Fonte www.superabile.it – Con “Training” a Reggio Emilia diventano tre gli appartamenti per sperimentare l’autonomia. In un anno si alternano circa 60/80 persone. Attualmente lo frequentano in 6. Rabitti (Reggio Città senza barriere): “Per loro è un percorso difficile ed è facilitante farlo in una casa domotica e bella”.
Una delle caratteristiche dell’appartamento del progetto “Training”, a disposizione delle persone con disabilità che vogliano sperimentare tecnologie e dispositivi utili alla vita indipendente, è di essere domotizzato. È dotato, ad esempio, di alzatapparelle motorizzati, comodi per tutti ma necessari per chi ha una disabilità fisica, pinze per raccogliere i vestiti da mettere in lavatrice, asciugapersone per chi esce dalla doccia e non ha la mobilità delle braccia per usare un asciugamano, taglieri con un fermo che permette di tagliare anche a chi ha un braccio solo, apertura vocale delle porte e altri ausili. “L’altra caratteristica che lo contraddistingue è la bellezza – dice Annalisa Rabitti, presidente di Farmacie comunali riunite e coordinatrice di Reggio Emilia Città senza barriere –. L’appartamento è colorato, ben arredato, accogliente. E questo è facilitante per le persone che lo abitano perché per loro il percorso verso l’autonomia è difficile, è di quelli che fanno perdere l’equilibrio, perché queste persone accettano di fare cose che non hanno mai fatto ed è diverso se lo possono fare in un luogo bello”.
Finanziato dal Fondo Dopo di Noi, il progetto “Training” è promosso da Reggio Emilia senza barriere (progetto di mandato del Comune di Reggio Emilia coordinato da Farmacie comunali riunite) in collaborazione con Asl Reggio Emilia e Unioni del Distretto e va ad aggiungersi ad altri 2 appartamenti per l’accoglienza e l’autonomia, “Esco” e “Cresco”. Le persone sono segnalate dall’Asl. “In un anno negli appartamenti si alternano circa 60/80 persone – continua Rabitti –. Al momento nella casa del progetto ‘Training’ ce ne sono 5/6. L’obiettivo è acquisire competenze semplici come prepararsi da mangiare o fare una lavatrice che possano essere utili per imparare a vivere da soli”. Gli ausili presenti nella casa si trovano sul mercato e possono essere acquistati facilmente, “l’idea è che le persone li sperimentino e poi possano scegliere quelli che sono realmente utili per loro”.
I percorsi di autonomia sono diversi a seconda della persona. “Non ci sono standard perché ogni persona disabile è diversa – continua la referente –. C’è chi fa 4 giorni alla settimana e chi ci va solo nel fine settimana per qualche mese”. Le persone che attualmente frequentano la casa sono molto giovani, sui 20 anni circa, e hanno soprattutto disabilità di tipo fisico, “con loro c’è sempre un educatore, sono da soli ma accompagnati”. Nella casa c’è anche una zona terrazza in cui gli abitanti possono imparare a prendersi cura delle piante, “o anche godersi una giornata di sole”.
Fonte www.disabili.com – Soglia dei 41 anni di “servizio” per tutti i lavoratori con invalidità maggiore o uguale al 74%.
Nel 2011, con il Decreto Legge n. 201, intitolato “Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici”, l’allora Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali rilanciava due istituti già in vigore (D.Lgs 503/92) dedicati all’accesso alla pensione in anticipo rispetto alla normativa generale, che richiedeva 66 anni e 7 mesi di età per la vecchiaia oppure 42 anni e 10 mesi di contributi per il trattamento anticipato (41 anni e 10 mesi le donne). I lavoratori con una invalidità uguale o superiore all’80% potevano ottenere di andare in pensione a 60 anni se uomini e a 55 anni se donne, purché in possesso di almeno 20 anni di contributi. Alla luce dell’aumento dell’aspettativa di vita, poi, nel 2013 questi limiti sono stati poi così rivisti: 60 anni e 7 mesi per gli uomini e 55 anni e 7 mesi.
Un’ulteriore agevolazione era stata introdotta già dalla Legge n. 388 del 23 dicembre 2000 che, al comma 3 dell’Art. 80 stabilisce che “a decorrere dall’anno 2002, ai lavoratori sordomuti […], nonché agli invalidi per qualsiasi causa, ai quali è stata riconosciuta un’invalidità superiore al 74 per cento […] è riconosciuto, a loro richiesta, per ogni anno di servizio presso pubbliche amministrazioni o aziende private ovvero cooperative effettivamente svolto, il beneficio di due mesi di contribuzione figurativa utile ai soli fini del diritto alla pensione e dell’anzianità contributiva, il beneficio è riconosciuto fino al limite massimo di cinque anni di contribuzione figurativa”. Il beneficio era previsto con un limite massimo di cinque anni di contribuzione figurativa.
A questi benefici, dal 1 maggio 2017 si sono aggiunti ulteriori due novità introdotte dalla Legge n. 232 del 2016, intitolata “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019”. Ai lavoratori con invalidità pari o superiore al 74% è stata riconosciuta la possibilità di ottenere, a partire dal sessantatreesimo anno di età e avendo maturato almeno 30 anni di anzianità contributiva, l’APE sociale, un sussidio di accompagnamento alla pensione di vecchiaia, il cui valore è pari all’importo della pensione maturata al momento di accesso allo strumento entro un massimo di 1.500 euro lordi al mese. Inoltre a queste stesse categorie è stata concessa la possibilità di ritirarsi con la pensione anticipata a prescindere dall’età anagrafica al raggiungimento di 41 anni di contributi (sia per gli uomini che per le donne) a condizione di avere almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del diciannovesimo anno di età. Anche la maggiorazione contributiva prevista dalla citata Legge 388/2000 poteva contribuire al raggiungimento della suddetta anzianità contributiva.
Quest’ultimo requisito contributivo avrebbe dovuto essere aumentato di 5 mesi a partire dal 1 gennaio 2019, in adeguamento alla speranza di vita. Invece, l’Art. 17 del Decreto Legge 4/2019 ha sospeso l’applicazione dell’adeguamento e dei successivi adeguamenti sino al 31 dicembre 2026. Pertanto, fino a quella data, i requisiti contributivi per il conseguimento della pensione anticipata restano fermi a 41 anni di contributi.
Per chi matura i requisiti a partire dal 1 gennaio 2019 il citato D.L. 4/2019 ha previsto una finestra mobile che differisce di tre mesi la decorrenza della pensione rispetto alla maturazione del requisito. Ad esempio, chi matura il requisito di 41 anni di contributi il 15 gennaio 2019 potrà conseguire la pensione dal 1 maggio 2019.
Il D.L. 4/2019, inoltre, ha prorogato anche per l’intero 2019 la possibilità di fare richiesta del cosiddetto Ape sociale, ovvero l’Anticipo Pensionistico Sociale, da parte di determinate categorie di lavoratori, tra cui i caregiver familiari, di andare in pensione con 3 anni e 7 mesi di anticipo rispetto alle prescrizioni “standard” della norma. I requisiti fondamentali da rispettare restano il raggiungimento dei 63 anni di età e almeno 30 anni di contributi versati nel corso della propria vita.