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Archivio giornaliero 11 Dicembre 2017

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La vita indipendente è una sfida che sa di futuro

Fonte www.superando.it «Con questo incontro vogliamo soprattutto rilanciare la riflessione sul diritto alla vita indipendente delle persone con disabilità, che può essere garantito solo con l’impegno delle reti istituzionali, cui devono necessariamente affiancarsi le reti sociali. Alimentare queste reti è un imperativo etico, prima che un obbligo di legge, una sfida importante, che sa di futuro e che va vinta a tutti i costi»: così Alessia Brunetti, presidente dell’Associazione Italiana Sindrome X Fragile, presenta il convegno del 13 dicembre a Fano (Pesaro-Urbino), intitolato “Io protagonista del mio domani”

Io protagonista del mio domani, ovvero Il Dopo di Noi Durante Noi. Inclusione lavorativa e vita indipendente nei giovani con disabilità, che sono rispettivamente il titolo e il sottotitolo del convegno pubblico in programma per il 13 dicembre a Fano (Pesaro-Urbino), presso la Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, incontro promosso dall’Associazione Italiana Sindrome X Fragile, grazie all’impegno del proprio Gruppo Territoriale di Fano, insieme alle altre Associazioni Omphalos (Autismo & Famiglie) e Banca del Gratuito, in collaborazione con il CSV Marche (Centro Servizi per il Volontariato).
L’obiettivo è quello di ragionare insieme ad esperti, famiglie ed enti locali sul tema del “Dopo di Noi Durante Noi”, con particolare riferimento a progetti di inclusione lavorativa e di vita indipendente per giovani con disabilità.

«Le Associazioni coinvolte – si legge nella presentazione dell’iniziativa – conoscono bene le problematiche incontrate da ragazzi e adulti con disabilità, una volta usciti dal mondo della scuola, per entrare nel mondo del lavoro. E quindi, dopo i progetti sull’autonomia e sull’integrazione sviluppati a scuola, quelle persone meritano un inserimento lavorativo che garantisca una vita sociale piena e adeguata alle loro capacità e che consenta loro un percorso di vita da “veri adulti”. Con l’impegno e la collaborazione di tutti, famiglie e istituzioni, occorre fare in modo che la loro presenza sia un punto di forza per la collettività».

Di progetti di autonomia, quindi, sia in àmbito scuola che di lavoro, ma anche del contesto normativo e delle proposte provenienti dalle Istituzioni, si parlerà il 13 dicembre a Fano, con la partecipazione di Marina Bargnesi, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Fano, Alessia Brunetti, presidente dell’Associazione Italiana Sindrome X Fragile, Cecilia Marchisio, ricercatrice in Didattica e Pedagogia Speciale dell’Università di Torino, Giovanni Santarelli, dirigente del Servizio Politiche Sociali e Sport della Regione Marche e Riccardo Borini, coordinatore dell’Ambito Territoriale Sociale n. 6 delle Marche (Comune Capofila Fano).

Nata nel 1993 da un gruppo di famiglie, l’Associazione Italiana Sindrome X Fragile, aderente alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), ha come obiettivo quello di riunire e aiutare chi vive questa condizione, oltreché di contribuire allo studio e all’informazione aggiornata su questa realtà, promuovendo l’inserimento scolastico, lavorativo e sociale delle persone con sindrome X Fragile, che costituisce, va ricordato, una delle cause più diffuse di deficit cognitivo, insieme alla sindrome di Down.
«Siamo molto soddisfatti e grati – dichiara Alessia Brunetti, presidente dell’Associazione – dell’impegno del nostro Gruppo Territoriale Marchigiano, per la realizzazione di questo evento, che rilancia la riflessione sul diritto alla vita indipendente delle persone con disabilità, riconosciuto dalla Convenzione ONU sui Diritti delle stesse. Un diritto che può essere garantito solo con l’impegno delle reti istituzionali, alle quale devono necessariamente affiancarsi le reti sociali. Alimentare queste reti è un imperativo etico, prima che un obbligo di legge. Una sfida importante, che sa di futuro e che va vinta a tutti i costi».

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Stranieri disabili, per la cittadinanza non serve il giuramento. Sentenza della Consulta

Fonte www.superabile.it Storico pronunciamento della Corte costituzionale, che ha definito “discriminatoria” l’imposizione del giuramento per l’acquisizione della cittadinanza italiana, qualora il richiedente sia impedito da una disabilità. La questione era stata posta da un giudice di Modena, che aveva dovuto negare la cittadinanza a una giovane, per via delle norme vigenti.

Per avere la cittadinanza italiana, non serve il giuramento, se chi la chiede ha una disabilità: lo ha detto chiaramente la sentenza della Corte costituzionale n. 258, depositata il 7 dicembre scorso, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 10 della legge n. 91/1992, sulla cittadinanza. In altre parole, “l’imposizione allo straniero disabile del giuramento di fedeltà alla Repubblica come condizione per acquisire la cittadinanza rappresenta una forma di ‘discriminazione’ e di ‘emarginazione sociale’, che ostacola il processo di inserimento del disabile nella società e nella comunità politica italiana. E tale ostacolo – si legge nella sentenza – dev’essere rimosso dalla Repubblica, ai sensi dell’articolo 3, secondo comma, della Costituzione, per proteggere l’inviolabilità dei diritti fondamentali spettanti anche agli stranieri”. Questo significa che “le norme vigenti sulla cittadinanza sono incostituzionali là dove non esonerano dal giuramento il disabile incapace di soddisfare tale adempimento in ragione di una grave e accertata condizione di disabilità”.

La questione è stata posta dal giudice tutelare del tribunale di Modena, chiamato a decidere sulla richiesta di un amministratore di sostegno, padre di un’aspirante cittadina italiana, di autorizzare la trascrizione del decreto concessivo della cittadinanza in favore della figlia, pur senza il prescritto giuramento di adesione ai valori costituzionali. La figlia, infatti, non era in condizione di prestarlo, a causa di una grave patologia psichica. Il giudice, dichiarando l’impossibilità di esonerare dal giuramento la ragazza a causa delle norme vigenti, ha sollevato questione di legittimità costituzionale delle stesse. E la Corte ha accolto la sua richiesta.

La sentenza fa riferimento alla legge n. 104/92, in base a cui non va garantita solo l’assistenza alla persona con disabilità, ma va anche favorita l’integrazione sociale. Secondo la Corte “questo inserimento, quando siano soddisfatte le altre condizioni previste dalla legge che regola l’acquisizione della cittadinanza, è evidentemente impedito dall’imposizione normativa del giuramento alla persona che, in ragione di patologie psichiche di particolari gravità, sia incapace di prestarlo”. Perciò la sua imposizione può provocare una “forma di emarginazione sociale” che esclude “irragionevolmente” il portatore di gravi disabilità dal godimento della cittadinanza, “intesa quale condizione generale di appartenenza alla comunità nazionale. Può inoltre determinare – aggiunge la Corte – un’ulteriore e possibile forma di emarginazione, anche rispetto ad altri familiari che abbiano conseguito la cittadinanza”. Di qui la dichiarazione di incostituzionalità e la precisazione che “l’esonero dal giuramento deve operare a prescindere dal “tipo” di incapacità giuridicamente rilevante. Ciò che rileva è l’impossibilità materiale di compiere l’atto in ragione di una grave patologia”.

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DISABILITÀ: QUANDO IL PREGIUDIZIO DIVENTA FAKE NEWS

Fonte comunicato stampa Fish* – Dalla Gran Bretagna arriva un esempio di come il pregiudizio verso la disabilità, e forse la malafede politica, possano contribuire alla diffusione di fake news con un potenziale enorme danno per i bersagli di tali manovre.

Giovedì scorso Philip Hammond, Cancelliere dello Scacchiere (ministro del Tesoro) del Governo May, audito dalla Commissione parlamentare tentava di giustificare il basso tasso di crescita (0,1%) dell’ultimo trimestre con evidenti difficoltà a motivare l’impasse delle politiche economiche dei Tories. E nelle sue dichiarazioni non trovava di meglio che addossare la responsabilità di tale frenata all’immissione nel mercato del lavoro di molti lavoratori con disabilità. Va detto, per comprendere il contesto, che negli ultimi 10 anni specifiche politiche (iniziate ben prima del Governo May) e un ripensamento dei servizi per l’impiego hanno prodotto una occupazione di circa un milione di persone con disabilità.

Il gap è ancora notevole: sono occupati il 47,6 % delle persone con disabilità inglesi (più o meno il doppio di quelli italiani) contro il 79,2% della restante popolazione in età lavorativa, ma proprio in questi giorni è stato lanciato un programma per intervenire anche su questa disparità con l’obiettivo di annullarla entro il 2020. Superfluo dire che questi interventi sono maldigeriti da taluni ambienti pseudoliberisti e la subdola dichiarazione di Hammond, che contestualmente si dice orgoglioso di tali politiche inclusive, ne è la testimonianza.

Ma abbiamo un secondo esempio dal Regno Unito e cioè di come dovrebbero reagire la politica e la società civile a queste dichiarazioni e pregiudizi. Nelle 48 ore successive alle dichiarazioni di Hammond, non c’è stata testata giornalistica che non abbia stigmatizzato la sua infelice uscita, e inoltre ci sono state decine di dichiarazioni di organizzazioni del movimento, smentite di studiosi, con numeri e cifre e soprattutto una presa di distanza di tutte le forze politiche, compresi gli ambienti governativi.

L’affermazione sulla presunta improduttività delle persone con disabilità non solo è da rigettare sotto il profilo etico, ma è dimostratamente un falso, numeri, cifre, storie, trend alla mano.

“Come italiani quelle dichiarazioni, riprovevoli, non ci stupiscono – commenta Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – È ancora vivo il ricordo di un ministro dell’economia nostrano che si interrogava provocatoriamente su come l’Italia potesse essere competitiva avendo in carico 3 milioni di persone con disabilità. E mantiene ancora vividi i suoi colori la copertina di uno dei settimanali più diffusi che rappresentava la persona con disabilità come un pinocchio bugiardo. Insomma in quanto a bufale e a pregiudizi nulla abbiamo da insegnare in Europa e Oltremanica. Dagli inglesi invece abbiamo da imparare come si reagisce a tutto ciò.”

*Cui Anffas Onlus aderisce