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Archivio giornaliero 6 Maggio 2016

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ARRIVA IL “SOSTEGNO AL SOSTEGNO” NELLE PARITARIE: 12,2 MILIONI NELLA PROPOSTA DEL GOVERNO

superabile.it – L’emendamento è stato presentato ieri in commissione Istruzione al Senato: 1.000 euro l’anno per ogni alunno con disabilità iscritto, a partire dal 2017. E’ la risposta alla richiesta delle scuole paritarie: “Oltre 12mila i nostri alunni disabili: + 63% in 10 anni. Ma nessun aiuto dallo Stato”. Questo potrebbe essere il “primo passo, ma non basta”

Le scuole paritarie, tramite le loro diverse associazioni, hanno lanciato da tempo l’appello: ora pare che il governo lo stia raccogliendo, con un emendamento che potrebbe riconoscere a queste scuole un contributo statale di 1.000 euro l’anno per ogni alunno con disabilità iscritto, per un totale di 12,2 milioni di euro, a partire dal 2017. Potrebbe essere dunque questa la risposta alla richiesta – per così dire, di “sostegno al sostegno”. avanzata da tempo da queste scuole: a fronte di un numero elevato e crescente di alunni con disabilità nelle paritarie, nessun sostegno arriva dallo Stato perché queste scuole possano rispondere in modo adeguato ai bisogni di questi ragazzi e delle loro famiglie. Parliamo di oltre 12 mila alunni con disabilità: l’incremento percentuale di disabili nelle paritarie, nel decennio 2004/05-2014/15, è stato infatti del 63,1%, malgrado un calo del 2,6% del numero totale di iscritti in queste ultime e di un aumento di disabili nelle statali nettamente inferiore. “E’ evidente – commentavano in un recente comunicato congiunto le associazioni Agesc (associazione genitori scuole cattoliche), CdO Opere Educative, Fidae (federazione istituti di attività educative) e Fism (federazione italiana scuole materne) – che le famiglie apprezzano sempre di più la cura e l’attenzione che nelle scuole paritarie sono rivolte agli alunni con disabilità”. Di qui, però, la denuncia: “purtroppo occorre rilevare che, mentre nella scuola statale molto è stato fatto in questi anni su questo tema (pur permanendo ancora situazioni di carenza a vari livelli), nulla è stato previsto per le famiglie che decidono di iscrivere i propri figli con disabilità nelle paritarie”.

Un tema, questo rilanciato dalle associazioni, già rilevato e riferito tempo da a Redattore sociale dai rappresentanti delle stesse organizzazioni: “Le scuole paritarie, che possono contare solo sul ricavato delle rette, non possono riescono a farsi carico di tutte queste situazioni – ci spiegava don Francesco Macrì, presidente nazionale della Fidae – Così, nella maggior parte dei casi, se ne fanno carico le famiglie, che coprono direttamente i costi del sostegno per il figlio disabile”.

Una difficoltà riconosciuta anche dal ministero dell’Istruzione: “La legge 440/97 prevede un contributo generale a favore delle paritarie, che copre solo una piccola parte dei costi di gestione: nell’ambito di questo fondo, fino a qualche anno fa, potevamo destinare una quota anche alla voce specifica ‘handicap’, in relazione al numero di studenti disabili presenti nelle scuole, per sostenere in parte i costi supplementari che la presenza di questi studenti necessariamente comporta. Da qualche anno, però, possiamo destinare alle scuole paritarie solo il contributo generale, mentre ogni altro genere di finanziamento è riservato esclusivamente alle statali”. E prometteva, il ministero: “Stiamo studiando come superare tecnicamente questo ostacolo”. Ora, l’emendamento presentato al Senato, sembra andare in questa direzione. “Inizia un percorso di riconoscimento di un diritto, quello del sostegno a ragazzi e bambini con disabilita’, che frequentano una scuola non statale, per i quali lo Stato non riconosceva niente”, ha dichiarato il sottosegretario Gabriele Toccafondi.

Soddisfatte le associazioni, che in una nota congiunta riconoscono nell’emendamento del governo “un piccolo segnale di attenzione nei confronti degli oltre 12mila alunni con disabilità presenti nelle scuole paritarie, delle loro famiglie e degli istituti che li accolgono”. La soddisfazione è però solo parziale, visto che “la cifra resa disponibile non rappresenta una riposta adeguata al bisogno e non permette neanche lontanamente alle scuole paritarie di affrontare il costo di un insegnante di sostegno”. Resta però positivo “il fatto che si sia iniziato ad affrontare questo problema così delicato e urgente”, con l’auspicio che ” si collochi nel contesto di una strategia complessiva che, anno per anno, porti ad incrementare le risorse disponibili a favore di una reale libertà di scelta educativa, sino alla copertura totale del costo per il docente di sostegno”.

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PROVE INVALSI PER ALUNNI CON BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI: LA NOTA CON LE DISPOSIZIONI

disabili.com – L’Invalsi indica in una nota apposita le disposizioni circa la somministrazione delle prove ad alunni con BES, suddividendo gli allievi in distinte categorie

Si stanno svolgendo in questi giorni le consuete prove annuali dell’invalsi, somministrate ad alunni di scuola primaria e secondaria. Nello specifico, il 4 maggio si è svolta la prova di Italiano nelle classi II e V di Scuola Primaria, mentre per oggi è prevista quella di Matematica per le medesime classi; il 12 maggio, invece, sono previste entrambe le prove per la II classe di Scuola Secondaria di Secondo grado. In giugno, poi, si svolgeranno le prove interne agli esami di stato.

Anche quest’anno l’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e di Formazione (INVALSI) ha pubblicato una nota sullo svolgimento delle prove per gli allievi con Bisogni Educativi Speciali (BES), riferita alle prove previste per il mese di maggio. In essa, per quanto attiene alle prove previste nell’ambito dell’Esame di Stato, si rinvia alla normativa vigente.

Nella nota si sottolinea che le prove non sono finalizzate alla valutazione individuale degli alunni, ma al monitoraggio dei livelli di apprendimento conseguiti dal sistema scolastico, al fine di trovare le soluzioni più idonee per garantire la più larga inclusione possibile di tutti gli allievi. In particolare si evidenzia che le esigenze degli allievi con particolari bisogni educativi sono molteplici e difficilmente individuabili a priori in modo completo ed esaustivo. Da ciò discende che la valutazione del singolo caso può essere effettuata in modo soddisfacente solo dal Dirigente scolastico che conosce esattamente la situazione del singolo studente e, pertanto, può adottare tutte le misure idonee per rispondere alle necessità di ogni allievo. E’ certamente più probabile che siano i docenti a conoscere “esattamente la situazione del singolo studente” e però riteniamo che la nota voglia riassumere nella figura del dirigente le conoscenze appropriate che la scuola deve avere dei propri alunni. Nondimeno, auspichiamo la piena collaborazione tra docenti e dirigenti nell’individuazione delle modalità adeguate alla somministrazione delle prove ad alunni con BES.

Nello specifico, in ogni caso, la nota prevede quanto segue.

– Per gli alunni con disabilità certificata ai sensi dell’art. 3 (commi 1 e 3) della legge 104/92, sono previste diverse possibilità: in caso di disabilità intellettiva è la scuola a decidere se somministrare la prova o meno e i risultati non saranno inclusi nei dati di classe e di scuola. Sono previsti tempi più lunghi e strumenti tecnologici adeguati; in caso di disabilità sensoriale e motoria le prove saranno somministrate con il supporto di strumenti di mediazione adeguati e i risultati saranno inseriti nei dati della classe e della scuola; in caso di altro tipo di disabilità è la scuola a decidere se somministrare le prove o meno e i risultati non saranno inseriti nei dati di classe e di scuola.

– Per gli alunni con Disturbi Evolutivi Specifici, invece, possono darsi due situazioni: alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), certificati ai sensi della L. 170/10, per i quali è la scuola a decidere se somministrare la prova o meno. In questo caso sono previsti gli strumenti compensativi e le misure dispensative previste dalla norma e l’inserimento dei risultati nei dati di classe e di scuola; alunni con altre diagnosi, ad esempio ADHD, borderline
cognitivi o altri disturbi, per i quali è prevista, con opportuni strumenti compensativi e misure dispensative, la somministrazione delle prove e l’inserimento dei dati nelle prove di classe e di scuola.

– Per gli alunni con Svantaggio socio-economico, linguistico e culturale, infine, è prevista la somministrazione delle prove e l’inserimento dei risultati nei dati di classe e di scuola. Non è previsto, invece, in questo caso, il ricorso a strumenti compensativi ed a misure dispensative.
La tripartizione segue quella indicata dalla Direttiva del 27/12/12, che individua tre sottocategorie di alunni con BES. Certamente ne rispetta i bisogni educativi ed indica le modalità di intervento. Non possiamo non chiederci, però, se la crescente classificazione, lungi dal consentire inclusione, non determini invece nel tempo etichettature importanti e di fatto stigmatizzanti.

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SALUTE MENTALE, AL VIA LA SECONDA FASE DEL PROGETTO OSSERVATORIO NAZIONALE PER IL MONITORAGGIO DEI DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO

salute.gov.it – Parte la seconda fase del programma per la diagnosi precoce dei Disturbi dello Spettro Autistico (ASD), coordinato dalla Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) e dalla Fondazione IRCCS “Ca’ Granda” Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, con la collaborazione  della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP).
Lo studio fa parte di un progetto più ampio, della durata di due anni, finanziato e monitorato dalla Direzione Generale Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute e affidato, per la sua realizzazione, all’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

La prima parte del progetto, partita a febbraio e direttamente in capo all’ISS, ha avuto come primo obiettivo quello di effettuare una stima della prevalenza di tali disturbi a livello nazionale. Negli ultimi anni infatti si è assistito ad un deciso aumento nella prevalenza di questo gruppo di disturbi del neurosviluppo, legati a cause ancora poco chiare e caratterizzati da compromesse capacità di interazione sociale e comunicativa. E tuttavia ad oggi sono ancora pochi i registri di pazienti affetti da ASD nel mondo, e pochi gli studi epidemiologici utilizzabili per una buona valutazione e una pianificazione appropriata.

E’ però sempre più evidente come l’individuazione e il trattamento precoce dei casi di autismo possano ridurre significativamente l’impatto del disturbo sullo sviluppo e migliorare quindi le capacità e l’autonomia del paziente. Attualmente infatti a livello nazionale la diagnosi viene mediamente effettuata all’età di 4-5 anni: c’è un ritardo di circa 2-3 anni rispetto ai primi dubbi dei genitori

Per poter iniziare a porre il sospetto diagnostico entro i 18 mesi e raggiungere la diagnosi entro i 24 mesi è cruciale il ruolo dei pediatri di libera scelta, che nei controlli sanitari di routine hanno la possibilità di osservare in maniera mirata i segnali di rischio di ASD e indirizzare tempestivamente i genitori ai servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (NPIA) per la conferma diagnostica e l’eventuale presa in carico.

Per questo motivo il progetto dell’Osservatorio Nazionale si propone anche, come secondo obiettivo, di raccogliere informazioni su quali strumenti di screening e diagnosi precoce siano attivi a livello regionale negli accordi con i pediatri di libera scelta e quali siano le modalità più efficaci per facilitare l’accesso ai servizi di NPIA, rilevazione che partirà a inizio maggio.

Per le famiglie la presenza di reti di intervento e la facile accessibilità ai servizi di salute che abbiano competenze specifiche, ha una ricaduta immediata sulla qualità della loro vita. Una rete di assistenza “sotto casa”, inoltre, potenzia il valore abilitativo dell’intervento che, se iniziato in fase precoce, aumenta l’efficacia nell’acquisizione di autonomie nelle azioni quotidiane e può migliorare significativamente l’esito in termini di competenze cognitive e sociali.

Da settembre verranno poi ricostruiti i percorsi diagnostici-terapeutici reali di un campione di piccoli pazienti con sospetto ASD  arrivati ai servizi di NPIA, per identificare i principali punti di forza e di debolezza, approfondire gli effetti della ampia variabilità regionale e individuare le buone pratiche che migliorano l’assistenza.

La costituzione di una rete sinergica tra pediatri e servizi di neuropsichiatria, agevolata anche dal lavoro condiviso di associazioni come SINPIA, FIMP e ACP, sarà decisiva nella riduzione dell’età della prima diagnosi e, in ultima analisi, nel miglioramento della qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie.

Per approfondire consulta:

    la notizia sull’avvio del progetto Osservatorio nazionale per il monitoraggio dei disturbi dello spettro autistico
    la scheda Autismo nella sezione La nostra salute
l’opuscolo Autismo: quale trattamento per bambini e adolescenti?
Linea guida Il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti
    le Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nei Disturbi pervasivi dello sviluppo (DPS), con particolare riferimento ai disturbi dello spettro autistico.