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Archivio giornaliero 16 Luglio 2020

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Premiate alcune soluzioni innovative per il “Durante e Dopo di Noi”

Fonte www.superando.it – Sono le organizzazioni appartenenti alle Reti ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) e CGM (Consorzio Nazionale della Cooperazione di Solidarietà Sociale), vincitrici del Bando “Trust in Life”, lanciato da UBI Comunità, la divisione di UBI Banca rivolta alle realtà del Terzo Settore e dell’Economia Civile, insieme alla stessa ANFFAS e al CGM, per premiare i progetti ritenuti più innovativi, ai fini del “Durante e Dopo di Noi” delle persone con disabilità, in coerenza con la relativa Legge 112/16.

Il Consorzio Sociale Il Filo da Tessere (Biella), con il progetto Valdilana – La valle delle abilità»; l’ANFFAS Ticino (Varese), con Vado a Vivere da solo; il CO&SO (Consorzio di Cooperative Sociali) (Firenze), con Le chiavi di casa; l’ANFFAS Brescia, con Cascina Mensi: abitare, lavorare, partecipare; l’ANFFAS Sibillini (Macerata), con La casa nel cuore; la Cooperativa Sociale Come Noi (Pavia), con A casa mia: sono le sei organizzazioni vincitrici del Bando Trust in Life, lanciato lo scorso anno da UBI Comunità, la divisione di UBI Banca rivolta alle realtà del Terzo Settore e dell’Economia Civile, insieme all’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) e a CGM (Consorzio Nazionale della Cooperazione di Solidarietà Sociale), con il contributo tecnico della FIA (Fondazione Italiana Accenture) e quello scientifico del CERIF dell’Università Cattolica (Centro di Ricerca sulle Imprese di Famiglia).
Un premio speciale assegnato dai dipendenti di UBI Banca è andato inoltre al progetto Il volo – Residenza transitoria per l’economia, presentato dalla Cooperativa Sociale Eridano (Brindisi).

Il Bando si colloca nell’àmbito dell’iniziativa Trust in Life per il Durante e Dopo di Noi, avviata nel 2017 da UBI Banca e UBI Trustee S.A., la Trust Company del Gruppo, in collaborazione con le citate ANFFAS e CGM, il cui obiettivo – come spiegato a suo tempo anche sulle nostre pagine – è «lo sviluppo di progetti che mettano a disposizione delle persone con gravi disabilità e delle loro famiglie strumenti, supporti, servizi finanziari e modelli di intervento innovativi, gestendo attraverso il sistema giuridico del trust – anche in chiave mutualistica “multibeneficiario” – il complesso delle risorse finanziarie nel quadro normativo della Legge 112/16 sul “Durante e Dopo di Noi”».

Al Bando hanno concorso ventidue organizzazioni di tutta Italia appartenenti alle Reti ANFFAS e CGM, presentando appunto progetti innovativi per il “Durante e Dopo di Noi”, in coerenza con la relativa Legge 112/16. Dal canto suo, UBI Banca, per premiare e supportare i sette migliori progetti, ha stanziato la somma complessiva di 250.000 euro, derivata dai ricavi relativi alla commercializzazione della carta di credito Hybrid, e darà inoltre a ogni singola organizzazione la possibilità di chiedere un finanziamento fino a 25.000 a tasso zero, oltreché di aprire un conto corrente gratuito per 36 mesi, mentre ANFFAS e CGM organizzeranno quattro incontri trimestrali per facilitare lo scambio e l’interazione fra i vincitori sulla realizzazione, la verifica e la rendicontazione dei progetti.
La giuria degli esperti, composta da esponenti di UBI, FIA, CERIF, Secondo Welfare e Fondazione Dynamo, ha selezionato i vincitori, che si sono aggiudicati il premio da 37.000 euro, attraverso una valutazione che ha preso in considerazione diversi aspetti, tra cui l’aderenza delle proposte alle Linee Guida della Legge 112/16, il grado di innovazione apportato dalle soluzioni presentate, la reputazione, l’affidabilità e l’esperienza dei partecipanti e la sostenibilità dei progetti nel lungo periodo. Il vincitore del Premio Speciale di 28.000 euro, invece, è stato scelto, come detto, da oltre mille dipendenti UBI, che hanno votato attraverso la piattaforma digitale intranet del Gruppo.

«La Legge 112/16 – commenta Roberto Speziale, presidente dell’ANFFAS – rappresenta una grande opportunità per progettare nel “Durante Noi” un sereno “Dopo di Noi”. La norma trae origine dall’articolo 19 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità [“Vita indipendente ed inclusione nella società”, N.d.R.], che sancisce il diritto di ogni persona a poter scegliere dove e con chi vivere, senza mai essere adattata a una specifica sistemazione contro la propria volontà e tenta di rispondere a quella domanda piena di angoscia che noi genitori e familiari di persone con disabilità rare e complesse, con l’avanzare degli anni, ci poniamo sempre più spesso: cosa ne sarà dei nostri figli, quando noi non ci saremo più o non saremo più in grado di prendercene cura? Iniziative come questa rappresentano una risposta concreta, riconoscendo e sostenendo la capacità innovativa del mondo associativo familiare e del Terzo Settore, che è stato capace, pur in presenza di innegabili difficoltà registrate nella prima fase di avvio della Legge, di mettere in atto soluzioni innovative che faranno certamente da “apripista” ad altre analoghe e, si spera, sempre più numerose iniziative. Il tutto all’interno di un modello gestionale solido e sostenibile, in grado di mobilitare il territorio e attrarre risorse di varia natura, anche grazie alle agevolazioni e agli strumenti previsti dalla stessa Legge 112. L’emergenza sanitaria in atto, infine, ci ha dimostrato che le soluzioni abitative più consone alle persone con disabilità che non possono più vivere nel proprio nucleo familiare di origine, sono proprio quelle indicate dalle Legge 112».

«In un momento così complesso – dichiara dal canto suo Giuseppe Bruno, presidente del Gruppo Cooperativo CGM – ognuno può e deve fare la propria parte. Le persone con disabilità sono esposte a difficoltà maggiori e trovano spesso risposte insufficienti alle loro inderogabili istanze. Anche le famiglie chiedono sostegni adeguati, dovendo garantire ai propri figli in condizioni di fragilità una quotidianità “sufficientemente buona”, ma sono affaticati da carenze sistemiche che si limitano alla fornitura di servizi di base i quali spesso sottodimensionano le risorse economiche a disposizione. Non a caso molte soluzioni giungono dal mondo del Terzo Settore, attraverso azioni capaci di coinvolgere attori diversi. Queste iniziative non solo offrono soluzioni pratiche, ma sono premianti anche per il loro portato valoriale, in quanto stimolano la diffusione e il sostegno di progettualità innovative di assistenza».

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Disabilità. Alle Regioni servono più risorse per politiche sociali e non autosufficienze

Fonte www.disabili.com – Dalla audizione in Senato della Conferenza Regioni su sociale e disabilità: “ Dobbiamo rispondere subito alla crescente domanda di servizi sociali e assistenziali dovuti alla pandemia

Si è tenuta il 14 luglio in videoconferenza un’audizione al Senato della Conferenza delle Regioni in materia di disabilità presso la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. La delegazione, guidata da Michele Marone (assessore regione Molise), coordinatore della Commissione politiche sociali nell’ambito della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ha fatto il punto sulla legge quadro n. 328/2000 e la legge 112/2016 (quella per il “Dopo di noi”, ndr), rispetto a risorse e attività delle Regioni.

LEGGE QUADRO 328/2000 (INTERVENTI E SERVIZI SOCIALI)
Il sistema integrato di interventi e servizi sociali previsti dalla Legge quadro 328 – spiega Marone – vede impegnate le Regioni a rafforzare i diritti di cittadinanza sul territorio, secondo principi di coordinamento e di integrazione tra gli interventi sanitari e dell’istruzione e le politiche attive del lavoro.
Marone ha ricordato le competenze delle Regioni: “Il nuovo Titolo V della Costituzione assume l’assistenza sociale tra le materie di competenza residuale esclusiva delle Regioni, allo Stato va la competenza esclusiva nel determinare i livelli essenziali delle prestazioni. Le Regioni esercitano quindi – spiega Marone – le funzioni di programmazione, coordinamento ed indirizzo degli interventi sociali e definiscono, in apposite leggi, le funzioni trasferite o delegate ai Comuni.

Sono state  poi sottolineate le criticità delle risorse non sufficienti. Così Marone: “Per l’attuazione della legge 328 sono subito mancate le risorse necessarie, evidenziando la contraddizione di non poter garantire i livelli di prestazione richiesti. Basti pensare che si è passati dal miliardo di euro stanziati sul bilancio statale del 2004 ai soli 10 milioni del 2012”.
Continua Marone: “Il decreto legislativo 147 del 2017 ha permesso di superare alcune contraddizioni. Sono state definite le linee guida degli interventi e soprattutto introdotte risorse economiche strutturate. Le Regioni hanno così potuto programmare, adottando uno o più Piani sociali triennali o Piani socio sanitari triennali e una gestione associata dei servizi”.

L’assessore ha fatto poi il punto sul nuovo Piano Nazionale: “Un altro importante traguardo è stato raggiunto con l’adozione del primo Piano Sociale Nazionale che ha visto una graduale introduzione su tutto il territorio nazionale di livelli essenziali di assistenza.
Il Piano è stato finanziato con 276 milioni di euro nel 2018 e 281 dal 2019, successivamente la Legge di Bilancio 2019 ha stanziato ulteriori risorse per il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali (FNPS), portandolo a quasi 394 milioni per il 2019. C’è poi il cofinanziamento regionale, che in alcuni casi è più elevato della quota del Fondo Nazionale”.

Si è poi sottolineata la necessità di stanziare nuove risorse. Così Marone: “Permangono comunque differenze territoriali nella spesa sociale e ci sono anche ritardi nell’erogazione delle risorse da parte dello Stato. Queste sperequazioni vanno rimosse al fine di garantire la piena uniformità dei servizi.
E’ ormai evidente che non possa essere più rimandata la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni che devono essere frutto di confronto e di intesa istituzionale. Non si può fare a meno dell’apporto di Regioni e Autonomie nel garantire i livelli essenziali, che devono essere affiancati dalle necessarie coperture finanziarie.
E’ indispensabile incrementare il Fondo Nazionale delle Politiche Sociali e il Fondo per le non autosufficienze, come la Conferenza delle Regioni ha più volte evidenziato. Dobbiamo rispondere subito alla crescente domanda di servizi sociali e assistenziali dovuti alla pandemia”.

LEGGE 112/2016 SUL DOPO DI NOI
Per quanto riguarda la Legge 112 del 2016, definita “Dopo di noi”, le Regioni forniscono Progetti individuali per le persone con disabilità gravi, promuovendo sul territorio misure di assistenza, cura e protezione ai soggetti privi di sostegno familiare.
Ha ricordato Marone che “Per il “Dopo di noi” sono stati stanziati 90 milioni per il 2016; 38,3 per il 2017 e 56,1 milioni di euro a decorrere dal 2018 (ridotti nel 2018 a 51 milioni per i tagli sul bilancio dello Stato).
Seppur con comportamenti non uniformi, rispetto agli obiettivi regionali, la maggior parte dei fondi sono stati trasferiti agli Ambiti Territoriali Sociali, responsabili della programmazione, e attivati processi di condivisione e di informazione alle famiglie e ai disabili.
Le Regioni, in base al principio della leale collaborazione istituzionale, hanno realizzato il monitoraggio delle attività realizzate e dei progetti finanziati. Nel 2018 il 57% dei beneficiari sono maschi e i tre quarti dei disabili interessati hanno tra i 25 e i 65 anni. Il 6% dei progetti personalizzati ammessi a finanziamento prevedevano una rivalutazione delle condizioni abitative, il 20% l’uscita dal nucleo familiare e il 74% percorsi programmati di accompagnamento verso l’autonomia e l’uscita dal nucleo familiare. Sono il 15% le persone prive di risorse economiche proprie e di entrambi i genitori. Ma la maggioranza non è in grado di assicurare il proprio sostegno, non per ragioni economiche ma per motivi di età e di salute.
La valutazione operativa è sostanzialmente positiva e le stesse risorse rese disponibili dallo Stato nella prima triennalità sono state confermate anche per il prossimo triennio”.