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Archivio giornaliero 3 Luglio 2014

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IMU E TASI: BASTA PENALIZZAZIONI AL NO PROFIT

È stato reso noto ieri (2 luglio 2014), e in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il decreto del Ministero dell’Economia di approvazione del modello di dichiarazione dell’Imu e della Tasi per gli enti non commerciali.

“Apprendiamo da fonti di stampa di un grave errore di calcolo che viene applicato nell’operazione volta a determinare la percentuale di imponibilità assoggetta a tassazione degli immobili utilizzati dagli enti non profit, per la parte utilizzata con modalità commerciali. Infatti, se, ad esempio, una sala di un centro di aggregazione viene utilizzata per attività commerciali per il 40% dello spazio, per il 40% del tempo e dal 40% dei frequentatori, la percentuale di imponibilità che risulta è del 120%! Un risultato paradossale e insensato.” Dichiara il portavoce del Forum del Terzo Settore* Pietro Barbieri.

Il modello di dichiarazione e le istruzioni sul pagamento di Imu e Tasi disponibili dal 1° luglio, che già contengono criteri ‘incerti’ di identificazione della più appropriata definizione di cosa è un ente commerciale e di cosa non vi rientra, sembrerebbero creare più confusione che regole chiare, andando a colpire fortemente ancora una volta gli enti di terzo settore.

“Questo provvedimento, già paradossale per il grave errore di calcolo fatto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, ci appare come l’esito di una lunga ondata di penalizzazioni verso il nostro mondo che ha subito, negli ultimi anni, l’aumento di controlli e tassazioni e l’introduzione norme a danno della fiscalità di vantaggio per il non profit”.

Prosegue il portavoce, concludendo con un appello: “Chiediamo al Governo Renzi di valutare e farsi carico di questa situazione, prendendo provvedimenti immediati affinché arrivino piuttosto aiuti e facilitazioni e non ulteriori stangate.”

*Cui Anffas Onlus aderisce

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DISABILITÀ: LE PRESCRIZIONI NON SONO COMPETENZA ESCLUSIVA DEI MEDICI SPECIALISTI DELLE STRUTTURE PUBBLICHE

Fonte www.nonprofitonline.it – Le prescrizioni dei trattamenti per le persone diversamente abili non sono competenza esclusiva dei medici specialisti che operano nelle strutture pubbliche (ospedaliera o territoriale). Lo ha stabilito il Tar del Lazio, con l’Ordinanza del 12 giugno 2014 n. 2647, accogliendo il ricorso dei centri accreditati contro il decreto della Regione Lazio n. 39/2012, che conteneva nuove norme in materia di non autosufficienza e disabilità.

Il ricorso era stato presentato da Anffas Cisterna di Latina, Federazione degli organismi per l’assistenza alle persone disabili (Foai), Associazione religiosa Istituti sociosanitari (Aris), Associazione italiana ospedalità privata (Aiop) e la Federazione nazionale associazione famiglie e centri tutela minori (Ftm).

Non è la prima volta che il decreto n. 39/2012 viene respinto dal Tribunale amministrativo del Lazio. Già nel novembre del 2013, infatti, i magistrati lo avevano rinviato alla Regione chiedendo di modificare un comma (il numero 2 del punto 5.1), che recita “L’accesso avviene tramite prescrizione del medico specialista di riferimento per la specifica disabilità, operante in struttura pubblica (ospedaliera o territoriale)”.

Secondo le associazioni, questa norma “ squalifica di fatto le équipe delle strutture accreditate, attribuendo invece assoluta validità alla prescrizione fatta da un qualunque specialista esterno (ospedaliero o della Asl) anche se vede il paziente una sola volta e senza effettuare test”.

A seguito di questa prima bocciatura, il Commissario ad Acta aveva introdotto delle modifiche che però sono state considerate ancora “elusive” dai ricorrenti. La Regione, infatti, aveva imposto l’utilizzo del ricettario del Servizio sanitario nazionale lasciando di fatto inalterato l’obbligo di ricorrere per le prescrizioni allo specialista pubblico. Per questo motivo è stato presentato il nuovo ricorso, che nei giorni scorsi è stato accolto dal Tar del Lazio.

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EXPO 2015, ANCORA POCHI I PROGETTI PER COINVOLGERE PERSONE CON DISABILITÀ NEL LAVORO

Fonte www.superabile.it – Convegni, dibattiti, punti informativi ma poco lavoro per le persone con disabilità ad Expo 2015. Almeno è questo lo stato dell’arte fotografato dall’intervento di Fabrizio Sala, sottosegretario di Regione Lombardia con delega all’Expo 2015. Nell’elenco di attività svolte per favorire la partecipazioni delle persone con disabilità ad Expo, da fruitori e da lavoratori, Sala cita la tre giorni di workshop e dibattiti alla Fabbrica del Vapore il 17-19 giugno in cui è stato riprodotto anche il mercato accessibile che ci sarà alla Cascina Triulza, sede del padiglione della società civile di Expo.

L’incontro alla Fabbrica del Vapore, organizzato dalla Provincia di Milano, è costato 75 mila euro. Un budget di 900 mila euro verrà invece investito nel triennio 2014-2016 per lo spazio InFormAzioni Accessibili, che vedrà lavorare insieme nella coprogettazione Ledha e Fand. Obiettivo dello spazio fornire informazioni alle persone con disabilità che vogliono visitare Milano. Il servizio verrà potenziato in occasione di Expo.

Le uniche possibilità di lavoro per persone con disabilità citate da Sala sono nel mantovano, come agricoltori. La Provincia ha attivato con Expo un progetto di agricoltura sociale ma sia modalità d’inserimento delle persone con disabilità, sia numeri degli impiegati sono ancora da stabilire, come ammette lo stesso Fabrizio Sala. In tutto, sono 14 mila le persone con disabilità iscritte alle liste di collocamento e il fondo regionale destinato al loro investimento è di 23,5 milioni di euro per il 2014. Stessa cifra prevista per il 2015.

Il sottosegretario ad Expo risponde all’interrogazione presentata da Fabio Pizzul, consigliere Pd, in merito a lavoro delle persone con disabilità nell’esposizione universale. La Regione nel dicembre 2011 aveva sottoscritto un accordo con la società Expo spa per investire 20 milioni nel settore. Il gruppo consiliare Pd chiede conto dei risultati raccolti e finora, “la risposta non è soddisfacente”, replica Pizzul in Consiglio regionale a Sala.