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UN 3 DICEMBRE DI CULTURA, TECNOLOGIA E SPORT

Fonte www.superabile.itLa disabilità può non essere un problema e ci sono storie ed esperienze che lo dimostrano, delle vere e proprie eccellenze nel campo della tecnologia, dello sport e della cultura. Sono quelle che il Contact center “SuperAbile Inail”, in collaborazione con il Ministero dei beni culturali e il Comitato italiano paralimpico, ha scelto di presentare in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, celebrata dalle Nazioni Unite dal 1992 e giunta ora alla 24esima edizione.

L’appuntamento è per il prossimo 3 dicembre all’Auditorium Inail di Roma: una mattinata in cui si alterneranno politici, rappresentanti delle istituzioni, dirigenti, studiosi, assistenti sociali, atleti paralimpici.

La Giornata 2015 – che interessa un miliardo di individui in tutto il mondo, secondo le stime dell’Onu – ha come focus “l’accesso e l’empowerment per le persone di tutte le abilità”. Un approccio moderno alla disabilità, vista non come un problema ma come una limitazione da rimuovere con il contributo di tutti; perché in tutti gli ambiti, le barriere che limitano la vita privata e la partecipazione alla vita pubblica possono essere ridotte o eliminate. Vivere in una casa a misura di limitazioni, usare app che rendono più semplice la quotidianità, poter praticare discipline sportive anche ad alto livello, visitare luoghi dell’arte e dell’archeologia che sembravano irrimediabilmente preclusi sono tutti esempi di come la disabilità può non essere un problema.

All’Auditorium Inail dalle 9,30 del 3 dicembre le anteprime e testimonianze in tal senso saranno introdotte dagli interventi – coordinati dal direttore editoriale di SuperAbile, Stefano Trasatti – del Direttore centrale Pianificazione e Comunicazione INAIL Giovanni Paura, del Sottosegretario ai Beni e alle attività culturali e al Turismo Ilaria Borletti Buitoni e del dirigente Divisione Politiche sociali per le persone con disabilità del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Alfredo Ferrante. Tre le sessioni previste: una sulla tecnologia, una sullo sport, una sulla cultura, Di “accessibilità alla tecnologia”, a partire dalle esperienze SuperAbile nel mondo mobile parleranno Paolo Guidelli (Consulenza per l’Innovazione Tecnologica INAIL) e Guglielmo Boni (Sede di Bergamo INAIL).

La “casa dei sogni che diventa accessibile” sarà invece l’argomento degli interventi di Massimo Improta (Area Ausili Centro Protesi INAIL di Vigorso di Budrio) e Nicoletta Vego Scocco (Assistente sociale sede di Trento INAIL).

Il segretario generale del Cip, Marco Giunio De Sanctis, sarà invece il protagonista della sessione dedicata all’accessibilità allo sport, che vedrà anche la testimonianza dell’atleta paralimpica Monica Contrafatto, che racconterà di come la sua vita è cambiata grazie alla pratica sportiva. Infine, spazio all’accessibilità ai luoghi della cultura con una sessione condotta da Ugo Soragni (Direttore generale Musei MiBACT). Di “Cultura senza ostacoli ad Urbino: un percorso nel Rinascimento” parlerà Peter Aufreiter (Direttore Galleria Nazionale delle Marche di Urbino MiBACT), mentre del percorso di accessibilità alla Tomba della Pulcella nella necropoli di Tarquinia, oltre ad altri progetti di fruizione ampliata, tratterà Alfonsina Russo (Soprintendente all’Archeologia del Lazio e dell’Etruria meridionale MiBACT). Si vola poi idealmente in Sardegna, con l’esperienza del “museo liquido” di Cagliari: a raccontarla Elena Romoli e Anna Maria Marras (Polo Museale della Sardegna-Museo archeologico nazionale di Cagliari MiBACT).

Ancora: del rafforzamento delle “Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale” parleranno Fabrizio Vescovo (Direttore del Master “Progettare per tutti” Università La Sapienza di Roma) e Gabriella Cetorelli (Responsabile Servizio Progetti speciali Direzione Generale Musei MiBACT). Infine, il racconto di una viaggio per l’integrazione, quello realizzato con il progetto “Basilicata Land off”, illustrato da Filomena Zaccagnino (Assistente sociale della Direzione Regionale Basilicata INAIL) e Alfredo Clemente (Partecipante al progetto

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    “CITTADINI PER COSTITUZIONE VOLONTARI PER SCELTA”- AUTOCONVOCAZIONE DEL VOLONTARIATO ITALIANO

    Fonte – Comunicato stampa – Alla vigilia della Giornata Internazionale del Volontariato Forum Nazionale del Terzo Settore, Consulta del Volontariato presso il Forum, CSVnet – Coordinamento nazionale dei Centri di Servizio per il volontariato, ConVol – Conferenza permanente delle Associazioni, Federazioni e Reti di Volontariato, Caritas Italiana e CNV – Centro Nazionale Volontariato, promotori dell’Autoconvocazione del Volontariato italiano, indicono una conferenza stampa che si terrà venerdì 4 dicembre alle ore 11.30, in via del Corso 262 a Roma.

    A sette mesi dall’evento del 9 maggio che ha raccolto a Roma centinaia di volontari provenienti da tutta Italia, i promotori dell’Autoconvocazione del Volontariato Italiano rilanciano il percorso con l’obiettivo di riaprire un confronto sul valore del volontariato e sull’impatto della Riforma del Terzo Settore. L’intento è quello di avviare un cammino territoriale di riflessione e partecipazione che orienti il confronto verso i temi e i valori del volontariato e dell’azione volontaria e che ribadisca che il volontariato non è solo risposta ai bisogni sociali sempre più urgenti ma è anche realtà, trasversale a tutto il terzo settore, che vuole affermare la propria identità, autonomia e ruolo politico.

    Si prega di confermare la presenza

    Contatti Uffici stampa

    Forum Nazionale del Terzo Settore

    Anna Monterubbianesi –  06 88802906 – stampa@forumterzosettore.itwww.forumterzosettore.it

    CSVnet

    Clara Capponi – 3402113992 – ufficiostampa@csvnet.it –  www.csvnet.it

    ConVol

    Paola Scarsi –  347 3802307- ufficiostampa@convol.it – www.convol.it

    Centro Nazionale per il Volontariato

    Gianluca Testa, Giulio Sensi – 0583 419500 – ufficiostampa@centrovolontariato.netwww.centrovolontariato.net

     Caritas Italiana

    Ferruccio Ferrante – 0666177226  – mailto:comunicazion@caritas.it – www.caritas.it

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      LA DISABILITÀ NON È UNA MALATTIA

      Fonte www.lombardiasociale.it – La sentenza del Consiglio di Stato non riguarda solo il titolo di studio necessario per lavorare nei CDD: rappresenta un passo in avanti per l’affermazione dell’approccio sociale alla disabilità “Le persone che frequentano il C.D.D. sono affette da menomazioni gravi (…). Esse sono chiamate a frequentare il C.D.D. per compiere un percorso di riabilitazione. L’educatore professionale accompagna le persone (con menomazioni) in tale percorso, con l’attuazione di specifici progetti educativi e riabilitativi. Pertanto, per l’educatore che opera nei C.D.D. è una condizione essenziale l’essere in possesso di adeguate cognizioni sanitarie. Soltanto così egli è in grado di innestare sulle persone con menomazioni il percorso educativo, riabilitativo, assistenziale, socializzante, con i necessari presupposti di appropriatezza ed efficacia”. (da: dossier educatore professionale socio sanitario – Associazione Senza Limiti).

      “(…) la a disabilità è un concetto in evoluzione (…) è il risultato dell’interazione tra persone con menomazioni e barriere comportamentali ed ambientali, che impediscono la loro piena ed effettiva partecipazione alla società su base di uguaglianza con gli altri”, (da: Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità – preambolo, lettera g.).

      Il confronto tra questi due passaggi non è il tentativo di indurre chi legge a confrontare i due periodi per attribuire voti e consegnare pagelle. Si tratta di una indicazione chiara per comprendere i motivi e le ragioni che hanno indotto le associazioni delle persone con disabilità che fanno riferimento a LEDHA a impegnarsi apertamente, nel contenzioso aperto dal ricorso dell’Associazione Senza Limiti e dalla successiva sentenza del TAR Lombardia, in merito alla tipologia di laurea necessaria per lavorare come educatori nei CDD.

      Cosa nascondeva il dibattito sulla differenza tra l’agire di educatore professionale con una titolo rilasciato da un corso di laurea “sanitario” piuttosto che “sociale”? E’ apparso con tutta evidenza che sotto questa querelle, si trovava traccia del dibattito intorno alla stessa descrizione del fenomeno disabilità e quindi dei servizi che devono prendere in carico le persone con disabilità. Il confronto, quando anche si svolga nelle aule dei tribunali, serve per proseguire nel lento, difficile e non scontato percorso che anima chiunque è convinto che affrontare i temi della disabilità significa abbandonare del tutto l’approccio sanitario per abbracciare l’approccio basato sui diritti umani. Significa rileggere e reinterpretare non solo i bisogni, ma anche le risposte, in chiave anti-discriminatoria, di restituzione di pari opportunità, di creazione delle condizioni e dei modi per garantire il diritto a partecipare su base di uguaglianza alla vita e allo sviluppo della Comunità.

      Un percorso che tante persone e associazioni hanno avviato da tempo e che sarebbe ora venisse considerato anche nelle norme per gli accreditamenti e per il funzionamento dei servizi alla persona, unitamente alla necessità che anche chi gestisce servizi si convinca del potenziale di imprenditoria sociale che il cambio di paradigma della disabilità può generare, come già qualcuno sta facendo e sperimentando.

      La sentenza emessa dal Consiglio di Stato lo scorso 24 novembre (n. 03602/2015) ha rimesso al posto giusto le questioni sollevate dall’Associazione Senza Limiti e raccolte e condivise dal TAR della Lombardia con la sentenza emessa pochi mesi prima (5 marzo 2015 n. 00369/2015) – i veda articolo correlato. “…la gara è diretta all’aggiudicazione di un servizio complesso, a contenuto in primo luogo sanitario, da eseguire in favore anche di persone affette da grave disabilità e che necessitano…di prestazioni di natura sanitaria e riabilitativa e non solo assistenziale e rieducativa” (TAR Lombardia)” al riguardo, l’appellante ha efficacemente posto in rilievo che” l’approccio alla persona in stato di disabilità non deve avvenire solo in termini di malattia, ma deve assumere a riferimento la condizione di chi a causa della stato di menomazione, versa in condizioni di ridotte capacità di interagire con l’ambiente e di emarginazione e necessita, quindi, di un assiduo intervento per lo svolgimento delle attività quotidiane e per il recupero della condizione di svantaggio sociale” (Consiglio di Stato).

      Due modi diversi di intendere l’approccio alle disabilità? Ancora una volta non serve spandere giudizi e non serve essere sprezzanti, ma la diversità di ragionamento e di motivazioni che ritroviamo nelle due sentenze illustra a tutti noi, con grande chiarezza, il cammino che ancora occorre compiere. Intanto però la vicenda che generò il ricorso al TAR si è conclusa, e in modo del tutto diverso da quella prima sentenza. E LEDHA di questo è assolutamente e pienamente soddisfatta, per due motivi:

      – il primo perché, nell’ambito di alcuni settore della Magistratura Amministrativa, si conferma e si consolida il processo di consapevolezza del peso anche giuridico della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità:

      – il secondo perché sulla vicenda specifica LEDHA non ha esitato, attraverso i suoi canali di comunicazione e il suo rapporto con gli Enti Locali del territorio, ad assumere una chiara posizione di assoluta contrarietà non solo alla presentazione del ricorso al TAR ma, soprattutto, rispetto alle motivazioni dei ricorrenti. Vicenda conclusa sul piano giudiziario, quindi, ma tema apertissimo rispetto alla riforma socio-sanitaria regionale e, più in generale, sull’evoluzione del sistema dei servizi alla persona in chiave inclusiva.

      Rispetto alla riforma, i contenuti della sentenza del Consiglio di Stato saranno utili per mantenere in evidenza alle nuove ATS e alla nuove ASST le finalità dei servizi, bene descritte dall’articolo 19 della “Convenzione ONU”: “le persone con disabilità abbiano accesso a una serie di servizi (…) per consentire lori di vivere nella società e di inserirsi e impedire che siano isolate o vittime di segregazione” In coerenza con l’approccio sociale, basato sui diritti umani, che caratterizza la “Convenzione” abbiamo visto come la sentenza del Consiglio di Stato indica con chiarezza che l’obiettivo dell’azione dei Centri diurni non possa prescindere dal “recupero della condizione di svantaggio sociale”.

      Un percorso che è importante, ma non sufficiente, dichiarare. Alla sua realizzazione devono essere orientate le risorse umane e professionali già oggi presenti nei servizi, consapevoli che le difficoltà da affrontare sono tante e che siamo ancora molto lontani dall’avere pronte tutte le risposte per tutti i problemi.

      L’evoluzione in chiave inclusiva della rete dei servizi, chiede una forte alleanza in primo luogo tra Federazioni, Associazioni e Comitati di persone e famiglie con disabilità, Istituzioni Pubbliche e, soprattutto, enti gestori dei servizi e operatori che vi lavorano. Un’alleanza da costruire volta per volta, progetto per progetto, formazione per formazione, senza “verità in tasca” e atteggiamenti pregiudiziali, ma con determinazione, voglia e capacità di investire in sperimentazioni, studio e ricerca e, ancora una volta, con grande disponibilità al confronto, in un percorso per tentativi ed errori che non può essere animato se non dai suoi diretti protagonisti. Le persone con disabilità, tutte le persone con disabilità, cui dobbiamo restituire voce e parola per determinare le scelte fondamentali che riguardano la loro vita.

      Articolo a cura di Giovanni Merlo e Marco Faini (consulente per le politiche sociali di Anffas Lombardia e Anffas Nazionale)

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        MESSAGGIO DEL SEGRETARIO GENERALE ONU

        Anche in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità 2015, il Segretario Generale Onu ha lanciato il suo messaggio. Di seguito riportiamo una traduzione non ufficiale del testo

        Quest’anno la Giornata Internazionale delle persone con disabilità è nel segno dell’adozione dell’ambiziosa Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Questo progetto di azione globale ci chiama a non lasciare nessuno indietro. Costruire un mondo sostenibile ed inclusivo richiede l’impegno delle persone di tutte le abilità.

        L’Agenda 2030 comprende molti temi legati alle persone con disabilità e dobbiamo lavorare insieme per trasformare questi propositi in realtà. All’inizio di quest’anno, la United Nations Third World Conference on Disaster Risk Reduction (Terza Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulla riduzione dei rischi) ha riconosciuto il ruolo chiave che le persone con disabilità possono giocare nel promuovere un approccio accessibile a livello universale relativamente all’affrontare e a rispondere eventuali catastrofi o disastri.

        Il prossimo anno, la United Nations Conference on Housing and Sustainable Urban Development (HABITAT III) discuterà una nuova agenda per lo sviluppo urbano per rendere le nostre città inclusive, accessibili e sostenibili.

        Le voci delle persone con disabilità saranno fondamentali per questo processo. Per il futuro abbiamo bisogno di rafforzare le politiche e le pratiche di sviluppo al fine di garantire che l’accessibilità diventi parte dello sviluppo inclusivo e sostenibile.

        Ciò richiede di migliorare la conoscenze delle sfide che tutte le persone con disabilità affrontano – anche attraverso una maggiore disponibilità di dati sul tema – e garantire loro la possibilità di creare ed utilizzare ogni opportunità.

        Insieme alle persone con disabilità possiamo spostare il nostro mondo in avanti non lasciando nessuno dietro.

        Il testo ufficiale del messaggio (in lingua inglese) è disponibile qui

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          GRASSO, BOLDRINI E GIANNINI IN DIRETTA RAI E WEBTV PER IL 3 DICEMBRE 2015

          Fonte www.camera.it – Si svolgerà giovedì 3 dicembre, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, alle ore 10, l’evento conclusivo dell’iniziativa del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) in occasione della “Giornata internazionale delle persone con disabilità”.

          Alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, interverranno i Presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, e i Presidenti delle Commissioni Cultura e Istruzione di Camera e Senato, Flavia Piccoli Nardelli e Andrea Marcucci, risponderanno alle domande degli studenti. Concluderà la ministra Stefania Giannini.

          Nell’incontro – trasmesso in diretta dalla Rai a cura di Rai Parlamento e dalla webtv della Camera – saranno presentate alle più alte cariche dello Stato le conclusioni di una sessione di confronto tra gruppi di lavoro di studenti con e senza disabilità, svolta presso il Miur: un’occasione per raccontare la loro idea di scuola inclusiva, esprimere bisogni e aspettative e condividere progetti per il futuro.

          L’obiettivo dell’evento segue la tecnica, da tempo invalsa in ambiti comunitari, degli hearings, durante i quali i protagonisti dialogano ascoltandosi reciprocamente e individuando ipotesi di soluzione, di miglioramento o di reattività rispetto a problemi e spunti di approfondimento emersi durante la fase della discussione. Una modalità che rende immediatamente percepibile la disponibilità all’ascolto e il coinvolgimento attivo delle Istituzioni.

          All’incontro sarà presente anche Anffas Onlus con il suo presidente nazionale ed un Auto-Rappresentante.

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            BARRIERE, PREGIUDIZI, DISCRIMINAZIONI

            Fonte www.corriere/saluteMario pagherà il pranzo a tutti coloro che, provando una «carrozzina» – sua abituale compagna di vita -, riusciranno «a usare un mezzo del trasporto pubblico locale». Abita a Monticelli D’Ongina (in provincia di Piacenza) e la sua provocazione è in realtà un invito a calarsi nei suoi panni.

            Margherita invece ha un figlio con un’atrofia spinale: vive a Lecce e a metà mattina, dopo averlo accompagnato, torna scuola perché nessuno ha l’incarico di portare il suo bambino in bagno a fare pipì.

            Poi c’è Stefano, un 57enne di Padova, che è finito in una specie di comunità perché quando è rimasto paralizzato era single e i suoi genitori erano troppo anziani per poterlo assistere.

            Vorresti mai fare cambio? In occasione della prossima Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità, che cade come sempre il 3 dicembre, la Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap*) lancia #Inmyplace, una campagna di sensibilizzazione sui social network per impattare più direttamente sugli atteggiamenti spesso inconsapevoli della gente comune, della società, del mondo del lavoro, della politica. Perché anche l’essere ignorati, di fatto, è un ostacolo. Dopo aver raccolto un centinaio di vissuti di persone con disabilità, o di loro familiari, la Fish ora invita chiunque a mettersi idealmente al loro posto. Lo si può fare attraverso il sito Inmyplace.it, condividendo una o più storie sul proprio profilo Facebook o via Twitter in modo da farle conoscere a più “amici” possibili.

            Per leggere l’articolo integrale clicca qui

            Per leggere il comunicato Fish sull’iniziativa clicca qui

            *Cui Anffas Onlus aderisce

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              IL DIRITTO ALLA SALUTE DELLA PERSONA CON DISABILITÀ

              Fonte www.superando.it«Stessi diritti ma bisogni più complessi: il diritto alla Salute per le persone con disabilità si scontra purtroppo ancora oggi con competenze, strumentazioni e adattamenti organizzativi in molti centri ospedalieri ancora inadeguati»: così Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap*), presenta il convegno intitolato Il diritto alla Salute della persona con disabilità, organizzato per il 3 dicembre all’Auditorium del Palazzo della Gran Guardia di Verona (ore 9.30), in occasione della Giornata Internazionale ed Europea delle Persone con Disabilità.

              A promuovere l’incontro è stato il GALM (Gruppo Animazione Lesionati Midollari), in collaborazione con l’Assessorato ai Servizi Sociali e alla Famiglia del Comune di Verona e con le Associazioni UILDM (Unione Italiana Distrofia Muscolare), ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spastici) – queste ultime tre tutte aderenti alla FISH – Sordi Antonio Provolo e UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), oltreché con il CEMEF (Centro Educazione Motoria e Fitness) e con il Progetto Si può fare: perché no? dell’Associazione Culturale LiberaMente Cavaion.

              «L’idea di questo convegno – spiegano i promotori – nasce dall’esigenza di affrontare il problema del disagio sofferto dalle persone con disabilità di qualsiasi tipologia esse siano, fisiche, intellettive o sensoriali, quando vengono ricoverate negli ospedali dove il personale sanitario troppo spesso non è in grado di affrontare alcuni loro particolari bisogni. Basti pensare alle esigenze assistenziali che hanno le persone para o tetraplegiche o quelle sorde per quanto riguarda la comunicazione, oppure quelle con autismo. I nostri ospedali, lo sappiamo, sono molto carenti nell’affrontare certi bisogni particolari che vengono lasciati quasi sempre in carico alle famiglie dei pazienti. Per questo nasce l’esigenza di sottoporre la Carta dei Diritti delle Persone con Disabilità in Ospedale ai nosocomi e alle varie strutture sanitarie della Provincia di Verona».

              La Carta dei Diritti di cui si parla, lo ricordiamo, è nata nella primavera del 2013 a cura della Cooperativa Sociale Romana Spes contra Spem, come avevamo ampiamente riferito a suo tempo, è stata presentata a Milano e adottata ad esempio dal Policlinico Gemelli di Roma. Introdotto dal presidente del GALM Aldo Orlandi e moderato da Marco Vesentini, presidente della Consulta Comunale della Disabilità di Verona, il convegno sarà aperto da Flavio Savoldi, presidente della FISH Veneto (La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, in particolare sull’articolo 25 “Il diritto alla Salute”), seguito dalle testimonianze delle varie Associazioni promotrici dell’incontro, sulle specifiche problematiche incontrate nelle strutture ospedaliere dalle persone con disabilità.

              Dal canto suo, Gabriella Fermanti, vicepresidente del GALM, si soffermerà sul tema I disagi delle donne con disabilità motoria quando si approcciano alle strutture sanitarie, mentre Patrizia Tortella del Dipartimento di Diagnostica e Sanità Pubblica dell’Università di Verona si occuperà del Diritto alla salute dei bimbi con disabilità. Interverrà quindi un rappresentante della Direzione Medica dell’Azienda Ospedaliera di Verona, seguito da Renato Avesani, direttore del Dipartimento di Riabilitazione dell’Ospedale Di Negrar (Verona) (Appropriatezza dei servizi ospedalieri verso i bisogni delle persone con disabilità). Concludere l’incontro la presentazione della citata Carta dei Diritti delle Persone con Disabilità in Ospedale.

              Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Aldo Orlandi (orlandi.aldo@gmail.com)

              *Cui Anffas Onlus aderisce