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Archivio giornaliero 24 Febbraio 2014

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BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI: IL MIUR EMANA ANCORA UNA NOTA CON INDICAZIONI E CHIARIMENTI

Dal sito www.disabili.com Nei giorni scorsi il MIUR ha emanato una nota con la finalità di chiarire i dubbi sorti a seguito delle disposizioni dei mesi scorsi riguardanti gli alunni con Bisogni Educativi Speciali

Tutto è iniziato alla fine dell’anno scorso, quando il MIUR, a fine dicembre, ha emanato una Direttiva rivoluzionaria, centrata soprattutto sullo svantaggio scolastico non riferibile esplicitamente alla presenza di deficit. In essa è stato introdotto il macro-contenitore dei Bisogni educativi Speciali (BES), nel quale sono stati fatti rientrare non solo gli alunni con disabilità certificata e quelli con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), già tutelati da specifiche norme di riferimento, ma anche tutti quegli alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per difficoltà non riconducibili a certificazioni diagnostiche. Il provvedimento ha provocato un ampio dibattito, sia per gli aspetti innovativi e in parte inediti che ha introdotto, sia per alcuni interrogativi che ha suscitato, rispetto ai quali si è auspicata una ulteriore specificazione ministeriale.
Qualche mese più tardi, perciò, il MIUR ha pubblicato la Circolare n. 8, contenente le indicazioni operative riferite alla precedente Direttiva. Anche in questo caso, però, il dibattito è stato molto acceso e, in generale, ha visto il personale scolastico radicalizzare posizioni di consenso o, al contrario, di sospetto. Se da una parte, infatti, si è ritenuto quanto previsto dalla circolare come un nuovo strumento per gestire situazioni di difficoltà non certificate o diagnosticate, dall’altra, invece, è emerso soprattutto il timore che il provvedimento preceda l’intenzione di ulteriori tagli di personale, in questo caso di sostegno.

A fine giugno, poi, è stata emanata una nota, che ha consentito tempi più lunghi per la predisposizione del Piano Annuale per l’Inclusività (PAI) previsto dalla precedente circolare, affidando agli Uffici Scolastici Regionali il compito di individuarne tempi e modi. Nel dibattito che ne è seguito è emersa spesso la considerazione che in tale nota il MIUR abbia in qualche modo ridimensionato la portata degli interventi previsti dai documenti precedenti. Sono rimaste inoltre diverse perplessità sulle prassi e sugli aspetti operativi da mettere in pratica.

Nei giorni scorsi, pertanto, è stata emanata una nuova nota, la n. 2563 del 22 novembre, in cui il Miur richiama in primo luogo la distinzione tra ordinarie difficoltà di apprendimento, gravi difficoltà e disturbi di apprendimento. Se le ordinarie difficoltà possono essere osservate per periodi temporanei in ciascun alunno, quelle più gravi hanno carattere più stabile e per le concause che le determinano presentano un maggior grado di complessità. Il disturbo d’apprendimento, invece, ha carattere permanente e base neurobiologica. L’attenzione è rivolta soprattutto ai casi di difficoltà non meglio specificate: soltanto qualora nel Consiglio di classe o nel team docenti si concordi sull’efficacia di strumenti specifici, ciò potrà comportare l’adozione di un Piano Didattico Personalizzato (PDP). La nota chiarisce che non è compito della scuola certificare gli alunni, ma individuare quelli per i quali è opportuna l’adozione di particolari strategie didattiche. Il Miur specifica, inoltre, che gli alunni con cittadinanza non italiana necessitano anzitutto di interventi didattici relativi all’apprendimento della lingua e solo in via eccezionale di un Piano Pidattico Personalizzato (PDP). Il PAI, ancora, deve essere inteso come un momento di riflessione di tutta la comunità educante, quale integrazione del Piano dell’offerta formativa, di cui è parte sostanziale. Ulteriori indicazioni vengono poi fornite in merito al Gruppo di Lavoro per l’Inclusività (GLI).

Non mancano, però, anche in questo caso, le perplessità, dalle sottocategorie indicate dalla Direttiva, che hanno fatto posto a distinzioni ben più generiche, alla nota che accompagna il documento, che fornisce una distinzione inedita e non poco problematica tra certificazione e diagnosi. Attendiamo perciò con fiducia gli ulteriori sviluppi; la nota ci rassicura in merito, chiarendo che ulteriori approfondimenti saranno comunicati con altre note.

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Il Ministero della Salute ha pubblicato i risultati del monitoraggio sull’erogazione dei LEA nelle regioni italiane per l’anno 2011

Dal sito www.disabili.com I Lea sono i Livelli Essenziali di Assistenza, ovvero tutta quella serie di servizi  e prestazioni che il cittadino ha diritto di vedersi erogare dal Servizio Sanitario Nazionale gratuitamente o a fronte del pagamento di un ticket. Si tratta quindi di quegli importantissimi servizi ai quali abbiamo diritto, in ambito sanitario, pagando le tasse, e vanno dall’assistenza di base alla erogazione di servizi domiciliari per determinate persone. Va ricordato, comunque, che i Lea sono “la base” dalla quale partire, e che poi ciascuna regione può aumentarne il ventaglio di offerta  ai propri cittadini.

I servizi che rientrano nei Lea sono servizi di: assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro, assistenza distrettuale (in questi rientrano le attività e i servizi sanitari e sociosanitari diffusi capillarmente sul territorio, dalla medicina di base all’assistenza farmaceutica, dalla specialistica e diagnostica ambulatoriale alla fornitura di protesi ai disabili, dai servizi domiciliari agli anziani e ai malati gravi ai servizi territoriali consultoriali -consultori familiari, SERT, servizi per la salute mentale, servizi di riabilitazione per i disabili, ecc. -, alle strutture semiresidenziali e residenziali – residenze per gli anziani e i disabili, centri diurni, case famiglia e comunità terapeutiche), e infine quelli di assistenza ospedaliera, sia in ricovero, che day hospital che riabilitazione ecc.
Per valutare in che modo si comportano le singole regioni a livello di qualità, efficienza e appropriatezza dei servizi, il Ministero della Salute si occupa, di anno in anno, di monitorare l’erogazione di questi servizi essenziali alla popolazione, con lo scopo di mappare la situazione per intervenire in caso di eventuali criticità, ma anche individuare punti di forza  per l’erogazione della quota  premiale del 3% del fondo sanitario, nel caso in cui la verifica dia esito positivo, e le regioni risultino quindi adempienti. La certificazione degli adempimenti (Monitoraggio dei livelli essenziali di assistenza)  avviene mediante la documentazione richiesta appositamente alle regioni attraverso un questionario ed un’analisi della stessa, integrata con informazioni già disponibili presso il Ministero della Salute. Ne esce quindi una Griglia composta di 21 indicatori, nella quale vengono raccolti tutti i dati che permettono una valutazione generale dei livelli di assistenza in Italia.
Il Ministero ha reso noto nei giorni scorsi il risultati del monitoraggio delle regioni italiane per l’anno 2011, raccolti nel documento “Adempimento mantenimento dell’erogazione dei LEA – anno 2011“,  a cura dell’Ufficio VI della Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute, e che quest’anno per la prima volta riporta anche i dati delle Regioni Valle D’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Sardegna e delle Province Autonome di Trento e Bolzano per il triennio 2009-2011.

Dal monitoraggio emerge che sono nove le regioni italiane promosse: Liguria, Emilia Romagna, Umbria, Toscana, Marche, Veneto, Piemonte, Lombardia e Basilicata. Si tratta, quindi, di regioni adempienti, nelle quali cioè i livelli essenziali sono garantiti, e i cui costi rientrano nei budget, senza sforare. Altre quattro regioni si posizionano sul semaforo “giallo”: si tratta di Abruzzo, Molise, Sicilia  e Lazio le quali, assolvendo ad  alcuni impegni possono diventare adempienti. Fanalino di coda, con rinvio ai Piano di rientro, per Calabria, Puglia e Campania, che dovranno sistemare i loro conti.

A livello concreto, si legge nel documento, rispetto al 2010 si rileva una diminuzione dei ricoveri ospedalieri e un aumento dell’appropriatezza dell’assistenza ospedaliera erogata nelle Regioni. Come spesso accade, tra regione e regione si registrano importanti variabilità del mantenimento nell’erogazione delle prestazioni, ma non solo: le variazioni si registrano anche all’interno della medesima regione. Sempre rispetto al 2010, un miglioramento per la Liguria che avendo assolto gli impegni previsti risulta adempiente e con Lazio, Sicilia, e Molise che passano da una situazione critica ad un livello in cui, assolvendo alcuni impegni possono diventare adempienti. Ciò evidenzia l’effetto positivo del  programma di supporto alle Regioni attraverso i Piani di rientro in 3 regioni su 6.

A questa pagina del Ministero della Salute, la mappa interattiva per vedere i risultati del monitoraggio regione per regione
Per approfondire:
Il documento  del Ministero
Monitoraggio dei livelli essenziali di assistenza