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Archivio giornaliero 13 Aprile 2014

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SPADAFORA: SULL’INFANZIA NEL 2013 ZERO PROGRESSI

Fonte www.vita.it – «Il 2013 ha riproposto tutta una serie  di criticità che avevo sollevato nelle mie due relazioni precedenti. Va infatti  registrata l’assenza di progressi e innovazioni relativamente ad aspetti vitali  riguardanti le politiche per l’infanzia e l’adolescenza. […] La scarsità dei  fondi stanziati per l’infanzia e l’adolescenza, come anche le politiche di  austerità che colpiscono le famiglie, hanno prodotto l’acuirsi di un disagio  così diffuso che rischia di compromettere la mobilità sociale intergenerazionale  che è condizione essenziale per il progresso della nazione. Le associazioni  che si occupano di infanzia sono sempre più abbandonate a loro stesse, eppure  lottano ogni giorno per tamponare le carenze dello Stato che non riesce, tramite  i propri rappresentanti, ad impostare un’agenda per l’infanzia e l’adolescenza  che tenga conto di quanto sia prioritario agire subito e con determinazione. L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, pur con i suoi limitati mezzi  economici e di personale, continuerà a compiere ogni sforzo necessario per  assicurare che l’attenzione sui diritti dei bambini e degli adolescenti sia alta  e non sacrificabile per ragioni di stato contingenti»: così Vincenzo  Spadafora, Garante nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza ha chiuso in  Senato la sua terza Relazione annuale al Parlamento.

Il Garante ha ripercorso un anno di attività, incentrato sul  lavoro di ascolto dei ragazzi e di partecipazione attiva dei bambini e degli  adolescenti. Ma ha anche dato i numeri delle segnalazioni ricevute nel corso del  2013: 193, più del quadruplo rispetto all’anno precedente.

Il maggior numero di segnalazioni (64,3% del totale) riguardano  le criticità rilevate tra privati e istituzioni: « riflettono un malumore  diffuso e un sentimento di sfiducia negli organismi e negli operatori dello  Stato e degli Enti locali competenti ad intervenire, che investe i cittadini  coinvolti soprattutto in problematiche di tipo familiare. Vengono attaccate  duramente le comunità, non comprese nella loro valenza educativa; contestati  aspramente i provvedimenti dei Tribunali per i minorenni in ambito civile;  svalutato, alcune volte sin quasi fino all’oltraggio, il lavoro degli operatori  del servizio sociale».

Secondo nodo problematico è la conflittualità all’interno della  coppia genitoriale, con un 36% di segnalazioni che ha a che fare con figli  contesi e sottrazione internazionale di minori. Rilevanti anche le segnalazioni  su programmi televisivi non adatti a minori (42 su 193). Dal punto di vista dei  contenuti, il lavoro più innovativo e propositivo del Garante nel 2013 si è  dedicato all’elaborazione di una proposta organica di riforma della giustizia  minorile, «non più rinviabile», da presentare a Governo e Parlamento, cui  ha lavorato istituendo una apposita commissione composta da rappresentanti  dell’Autorità, del Dipartimento della Giustizia minorile, dei magistrati, degli  ordini professionali, delle associazioni.

Un secondo gruppo di lavoro è stato costituito con le  associazioni del gruppo Batti il Cinque, per stendere una proposta di  individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti  sociali e civili (LEP): il documento di proposta, in via di elaborazione, sarà  sotoposto a Governo e Parlamento.

Per scaricare e leggere la Relazione, clicca  qui

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LA GOCCIA CHE SCAVA LA PIETRA

Fonte www.superando.it –  «Il cambiamento culturale è lento, ma passa anche dalle  definizioni», sottolinea Maria Spallino, madre di una persona con  disabilità e formatrice di LEDHA Scuola (Lega per i Diritti delle Persone con  Disabilità). Non possiamo che condividere, ricevendo da Giovanni Merlo,  direttore della stessa LEDHA, quella che viene presentata come «una  piccola, grande notizia», riguardante cioè il cambiamento di  dicitura da «figlio disabile» a «figlio con disabilità», sia nei moduli che  nelle istruzioni del Modello 730/2014 (Periodo d’Imposta 2013) dell’Agenzia  delle Entrate.

E non fatichiamo nemmeno a comprendere la «somma  sorpresa» con cui un cittadino di Milano ha visto sostanzialmente  recepite tutte le sue osservazioni – e presumibilmente anche quelle di altri  cittadini – dopo avere inviato il seguente messaggio all’Agenzia delle Entrate,  nel dicembre dello scorso anno: «Gentili signori, per quanto riguarda il  mod.730/2014 in bozza voglio suggerire le seguenti modifiche, così come  raccomandato dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità,  ratificata da parte del Parlamento Italiano il 24 febbraio 2009 [Legge 18/09,  N.d.R.]. In quanto padre di un figlio con disabilità mi piacerebbe che lo Stato  a cui appartengo, nel testo più diffuso tra gli italiani, quale è il modello  730, recepisse quello che a prima vista sembra un puntiglio letterale, ma che  invece è un profondo cambiamento culturale. Passare infatti dalla parola  “ disabile” come sostantivo alla definizione “persona con disabilità”  significa rimettere al centro delle politiche sociali la persona in  quanto cittadino che esprime in sé diritti e doveri».

Si può dunque concludere con il noto detto latino richiamato  ancora da Maria Spallino, che Gutta cavat lapidem, ovvero che “la goccia  scava la pietra”.