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Archivio giornaliero 19 Febbraio 2014

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Le indennità non sono redditi, i servizi sono diritti

Con queste parole e presentando una serie di richieste di modifica al Decreto che ha fissato il nuovo ISEE – strumento necessario per accedere alle prestazioni sociali agevolate – l’Associazione ANFFAS si dichiara anche pronta alla mobilitazione, per tutelare sino in fondo i diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie

«Il nuovo ISEE dovrebbe essere uno strumento per favorire l’equità tra i cittadini, ma come può essere equo uno strumento che considera come redditi indennità e provvidenze che già non riescono a colmare il divario esistente – anche in termini economici e di rischio povertà – tra i cittadini con e senza disabilità, e che rischia di limitare l’accesso a servizi essenziali e peggiorare le condizioni di vita delle persone con disabilità?». Sono parole pronunciate da Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), in una nota successiva all’entrata in vigore, l’8 febbraio scorso, del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) 159/13, che ha fissato il nuovo ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), strumento necessario per accedere a prestazioni sociali agevolate, per la cui messa a regime, per altro, sono ancora necessari alcuni passaggi regolamentari di portata non trascurabile, come abbiamo segnalato nei giorni scorsi. In particolare, l’iniziativa dell’ANFFAS – che dà seguito a un’azione esercitata ormai da tempo da tale Associazione su questo importante tema – intende «portare all’attenzione della collettività tutta e degli interlocutori politico-istituzionali una serie di richieste ben precise, fondate in primo luogo sul rispetto della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, documento che è Legge in Italia dal 2009 [Legge 18/09, N.d.R.]». «Sono richieste dettagliate – sottolinea Speziale – e soprattutto fondamentali per la vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie, una vita che merita pari diritti e opportunità e non continue vessazioni. Ed è proprio per l’importanza che tali punti rivestono che siamo pronti a una grande mobilitazione se quanto esposto non sarà accolto e accettato da chi di competenza».

Ricordando infine che sulla questione del nuovo ISEE è stato avviata in queste settimane anche la procedura per un ricorso collettivo nazionale, proponiamo qui di seguito l’elenco delle richieste formulate dall’ANFFAS:

– Non computare nella condizione economica del richiedente e della sua famiglia, utile per la determinazione dell’ISEE, gli emolumenti economici ricevuti da uno qualsiasi dei componenti il nucleo familiare per invalidità e/o condizione di disabilità o non autosufficienza, abrogando quindi, sul punto, l’articolo 5 del Decreto Legge 201/11 (il cosiddetto “Decreto Salva Italia”). È infatti assurdo e infondato pensare che tali emolumenti siano una fonte di arricchimento per la famiglia. – Eliminare dalla definizione di «prestazioni sociali agevolate», di cui all’articolo 1 del DPCM 159/13, la previsione che esse siano «limitate a coloro in possesso di particolari requisiti di natura economica». Non si può infatti limitare in base alla sola condizione economica l’accesso a servizi essenziali per la qualità di vita e il rispetto dei diritti umani dei cittadini (come un Centro Diurno può ad esempio essere, per una persona con disabilità). – Eliminare nell’articolo 6 del DPCM 159/13 il rinvio al successivo articolo 7, che prevede il calcolo dell’ISEE familiare – salvo straordinarie situazioni – per i minori con disabilità non autosufficienti fruitori di prestazioni socio-sanitarie, evitando così una possibile disparità tra maggiorenni con disabilità (frequentanti, ad esempio, Centri Diurni e che per usufruire di tale servizio potrebbero dichiarare solo l’ISEE derivante dalla somma delle condizioni economiche proprie e dell’eventuale coniuge e/o figli e non dei genitori o dei fratelli) e minori con disabilità fruitori dello stesso servizio, per i quali si dovrebbe dichiarare una condizione economica pari a quella dell’ISEE familiare. – Eliminare dall’articolo 2 del DPCM 159/13 le previsioni – del tutto contrastanti con il dichiarato valore del nuovo calcolo dell’ISEE quale livello essenziale delle prestazioni -, secondo le quali rimangono comunque «salve le competenze regionali in materia di formazione, programmazione e gestione delle politiche sociali e socio-sanitarie» e la possibilità per gli Enti Locali di selezionare, con ulteriori criteri rispetto a quello dell’ISEE, il novero dei beneficiari per l’accesso alle suddette prestazioni anche «tenendo conto delle disposizioni regionali in materia e delle attribuzioni regionali specificatamente dettate in tema di servizi sociali e socio-sanitari». L’ISEE, infatti, è un livello essenziale delle prestazioni e di conseguenza non può essere derogato dalla legislazione regionale le cui competenze in materia non possono discostarsi dal livello già individuato, se non per creare condizioni migliorative. Inoltre, gli enti erogatori non possono usare dei criteri diversi e ulteriori rispetto a quello dell’ISEE, per regolamentare l’accesso alle prestazioni sociali agevolate. – Introdurre direttamente nel nuovo DPCM la previsione di una o più soglie (anche calcolate in termini percentuali rispetto all’ISEE finale), al di sotto delle quali le prestazioni sociale agevolate siano sempre erogate e a titolo gratuito. – Eliminare dall’«Elenco delle prestazioni sociale agevolate condizionate all’ISEE», allegato al Decreto Ministeriale dell’8 marzo 2013 recante Definizione delle modalità di rafforzamento del sistema dei controlli del’ISEE, le prestazioni inerenti: il servizio socio-educativo scolastico e il supporto all’inserimento lavorativo. È infatti inammissibile che si possano condizionare i servizi a supporto della frequenza scolastica degli alunni con disabilità o stranieri alle condizioni economiche della famiglia dell’alunno. L’istruzione è un diritto costituzionale di tutti e non può essere negata o limitata. Ugualmente, non possono essere determinati dalle condizioni economiche i supporti a sostegno dell’inserimento lavorativo. – Prevedere un meccanismo di indicizzazione delle spese e franchigie che, come componenti negative, concorrono, ai sensi dell’articolo 4 del DPCM 159/13, a determinare, abbassandola, la situazione reddituale finale del richiedente e sua famiglia. – Re-Inserire nella scala di equivalenza di cui all’Allegato 1 del DPCM 159/13 (con la quale si individua il dividendo finale rispetto alla somma delle situazioni economiche, reddituali e patrimoniali, dei singoli componenti il nucleo familiare) la maggiorazione del dividendo pari a 0,50% per ogni componente con invalidità superiore al 66%. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: comunicazione@anffas.net.

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Ossigeno per il non profit

Dal sito www.superando.it Infatti, i dati presentati dall’IID (Istituto Italiano della Donazione), riguardanti la più recente indagine sull’andamento delle raccolte fondi nel Terzo Settore, parlano di un trend positivo, portando una ventata di ossigeno e di speranza a tutto il Terzo Settore e facendo auspicare a Edoardo Patriarca, presidente dello stesso IID, che «il 2014 possa essere davvero l’anno del dono»

Edoardo Patriarca, presidente dell’IID (Istituto Italiano della Donazione)

«Mi piace pensare che, visti i dati finalmente positivi raccolti, il 2014 possa essere davvero l’anno del dono: questi risultati, infatti, ci danno nuova energia per portare avanti il nostro progetto di istituire il Giorno del Dono a livello nazionale, con un apposito articolo di legge: un segno forte non per istituzionalizzare la generosità spontanea, ma per valorizzare e coltivare la solidarietà degli italiani, che è uno dei pilastri fondamentali da cui ripartire per uscire dalla crisi in maniera diversa da come ci siamo entrati». Così Edoardo Patriarca, presidente dell’IID (Istituto Italiano della Donazione), commenta gli esiti dell’indagine L’andamento delle raccolte fondi nel Terzo Settore: stime 2013 e proiezioni 2014 – 11a rilevazione semestrale, presentata a Roma e svolta dallo stesso IID, in collaborazione con l’ASSIF (Associazione Italiana Fundraiser) e con il patrocinio del Centro Nazionale per il Volontariato, del Forum Nazionale del Terzo Settore, di CSVnet (Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato) e della Fondazione Sodalitas (media partner Le buone notizie del «Corriere della Sera.it» e TG1 – Fa’ la cosa giusta).

In sostanza, i dati raccolti su un campione di oltre duecento organizzazioni non profit – statisticamente non rappresentativo, ma significativo dell’intero Terzo Settore italiano – mostrano un trend positivo, portando una ventata di ossigeno e di speranza a tutto il Terzo Settore, confermata del resto anche da una recente indagine IPR Marketing per «Il Sole 24 Ore». In particolare, guardando al periodo natalizio 2013, ben il 45% delle ONP hanno dichiarato di avere migliorato le proprie raccolte fondi da privati (cittadini e imprese), contro un 27% che invece ha segnalato un peggioramento rispetto all’anno precedente. Decisamente ottimistiche, poi, le previsioni per questo 2014: quasi il 60% delle organizzazioni, infatti, prevede di migliorare, a fronte di solo un 10% che prevede di peggiorare.

Per quanto poi riguarda gli strumenti di raccolta fondi più usati, continuano a primeggiare quelli legati agli eventi e al cosiddetto direct mailing cartaceo (spedizione di materiale per posta), con uno stacco ancora molto netto tra il contatto personale e fisico (46%), rispetto alle modalità che sottintendono un contatto virtuale o attraverso new media (16%). Ulteriore dato interessante, infine, è quello concernente l’utilizzo dei canali social: oltre l’80% del campione interpellato ha dichiarato di utilizzare i social media, ma solo il 2% punta su di essi quale strumenti di raccolta fondi, a fronte di un 94% che li alimenta con l’obiettivo di prevalente di comunicare. (S.B.)

È disponibile un ampio documento con l’esposizione di tutti i vari dati raccolti dall’IID per la sua undicesima indagine sulle raccolte fondi. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ornella.ponzoni@istitutoitalianodonazione.it.