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Archivio giornaliero 26 Gennaio 2019

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Fondo dopo di noi: è in Gazzetta Ufficiale il riparto dei soldi alle Regioni (qui le cifre)

Fonte www.disabili.com – Un totale di 51,1 milioni di euro per le regioni che mettano in campo progetti per il futuro deistituzionalizzato di persone disabili prive del sostegno della famiglia

E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 4 del 5 gennaio 2019, il Decreto del 15 novembre 2018 con la ripartizione alle Regioni delle risorse del Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, per l’anno 2018, ovvero le cifre che ciascuna Regione otterrà per i progetti del Dopo di Noi delle persone con grave disabilità.

COS’E’ IL FONDO – Il Fondo, lo ricordiamo, è stato istituito dall’articolo 3, comma 1, della legge 22 giugno 2016, n. 112, recante  «Disposizioni  in materia di assistenza in favore delle persone con  disabilità  grave prive del sostegno familiare». Il Fondo, così come inizialmente previsto dalla legge nel 2016, doveva essere di 56,1 milioni ei Euro, poi però ridotti a 51,1 milioni, per il 2018, dalla legge di bilancio 2018.

COME VENGONO USATI I SOLDI – I soldi che compongono il Fondo per il Dopo di Noi vanno destinati a progetti – le cui caratteristiche  e finalità sono stabilite dall’4 del Dm 23 novembre 2016 – che le singole Regioni devono promuovere per percorsi programmati di accompagnamento verso l’uscita dal nucleo familiare, in alternativa alla istituzionalizzazione delle persone con grave disabilità priva del sostegno familiare. I progetti possono prevedere pertanto forme di cohousing o altre forme di domiciliarità.

I FONDI RIPARTITI REGIONE PER REGIONE – Questa la ripartizione dei Fondi, con le cifre che sono state assegnate alle regioni sulla base del fabbisogno calcolato sul numero di beneficiari potenziali dei progetti e dei servizi per i piani del Dopo di Noi

Abruzzo:  1.124.200 Euro   (Quota di popolazione 18-64 anni: 2,2%)         
Basilicata: 511.000 Euro   (Quota di popolazione 18-64 anni: 1,0%          
Calabria: 1.737.400 Euro   (Quota di popolazione 18-64 anni: 3,4%         
Campania: 5.161.100 Euro   (Quota di popolazione 18-64 anni: 10,1%                   
Emilia Romagna: 3.730.300 Euro   (Quota di popolazione 18-64 anni: 7,3%)          
Friuli V.G.:  1.022.000 Euro   (Quota di popolazione 18-64 anni: 2,0%)            
Lazio: 5.161.100 (Quota di popolazione 18-64 anni: 10,1%)            
Liguria: 1.277.500 Euro   (Quota di popolazione 18-64 anni: 2,5%)                    
Lombardia: 8.584.800 Euro   (Quota di popolazione 18-64 anni: 16,8%)            
Marche: 1.277.500 Euro   (Quota di popolazione 18-64 anni: 2,5%)
Molise: 255.500 Euro   (Quota di popolazione 18-64 anni: 0,5%)                      
Piemonte: 3.679.200 Euro   (Quota di popolazione 18-64 anni: 7,2%)                   
Puglia: 3.525.900 Euro   (Quota di popolazione 18-64 anni: 6,9%)                    
Sardegna: 1.481.900 Euro   (Quota di popolazione 18-64 anni: 2,9%)                     
Sicilia: 4.394.600 Euro  (Quota di popolazione 18-64 anni: 8,6%)         
Toscana: 3.117.100 Euro   (Quota di popolazione 18-64 anni: 6,1%)                     
Umbria: 766.500 Euro  (Quota di popolazione 18-64 anni: 1,5%)                       
Valle d’Aosta:  102.200,00 Euro   (Quota di popolazione 18-64 anni: 0,2%)        
Veneto: 4.190.200 Euro   (Quota di popolazione 18-64 anni: 8,2%)         
    
A CHE PUNTO SONO I PROGETTI? – La domanda principale da porsi è se e quali Regioni abbiano dato realmente attuazione ai progetti. Tra l’altro la legge prevede che i soldi per i progetti del 2018 verranno erogati solo a fronte della rendicontazione de sull’effettiva attribuzione ai beneficiari delle risorse trasferite nel secondo anno precedente l’erogazione medesima (ovvero il 2016).

Originariamente la legge prevedeva infatti che dopo l’approvazione della Legge, ogni Regione nella primavera del 2017 avrebbe dovuto inviare i propri progetti al Ministero, per avere l’autorizzazione ed ottenere i Fondi. Purtroppo le Regioni si sono mosse a macchia di leopardo, con ritardi e inadempienze. Nel giugno 2018 Anffas e Fondazione Dopo di noi Onlus hanno curato l’approfondimento Percorso di attuazione della Legge 122/2016. La posizione di Anffas a due anni dalla sua approvazione dal quale è emerso che sono solo quattro Regioni quelle in cui il progetto individuale è stato redatto ed è partito o sta partendo, insieme agli interventi previsti: Lombardia, Marche, Molise, Toscana.

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Schedati, perseguitati, sterminati: i malati psichici e disabili durante nazionalsocialismo e fascismo

Fonte www.disabili.com – Per non dimenticare la storia e combattere la crescente intolleranza nei confronti del diverso, non solo domani, che è la Giornata della Memoria

Tra il 1939 e il 1945 più di 200.000 persone ricoverate in ospedali psichiatrici tedeschi furono assassinate perché ritenute un inutile peso. Anche la Società Italiana di Psichiatria sostenne posizioni razziste e appoggiò le leggi razziali. In Italia, infatti, tra il 1943 e la fine della guerra, si verificarono ripetuti episodi di “prelevamento” dei pazienti ebrei dagli ospedali psichiatrici per essere portati in campi di concentramento e uccisi. Inoltre, Le leggi razziali emanate in Italia nel 1939 videro gli italiani ebrei banditi dalla vita pubblica e espulsi dalle loro cariche professionali. I loro figli non poterono più frequentare le scuole pubbliche e i matrimoni misti non furono più consentiti.

Per molto tempo fu steso un velo di silenzio su queste persecuzioni, e solo a partire dagli anni ’80 ebbe inizio l’elaborazione di quanto accaduto: nel 2010 la società tedesca di psichiatria riconobbe ufficialmente la responsabilità della psichiatria tedesca per i crimini commessi.

La Società Tedesca di Psichiatria, Psicoterapia e Psicosomatica (DGPPN) in collaborazione con la Fondazione Memoriale per gli Ebrei Assassinati d’Europa e la Fondazione Topografia del Terrore di Berlino, ha quindi realizzato la mostra Schedati, perseguitati, annientati che ripercorre le tappe della persecuzione nei confronti degli ebrei e di uomini e donne affetti da patologie mentali nonchè nei confronti di disabili durante il nazionalsocialismo.
Partita da Berlino nel 2014, la mostra ha toccato diverse città nel mondo: Vienna, Londra, Osaka, Toronto e Città del Capo. Grazie alla SIP – Società Italiana di Psichiatria e all’adattamento realizzato dal Network europeo per la ricerca e la formazione in pischiatria e psicodinamica la mostra è arrivata in Italia: a Roma e Bolzano nel 2017 e a Trento e Collegno nel 2018.

Oggi, grazie all’operato di Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere e la Società Italiana di Psichiatria (SIP), la mostra è visitabile – fino al 16 febbraio 2019 – a Milano, presso il Palazzo di Giustizia (atrio principale – 3°piano – ingresso da Corso di Porta Vittoria), con ingresso gratuito. La stessa scelta di ospitare la mostra nel palazzo in cui le leggi antiebraiche furono applicate è particolarmente carica di significato.  
La mostra è organizzata nelle due sezioni:

– tedesca, che ripercorre le tappe della persecuzione dei malati psichici e disabili durante il nazionalsocialismo
 
– italiana a cura della SIP, denominata “Malati, manicomi e psichiatri in Italia – dal ventennio fascista alla seconda guerra mondiale”, illustra la condizione dei malati psichiatrici ai tempi del fascismo e delle leggi razziali grazie a testimonianze e reperti storici per restituire alle persone colpite quella individualità che gli autori dei crimini volevano cancellare.

Legata alla mostra, una iniziativa che coinvolge gli studenti, promossa da Netforpp Europa:  il progetto Memory against Inhumanity, cofinanziato dall’Unione Europea. Partendo dai contenuti della mostra, gli studenti liceali di quattro paesi europei hanno prodotto dei cortometraggi che saranno presentati in occasione dell’evento conclusivo, che avrà luogo il 28 gennaio 2019 nell’Auditorium G. Martinotti dell’Università degli Studi Milano-Bicocca. Al più votato sui social network sarà conferito il Mai Più Global Award. Qui si possono vedere i cortometraggi.

Così Claudio Mencacci, Past President Società italiana di Psichiatria: “Purtroppo bastano appena quattro generazioni perché tutto venga dimenticato, perché le posizioni razziste e stigmatizzanti prese 80 anni fa siano considerate lontane e irripetibili. Viviamo in tempi di incertezza e paura, il sentimento prevalente è una pervasiva sensazione di allarme di fronte a minacce vaghe, difficili da afferrare e combattere, che minano soprattutto la coesione fra individui. Di fronte alla violenza che cresce, i legami sociali si indeboliscono, aumentano isolamento e rifiuto del dialogo, ma anche diffidenza e sospetti. Le diversità degli altri sono percepite come pericoli da cui proteggersi: a confermarlo il recente 52^ Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese che evidenzia come gli italiani siano più diffidenti verso gli immigrati rispetto alla media europea con il 63% che vede in modo negativo l’immigrazione da Paesi non comunitari e il 45% anche da quelli comunitari, contro una media europea rispettivamente del 52% e del 29% e con il 59,3% che è convinto che tra dieci anni in Italia non ci sarà un buon livello di integrazione tra etnie e culture diverse”.

La mostra sarà visitabile al gratuitamente dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 19.00 e il sabato dalle 8.30 alle 13.00 al Palazzo di Giustizia di Milano fino al 16 febbraio 2019.