Fonte http://sociale.corriere.it – Una nuova piattaforma interattiva per promuovere la mobilità delle persone con disabilità, mobilità spesso limitata dalle tante barriere presenti nei sistemi di trasporto e nelle città.
Il sito www.anglat.it è il risultato di un progetto promosso dall’«Associazione nazionale guida legislazioni handicappati trasporti» ed è stato realizzato grazie al contributo del Ministero del Lavoro.
Nella sezione «Muoversi in Italia» si trovano le informazioni su come muoversi nelle diverse città. Cliccando sulla città che interessa, si trovano i link per: accessi ZTL (zone a traffico limitato), rilascio del CUDE (ovvero del nuovo Contrassegno Unificato Disabili Europeo), servizi di trasporto.
Sempre in home page, nell’area «Segnala la barriera» si possono segnalare barriere presenti nei servizi di trasporto pubblico.
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Fonte http://invisibili.corriere.it – Torna a riunirsi martedì prossimo, 29 luglio, l’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle Persone con Disabilità*. E’ il massimo organismo previsto in Italia dalla Convenzione Onu, divenuta legge anche nel nostro Paese nel 2009. Potete leggere la composizione dell’osservatorio e i suoi compiti consultando l’ampia pagina sul sito del ministero del lavoro.
E’ la prima volta che i 40 membri effettivi e i nove invitati permanenti si ritrovano dopo la conferenza nazionale di Bologna del luglio 2013. Nel frattempo l’Italia è cambiata mille volte, e non in meglio. E la disabilità non è quasi mai stata nei primi posti dell’agenda politica e sociale del Paese, se non per singole situazioni, quasi sempre legate ad emergenze di salute e di sopravvivenza, oppure per il tormentone dei “falsi invalidi”.
Che Paese osserverà l’Osservatorio? In che modo riuscirà a portare in primo piano, a livello di coordinamento delle politiche dei singoli ministeri, i contenuti ambiziosi del Programma di Azione biennale, varato a Bologna (un anno fa, che sembra un secolo…)?
*di cui è parte anche Anffas Onlus
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Fonte www.vita.it – Pubblicato il decreto territoriale n.155 del 12 maggio 2014 di ripartizione dei fondi tra le diverse regioni che ha sbloccato le risorse di cui l’art 13 della legge 68/99.
I contributi che dovranno essere riconosciuti dai servizi provinciali competenti sul territorio, sono rivolti a quei datori di lavoro i quali al fine di favorire l’inserimento lavorativo dei cittadini con disabilità abbiano avviato convenzioni di cui l’articolo 11 delle legge 88, aventi ad oggetto la determinazione di un programma mirato all’occupazione e stipulate nei 12 mesi precedenti.
Si tratta di quasi 22 milioni di Euro che sono attribuibili per le assunzioni a tempo indeterminato e variano a seconda della riduzione della capacità lavorativa della persona con disabilità assunto o delle minoranze ascritte allo stesso, nelle seguenti misure: non superiore al 60% del costo salariale per ogni lavoratore disabile che abbia una riduzione della capacità lavorativa superiore al 79%; non superiore al 25 % del costo slariale in caso di riduzione delle capacità lavorativa compresa tra il 69% e il 79 % .
In ogni modo l’ammontare lordo del contributo dell’assunzione va calcolato sul totale del costo salariale annuo da corrispondere al lavoratore.
Fonte www.quotidanosanita.it – Maggior parte del rischio di sviluppare l’autismo sembra dipendere da fattori genetici, che dunque supererebbero quelli ambientali. E il 49% di questo rischio è legato a geni comuni, piuttosto che a varianti rare o a mutazioni spontanee.
Ad affermarlo è uno studio*, pubblicato su Nature Genetics, condotto da un gruppo di ricercatori appartenenti al Population-Based-Autism Genetics and Environment Study (PAGES) Consortium. In generale, fino a poco tempo fa sia la genetica che altri fattori, quali quelli ambientali, risultavano essere complici della malattia, anche se il peso di questi fattori e i confini dell’architettura genetica rimanevano vaghi.
I ricercatori hanno effettuato un’analisi a partire dai dati del Registro di salute universale della Svezia, effettuando un confronto su circa 3000 individui, tra cui persone affette da autismo e persone sane, in un ampio studio sulla caratterizzazione del rischio genetico. Inoltre, i ricercatori sono stati in grado di confrontare i risultati con quelli di 1,6 milioni di famiglie svedesi, considerando dati relativi a fratelli gemelli e cugini, ma anche altri fattori quali l’età, l’età del padre al momento della nascita del figlio e la storia psichiatrica dei genitori.
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* Trent Gaugler et al., “Most genetic risk for autism resides with common variation”, Nature Genetics doi:10.1038/ng.3039