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Archivio giornaliero 16 Febbraio 2014

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“NOI ITALIA”: RAPPORTO ISTAT

Fonte www.istat.it –  La spesa sanitaria pubblica italiana è molto inferiore rispetto a quella  di altri importanti paesi europei. A fronte dei circa 2.359 dollari per  abitante, in parità di potere d’acquisto, spesi in Italia nel 2010, di poco  inferiore alla spesa sostenuta dalla Finlandia (2.422 dollari) e poco più della  Spagna (2.265 dollari), il Regno Unito spende quasi 2.857 dollari pro capite,  mentre Francia e Germania superano i 3.000 dollari, con importi rispettivamente  di 3.061 e 3.331 dollari. Il livello di spesa più alto si registra per i Paesi  Bassi (4.050 dollari), quello più basso per la Polonia (995 dollari) Nel 2012 la spesa sanitaria pubblica è di circa 111 miliardi di euro, pari al 7 per cento  del Pil e a 1.867 euro annui per abitante, un livello molto inferiore rispetto  ad altri importanti paesi europei. Nel 2011 le famiglie contribuiscono  con proprie risorse alla spesa sanitaria complessiva per una quota pari al 20,6  per cento (oltre 2 punti percentuali in meno rispetto al 2001).

La spesa sanitaria delle famiglie rappresenta l’1,8 per cento  del Pil nazionale; ammonta mediamente a 949 euro per le famiglie del Mezzogiorno  e a 1.222 euro per quelle del Centro-Nord. Nel 2011 le regioni sono state  interessate da circa 588 mila ricoveri ospedalieri di pazienti non residenti  (8,4 per cento dei ricoveri ordinari per “acuti”) e da oltre 523 mila ricoveri  di pazienti provenienti da una regione diversa da quella di residenza (7,6 per  cento, riferito ai soli residenti in Italia).

Gli indici di mobilità più alti, superiori al 20 per cento, si  riscontrano nelle regioni più piccole (Basilicata, Valle d’Aosta e Molise) .

I tumori e le malattie circolatorie si confermano le principali  cause di ricovero ospedaliero, con differenze poco significative a livello  regionale. Le malattie del sistema circolatorio rappresentano la principale  causa di morte in quasi tutti i paesi dell’Ue. In Italia, il tasso  standardizzato di mortalità per quest a causa è pari a 30,4 decessi ogni  diecimila abitanti, quello relativo ai tumori è pari a 25,9, con valori maggiori  negli uomini (35,5) rispetto alle donne (19,3). I tumori sono la seconda causa  di morte sia in Italia sia nel gruppo dei 27 paesi Ue. In Italia, il tasso di  mortalità infantile nel 2010 è di 3,3 decessi per mille nati vivi.

Negli ultimi dieci anni il valore di questo indicatore ha  continuato a diminuire su quasi tutto il territorio italiano, raggiungendo  valori tra i più bassi in Europa. Nel 2012 i fumatori sono il 21,9 per cento  della popolazione over 14, i consumatori di alcol a rischio il 14,1 per cento.  Risulta invece obesa una persona di 18 anni e più su 10 (10,4 per cento).

Per maggiori informazioni e per consultare il rapporto www.istat.it

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Provvidenze economiche per invalidi civili, ciechi civili e sordi: importi e limiti reddituali per il 2014

Da www.Handylex.org Ogni anno vengono ridefiniti, collegandoli agli indicatori     dell’inflazione e del costo della vita, gli importi delle pensioni,     assegni e indennità che vengono erogati agli invalidi civili, ai ciechi     civili e ai sordi e i relativi limiti reddituali previsti per alcune     provvidenze economiche. Per il 2014 importi delle provvidenze e     limiti reddituali sono stati fissati dalla Direzione Centrale delle     Prestazioni dell’INPS con Circolare del 17 gennaio  2014, n. 7 (Allegato n.4).

Nella tabella che segue riportiamo gli importi in euro, comparati con quelli del 2013.

Tipo di provvidenza Importo Limite di reddito
2013 2014 2013 2014
Pensione ciechi civili assoluti 298,33 301,91 16.127,30 16.449,85
Pensione ciechi civili assoluti (se ricoverati) 275,87 279,19 16.127,30 16.449,85
Pensione ciechi civili parziali 275,87 279,19 16.127,30 16.449,85
Pensione invalidi civili totali 275,87 279,19 16.127,30 16.449,85
Pensione sordi 275,87 279,19 16.127,30 16.449,85
Assegno mensile invalidi civili parziali 275,87 279,19 4.738,63 4.795,57
Indennità mensile frequenza minori 275,87 279,19 4.738,63 4.795,57
Indennità accompagnamento ciechi civili assoluti 846,16 863,85 Nessuno Nessuno
Indennità accompagnamento invalidi civili totali 499,27 504,07 Nessuno Nessuno
Indennità comunicazione sordi 249,04 251,22 Nessuno Nessuno
Indennità speciale ciechi ventesimisti 196,78 200,04 Nessuno Nessuno
Lavoratori con drepanocitosi o talassemia major 495,43 501,38 Nessuno Nessuno

 

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La cura dei malati non autosufficienti non è un fatto privato

Dal sito www.superabile.it ROMA – Sono almeno un milione i malati cronici non autosufficienti in Italia, quasi il 2% della popolazione. Di questi, circa la metà sono affetti da demenza senile o morbo di Alzheimer. Sono persone che hanno diritto a cure specifiche e che non possono essere “parcheggiate” nelle liste d’attesa né essere rimandate a casa se i familiari non sono in grado di prendersene cura. Le leggi ci sono. Il problema è che non tutti ne sono a conoscenza. Il testo di Maria Grazia Breda e Andrea Ciattaglia “Non è sufficiente. Storie e proposte di chi lotta per garantire il diritto alle cure alle persone non autosufficienti” (Altraeconomia, 2013), raccoglie storie di disinformazione, raggiri e torti subiti dai familiari di molti anziani nel loro tentativo di ricevere le cure e l’assistenza di cui hanno diritto.

“Suo padre sta meglio. È pronto a tornare a casa”. È questo il ritornello di molti ospedali che, dopo il ricovero di un anziano, insistono per le dimissioni del paziente perché “Asl e comune non hanno più soldi per le cure”. In realtà, spiegano gli autori, la questione è molto diversa. “Carenze di soldi e posti letto non possono pregiudicare le cure: tutti i malati cronici non autosufficienti hanno diritto per legge alle cure sanitarie e, se ricoverati, non possono essere rimandati a casa a meno che i congiunti non lo accettino”. L’alternativa c’è e si chiama ‘opposizione alle dimissioni’: una lettera raccomandata inviata all’ospedale e all’Asl di residenza dove si comunica il rifiuto delle dimissioni del malato e se ne chiede la prosecuzione delle cure, anche in un’altra struttura. “L’Asl, l’ospedale, gli assistenti sociali non ci hanno mai spiegato a pieno i nostri diritti”, racconta Claudio, parlando della storia di sua moglie Emma, malata di Alzheimer dal 2002. “E’ incredibile quanto queste condizioni siano diffuse e quanto i diritti di queste persone siano sconosciuti e, almeno in un primo tempo, rifiutati dal senso comune delle persone – gli fa eco Marta, figlia di una paziente psichiatrica – . Purtroppo c’è la convinzione che sia un dovere esclusivo della famiglia farsi carico della malattia di un suo componente“. In molti casi una presa in carico totale del malato da parte della sua famiglia può essere davvero onerosa: assumere una “badante” può arrivare a costare fino a 2 mila euro al mese mentre il ricovero in una Rsa può raggiungere i 3500 euro. Molti non sanno che è possibile chiedere e ottenere le cure sanitarie con oneri sostenibili. Il testo ripercorre il quadro normativo attuale, a partire dall’art. 32 della Costituzione fino ad arrivare alle prestazioni socio-sanitarie previste dai Lea, i livelli essenziali di assistenza, in base ai quali le Asl devono farsi carico delle prestazioni per anziani cronici non autosufficienti e/o dementi per una quota che varia dal 40 al 70% del costo totale, a seconda del livello di autosufficienza del paziente.

Gli autori puntano il dito anche contro il sistema di informazione televisivo e quello della carta stampata, colpevoli di mettere in luce solamente fatti di cronaca relativi ai malati non autosufficienti, uccisi dai parenti che spesso si tolgono la vita insieme a loro, senza indagare e approfondire l’altra tragedia, quella dei diritti negati e del perché si giunge a una soluzione tanto estrema. Il problema è che queste tragedie sono il “risultato di una cultura che punta a ridurre il problema della cura dei malati non autosufficienti ad un fatto privato”.

Tuttavia, una nuova organizzazione delle cure è possibile. Secondo il Csa, il Coordinamento sanità e assistenza, per scongiurare un “abbandono terapeutico” è necessario puntare sulla de-ospedalizzazione protetta, meno onerosa dell’ospedale o delle case di cura private, importante anche per assicurare la continuità delle cure oltre il ricovero, nonché sulle prestazioni di tipo domiciliare con il sostegno di Asl e comuni. “Non è accettabile, legalmente e moralmente, che lo Stato abbandoni queste persone a se stesse e alle loro famiglie – lasciate peraltro sole – solo perché li considera soggetti improduttivi e ‘di peso’ per la società”. (Federica Onori)

(16 febbraio 2014)