la frammentazione degli interventi e garantisca tempestività d’intervento. Questo passaggio, però, è ancora più importante per i bambini e i ragazzi con disabilità che afferiscono alle Unità Operative di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che rappresentano un tassello essenziale. Le UONPIA svolgono infatti un ruolo cruciale per i processi di inclusione sociale e scolastica di molti bambini e ragazzi con disabilità e la necessità di una particolare attenzione è dovuta anche al particolare stato di sofferenza di questi servizi, che si trovano a far fronte a richieste e bisogni sempre più ampi e differenziati, potendo contare su risorse materiali e culturali non adeguate».

L’iniziativa della LEDHA prende le mosse dall’osservazione delle difficoltà quotidiane di tante famiglie che non riescono ad accedere ai servizi, dalle loro associazioni territoriali, ma anche dalla stessa Società Scientifica di riferimento, la SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), che di recente ha pubblicato un interessante documento di analisi e riflessione, riguardante proprio la situazione reale delle UONPIA nella Regione Lombardia.

«Chiediamo – spiega a tal proposito Antonella Costantino, presidente della SINPIA – che venga tenuto conto del fatto che la Neuropsichiatria Infantile si occupa sia dell’area neurologica, sia di quella psichiatrica, sia della disabilità in età evolutiva. Si tratta cioè di un àmbito molto vasto e non bisogna rischiare di perderne dei pezzi per strada».

«Un’attenzione speciale da parte del Legislatore su questo tema – aggiunge Costantino – è tanto più urgente, dal momento che l’organizzazione di questi servizi è molto fragile e tenendo conto del fatto che dobbiamo affrontare quotidianamente una sproporzione rilevante tra i bisogni e le risorse a disposizione. Le richieste, infatti, sono in aumento e il personale è stabile o in diminuzione, cosicché gli utenti che non trovano risposte ai loro bisogni nel servizio pubblico, sono costretti ad andare a cercarle nel privato».

Per tutti questi motivi, dunque, la LEDHA ha chiesto Terza Commissione del Consiglio Regionale Lombardo di impegnarsi a definire e rispettare standard organizzativi e dotazione di risorse, che prevedano lo stretto raccordo con l’area pediatrica, per migliorare la precocità della diagnosi e facilitare la gestione congiunta nel tempo; senza dimenticare l’adeguata presenza di personale e di un direttore per ogni UONPIA.

La Federazione lombarda ha chiesto inoltre di garantire «la stretta integrazione tra i servizi di Neuropsichiatria infantile e gli altri servizi sanitari, in modo particolare quelli riabilitativi, i servizi sociali comunali, le scuole e le altre agenzie sociali ed educative pubbliche e del Terzo Settore presenti sul territorio». 

*Cui Anffas Onlus aderisce

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@ledha.it