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I “FALSI INVALIDI” OVVERO “MOLTO RUMORE PER NULLA”? (O PEGGIO?)

Fonte – www.superando.it – È certamente degno di nota l’approfondimento curato dal direttore editoriale della nostra testata Carlo Giacobini, responsabile anche del Servizio HandyLex.org, pubblicato in questi giorni dalla rivista «Welfare Oggi», con il titolo Dove sono finiti i “falsi invalidi”? Nell’àmbito infatti di un’ampia riflessione sul sistema dei controlli, sugli esiti e sui risparmi ottenuti a seguito dei piani di verifica straordinaria, condotti dall’INPS, sulle provvidenze economiche spettanti a invalidi, sordi e ciechi civili, l’articolo prende le mosse da due recenti fatti di cronaca, a Palermo e a Napoli, per tentare di capire quale sia la reale consistenza numerica dei cosiddetti “falsi invalidi”, rispetto al complesso di oltre 3 milioni di provvidenze assistenziali erogate annualmente dall’INPS a circa 2 milioni e 600.000 persone. «Ma ci si domanda anche – come viene sottolineato in “Condicio.it”, sito della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap**) – come sia possibile aggirare il sistema di riconoscimento e di validazione dei verbali di invalidità civile, che è uno dei più stringenti che la Pubblica Amministrazione conosca, arrivando a coinvolgere un numero minimo di 12 medici appartenenti a due diversi enti fra loro indipendenti. E ci si chiede, infine, come mai dopo 1 milione e 250.000 controlli, approvati dal Parlamento negli ultimi anni, gli scandali vengano scoperti dalla Guardia di Finanza o dai Carabinieri e non dall’Istituto preposto ai controlli».

Riprendendo temi già percorsi in diverse occasioni anche su queste pagine (si vedano a tal proposito i titoli nella colonnina a fianco), Giacobini conclude stimando i reali e assai scarsi esiti delle campagne avviate con grande risonanza “alla caccia di falsi invalidi”: circa lo 0,2% di risparmio annuo sulla spesa totale per pensioni di invalidità civile e indennità di accompagnamento, risparmio che per altro è al lordo dei successivi esiti dei contenziosi, ossia dei ricorsi presentati da chi si vede revocare la pensione o l’indennità. Nel 40% dei casi, infatti, l’INPS soccombe in giudizio ed è quindi obbligato a restituire le provvidenze, con gli interessi, pagando anche le spese legali. Il tutto, naturalmente, a fronte di pesanti disagi patiti dalle persone, spesso convocate a visita nonostante condizioni di salute gravissime, la conseguente dilatazione dei tempi medi necessari per il riconoscimento delle prestazioni e lo stigma che le campagne contro i “falsi invalidi” hanno contribuito ad alimentare tra i cittadini nei confronti delle persone con disabilità.

*Articolo di Carlo Giacobini

**Cui Anffas Onlus aderisce

Cliccando qui potete leggere l’analisi integrale di Carlo Giacobini su “Welfare Oggi”

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    19 E 20 DICEMBRE RACCOLTA FONDI PER TELETHON

    Anffas Onlus Corigliano partecipa alla raccolta della FONDAZIONE TELETHON per sostenere la ricerca sulle disabilità intellettive e/o relazionali.

    TelethonAnffasSabato 19 e domenica 20 dicembre Anffas sarà presente nelle piazze italiane per partecipare alla raccolta fondi per Fondazione Telethon con il cuore di cioccolato.

    A Corigliano Anffas sarà lieta di incontrare la cittadinanza sabato 19 presso la sede in via degli Iris 15 Schiavonea dalle ore 16,00 alle ore 19,00 in occasione della festa di natale e domenica 20 presso il parco Fabiana Luzzi dalle ore  10,00 alle ore 13,00 e consegnare  con una donazione di €10,00 il cuore di cioccolato simbolo di questa maratona .

    I regali più belli sono quelli fatti col cuore.

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      “Non è un Giubileo per disabili”: alberghi e chiese di Roma inaccessibili

      Fonte www.superabile.it La denuncia dell’associazione Luca Coscioni a pochi giorni dall’apertura del Giubileo della Misericordia: solo un albergo su sette ha almeno due stanze accessibili. Bollino rosso anche ad alcune chiese giubilari. E oltre alla discriminazione c’è anche un danno economico

      ROMA – Mancano pochi giorni dall’apertura del Giubileo delle Misericordia a Roma, ma la città non sembra essere pronta per accogliere le persone con disabilità motoria. Le barriere sono tante, sia nelle strutture ricettive, che nelle stesse chiese giubilari o carrozzine su sfondo biancosui percorsi che faranno i pellegrini e oltre a non permettere una piena partecipazione, sono anche un mancato guadagno per la stessa capitale. A denunciarlo una video inchiesta di Radio Radicale “Barriere sante. Non è un Giubileo per persone disabili”, presentata giorni fa a Roma, presso la sala Nassirya del Senato, dall’associazione Luca Coscioni. Grazie a due persone con disabilità, infatti, gli autori dell’inchiesta (Maria Gabriella Lanza e Filippo Poltronieri) hanno testato l’effettiva accessibilità dei luoghi del Giubileo e delle strutture alberghiere e i risultati parlano chiaro.

      Per il Giubileo, spiega l’associazione, la città di Roma si appresta ad accogliere circa 33 milioni di persone e i disabili rappresentano una quota non trascurabile. Tuttavia, la città non sembra essere pronta ad accoglierli in maniera adeguata. Lo dimostrano i dati raccolti da alcune delle strutture alberghiere contattate dall’associazione. Su 110 hotel della capitale e 20 convitti religiosi situati nelle vicinanze dei percorsi giubilari, infatti, solo il 14 per cento, cioè uno su 7, è risultato essere a norma. Il 17 per cento, invece, ha almeno una stanza accessibile ma non rispetta le proporzioni stabilite dalla legge. La legge del 1989, infatti, prevede che il numero di stanze accessibili in ogni struttura ricettiva debba essere di almeno due per gli hotel che ne hanno fino a 40.

      Nella realtà, però, le cose sono diverse e tra le diverse strutture emerge come siano quelle più costose ad avere più disponibilità di stanze e strutture accessibili, mentre quelle più economiche sono un disastro. Secondo quanto ha potuto osservare l’associazione, infatti, sono gli hotel di lusso ad avere una maggiore disponibilità di stanze accessibili, anche se le percentuali sono molto lontane dal cento per cento: tra i cinque stelle, infatti, il 12,5 per cento ha stanze accessibili. Sono il 24 per cento, invece, quelli a quattro stelle. Per i tre stelle si scende già al 10 per cento. Situazione peggiore per i due stelle o per gli alberghi a una sola stella, con il 7 per cento per i due stelle e con la totalità delle strutture inaccessibili per gli alberghi più economici. Ulteriore discriminazione economica viene inflitta anche dalla tipologia di stanze accessibili. Negli hotel di lusso, spesso, ad essere accessibili sono soltanto le suite.

      Tuttavia, non sono solo gli alberghi a risultare inaccessibili a quanti verranno a Roma per il Giubileo. Tra le strutture off limits, infatti, ci sono anche alcune delle chiese giubilari. Secondo quanto osservato dall’associazione, infatti, l’accesso alle chiese romane non risulta meno complesso e delle otto chiese situate sul percorso giubilare, solo la basilica di San Pietro, quella di Santa Maria Maggiore e infine quella di San Giovanni Battista dei Fiorentini sono totalmente accessibili. Le altre, tra cui anche San Giovanni, non hanno accessi che possano permettere l’ingresso ad una sedia a ruote. Non sono mancate, infine, difficoltà con i tram e altri mezzi pubblici con pedane lontane dalle banchine e tram senza rampe, ma anche le strade dei percorsi giubilari non sono sembrate poi così accessibili, spesso senza marciapiedi e con i sampietrini a rendere più difficoltoso il passaggio.

      Per Vittorio Ceradini, architetto dell’associazione Luca Coscioni, per Roma si tratta anche di un “disastro economico”. “A Roma i turisti sono circa 14 milioni l’anno – ha spiegato -, stando alle stime il 2,3 per cento cioè 300 mila sono disabili che non vengono da soli, ma possono essere accompagnati quindi stiamo parlando di 600 mila presenze l’anno. Qualcosa di grosso dal punto di vista economico”. Numeri che per il Giubileo si prevede siano più importanti. ” Con 33 milioni di turisti, saranno circa 800mila i disabili che non con le barriere non verranno a Roma, perché se prenotano e gli viene detto che per loro non c’è posto, non verranno. Quanto è il prezzo che paghiamo la stupidità di aver creato barriere?”. Eppure, ha concluso Ceradini, la maggior parte delle barriere sono state realizzate a Roma in “brevissimo tempo tra gli anni 20 e 30”. Una nota storia che “conforta perché in altrettanto brevissimo tempo potremmo eliminare la maggior parte degli ostacoli”.

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        Pubblicato il testo della “Legge Europea sull’Accessibilità”

        Fonte www.superando.it La Commissione Europea ha finalmente pubblicato il testo dell’“European Accessibilty Act”, che dopo un iniziale periodo di consultazione, imboccherà il regolare percorso che lo porterà a diventare una Legge Europea a tutti gli effetti. «Si tratta di una norma – commenta Yannis Vardakastanis, presidente del Forum Europeo della Disabilità – che migliorerà realmente in modo concreto e significativo la libertà di movimento delle persone con disabilità negli Stati dell’Unione Europea, oltreché i beni e i servizi a loro dedicati»

        Persona in carrozzina fotografata di spalle in una stazione di metropolitana«Abbiamo apprezzato molto che il commissario europeo Marianne Thyssen abbia voluto rendere pubblico il testo dell’European Accessibility Act [“Legge Europea sull’Accessibilità”, N.d.R.] prima della fine di questo 2015. Oggi è il 3 Dicembre, Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, centrata quest’anno proprio sui temi dell’accessibilità e dell’empowerment [“crescita dell’autoconsapevolezza delle persone con disabilità”, N.d.R.] e questa Legge può realmente contribuire all’empowerment delle persone con disabilità, migliorando la libertà di movimento delle persone, dei beni e dei servizi nei singoli Stati».
        Così Yannis Varadkastanis, presidente dell’EDF, il Forum Europeo della Disabilità che rappresenta ottanta milioni di cittadini con disabilità dell’Unione Europea, commenta con soddisfazione la pubblicazione avvenuta ieri, da parte della Commissione Europea, del testo dell’European Accessibility Act, ciò che era stato anche al centro della Campagna Freedom of Movement (“Libertà di movimento”), condotta negli ultimi tre anni dallo stesso Forum.

        «Nei prossimi messi – aggiunge Vardakastanis – lavoreremo in modo serrato insieme alle Istituzioni Europee, alle organizzazioni nostre partner e agli altri portatori d’interesse del settore, per rendere concretamente significativo questo pezzo di legislazione continentale, nei confronti di 80 milioni di persone europee con disabilità».
        A tal proposito, infatti, la Commissione Europea ha messo in agenda un iniziale periodo consultivo di otto settimane, durante il quale le varie organizzazioni – compreso naturalmente l’EDF – produrranno una loro dettagliata analisi del testo pubblicato, che successivamente imboccherà la strada di una normale procedura legislativa, coinvolgendo sia il Parlamento che il Consiglio Europeo.

        Vale senz’altro la pena ricordare in conclusione che la pubblicazione del testo dell’European Accessibility Act da parte della Commissione Europea è stata conseguente alle Raccomandazioni prodotte qualche mese fa dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – l’organismo che segue negli anni l’applicazione nel mondo della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – quale passo necessario per una migliore implementazione della Convenzione stessa. (S.B.)

        Accedendo a una specifica pagina del sito dell’EDF si possono consultare alcuni testi e documenti integrali, relativi ai contenuti della presente nota. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Ufficio Stampa EDF (Lila Sylviti), lila.sylviti@edf-feph.org.

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          UN 3 DICEMBRE DI CULTURA, TECNOLOGIA E SPORT

          Fonte www.superabile.itLa disabilità può non essere un problema e ci sono storie ed esperienze che lo dimostrano, delle vere e proprie eccellenze nel campo della tecnologia, dello sport e della cultura. Sono quelle che il Contact center “SuperAbile Inail”, in collaborazione con il Ministero dei beni culturali e il Comitato italiano paralimpico, ha scelto di presentare in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, celebrata dalle Nazioni Unite dal 1992 e giunta ora alla 24esima edizione.

          L’appuntamento è per il prossimo 3 dicembre all’Auditorium Inail di Roma: una mattinata in cui si alterneranno politici, rappresentanti delle istituzioni, dirigenti, studiosi, assistenti sociali, atleti paralimpici.

          La Giornata 2015 – che interessa un miliardo di individui in tutto il mondo, secondo le stime dell’Onu – ha come focus “l’accesso e l’empowerment per le persone di tutte le abilità”. Un approccio moderno alla disabilità, vista non come un problema ma come una limitazione da rimuovere con il contributo di tutti; perché in tutti gli ambiti, le barriere che limitano la vita privata e la partecipazione alla vita pubblica possono essere ridotte o eliminate. Vivere in una casa a misura di limitazioni, usare app che rendono più semplice la quotidianità, poter praticare discipline sportive anche ad alto livello, visitare luoghi dell’arte e dell’archeologia che sembravano irrimediabilmente preclusi sono tutti esempi di come la disabilità può non essere un problema.

          All’Auditorium Inail dalle 9,30 del 3 dicembre le anteprime e testimonianze in tal senso saranno introdotte dagli interventi – coordinati dal direttore editoriale di SuperAbile, Stefano Trasatti – del Direttore centrale Pianificazione e Comunicazione INAIL Giovanni Paura, del Sottosegretario ai Beni e alle attività culturali e al Turismo Ilaria Borletti Buitoni e del dirigente Divisione Politiche sociali per le persone con disabilità del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Alfredo Ferrante. Tre le sessioni previste: una sulla tecnologia, una sullo sport, una sulla cultura, Di “accessibilità alla tecnologia”, a partire dalle esperienze SuperAbile nel mondo mobile parleranno Paolo Guidelli (Consulenza per l’Innovazione Tecnologica INAIL) e Guglielmo Boni (Sede di Bergamo INAIL).

          La “casa dei sogni che diventa accessibile” sarà invece l’argomento degli interventi di Massimo Improta (Area Ausili Centro Protesi INAIL di Vigorso di Budrio) e Nicoletta Vego Scocco (Assistente sociale sede di Trento INAIL).

          Il segretario generale del Cip, Marco Giunio De Sanctis, sarà invece il protagonista della sessione dedicata all’accessibilità allo sport, che vedrà anche la testimonianza dell’atleta paralimpica Monica Contrafatto, che racconterà di come la sua vita è cambiata grazie alla pratica sportiva. Infine, spazio all’accessibilità ai luoghi della cultura con una sessione condotta da Ugo Soragni (Direttore generale Musei MiBACT). Di “Cultura senza ostacoli ad Urbino: un percorso nel Rinascimento” parlerà Peter Aufreiter (Direttore Galleria Nazionale delle Marche di Urbino MiBACT), mentre del percorso di accessibilità alla Tomba della Pulcella nella necropoli di Tarquinia, oltre ad altri progetti di fruizione ampliata, tratterà Alfonsina Russo (Soprintendente all’Archeologia del Lazio e dell’Etruria meridionale MiBACT). Si vola poi idealmente in Sardegna, con l’esperienza del “museo liquido” di Cagliari: a raccontarla Elena Romoli e Anna Maria Marras (Polo Museale della Sardegna-Museo archeologico nazionale di Cagliari MiBACT).

          Ancora: del rafforzamento delle “Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale” parleranno Fabrizio Vescovo (Direttore del Master “Progettare per tutti” Università La Sapienza di Roma) e Gabriella Cetorelli (Responsabile Servizio Progetti speciali Direzione Generale Musei MiBACT). Infine, il racconto di una viaggio per l’integrazione, quello realizzato con il progetto “Basilicata Land off”, illustrato da Filomena Zaccagnino (Assistente sociale della Direzione Regionale Basilicata INAIL) e Alfredo Clemente (Partecipante al progetto

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            “CITTADINI PER COSTITUZIONE VOLONTARI PER SCELTA”- AUTOCONVOCAZIONE DEL VOLONTARIATO ITALIANO

            Fonte – Comunicato stampa – Alla vigilia della Giornata Internazionale del Volontariato Forum Nazionale del Terzo Settore, Consulta del Volontariato presso il Forum, CSVnet – Coordinamento nazionale dei Centri di Servizio per il volontariato, ConVol – Conferenza permanente delle Associazioni, Federazioni e Reti di Volontariato, Caritas Italiana e CNV – Centro Nazionale Volontariato, promotori dell’Autoconvocazione del Volontariato italiano, indicono una conferenza stampa che si terrà venerdì 4 dicembre alle ore 11.30, in via del Corso 262 a Roma.

            A sette mesi dall’evento del 9 maggio che ha raccolto a Roma centinaia di volontari provenienti da tutta Italia, i promotori dell’Autoconvocazione del Volontariato Italiano rilanciano il percorso con l’obiettivo di riaprire un confronto sul valore del volontariato e sull’impatto della Riforma del Terzo Settore. L’intento è quello di avviare un cammino territoriale di riflessione e partecipazione che orienti il confronto verso i temi e i valori del volontariato e dell’azione volontaria e che ribadisca che il volontariato non è solo risposta ai bisogni sociali sempre più urgenti ma è anche realtà, trasversale a tutto il terzo settore, che vuole affermare la propria identità, autonomia e ruolo politico.

            Si prega di confermare la presenza

            Contatti Uffici stampa

            Forum Nazionale del Terzo Settore

            Anna Monterubbianesi –  06 88802906 – stampa@forumterzosettore.itwww.forumterzosettore.it

            CSVnet

            Clara Capponi – 3402113992 – ufficiostampa@csvnet.it –  www.csvnet.it

            ConVol

            Paola Scarsi –  347 3802307- ufficiostampa@convol.it – www.convol.it

            Centro Nazionale per il Volontariato

            Gianluca Testa, Giulio Sensi – 0583 419500 – ufficiostampa@centrovolontariato.netwww.centrovolontariato.net

             Caritas Italiana

            Ferruccio Ferrante – 0666177226  – mailto:comunicazion@caritas.it – www.caritas.it

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              LA DISABILITÀ NON È UNA MALATTIA

              Fonte www.lombardiasociale.it – La sentenza del Consiglio di Stato non riguarda solo il titolo di studio necessario per lavorare nei CDD: rappresenta un passo in avanti per l’affermazione dell’approccio sociale alla disabilità “Le persone che frequentano il C.D.D. sono affette da menomazioni gravi (…). Esse sono chiamate a frequentare il C.D.D. per compiere un percorso di riabilitazione. L’educatore professionale accompagna le persone (con menomazioni) in tale percorso, con l’attuazione di specifici progetti educativi e riabilitativi. Pertanto, per l’educatore che opera nei C.D.D. è una condizione essenziale l’essere in possesso di adeguate cognizioni sanitarie. Soltanto così egli è in grado di innestare sulle persone con menomazioni il percorso educativo, riabilitativo, assistenziale, socializzante, con i necessari presupposti di appropriatezza ed efficacia”. (da: dossier educatore professionale socio sanitario – Associazione Senza Limiti).

              “(…) la a disabilità è un concetto in evoluzione (…) è il risultato dell’interazione tra persone con menomazioni e barriere comportamentali ed ambientali, che impediscono la loro piena ed effettiva partecipazione alla società su base di uguaglianza con gli altri”, (da: Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità – preambolo, lettera g.).

              Il confronto tra questi due passaggi non è il tentativo di indurre chi legge a confrontare i due periodi per attribuire voti e consegnare pagelle. Si tratta di una indicazione chiara per comprendere i motivi e le ragioni che hanno indotto le associazioni delle persone con disabilità che fanno riferimento a LEDHA a impegnarsi apertamente, nel contenzioso aperto dal ricorso dell’Associazione Senza Limiti e dalla successiva sentenza del TAR Lombardia, in merito alla tipologia di laurea necessaria per lavorare come educatori nei CDD.

              Cosa nascondeva il dibattito sulla differenza tra l’agire di educatore professionale con una titolo rilasciato da un corso di laurea “sanitario” piuttosto che “sociale”? E’ apparso con tutta evidenza che sotto questa querelle, si trovava traccia del dibattito intorno alla stessa descrizione del fenomeno disabilità e quindi dei servizi che devono prendere in carico le persone con disabilità. Il confronto, quando anche si svolga nelle aule dei tribunali, serve per proseguire nel lento, difficile e non scontato percorso che anima chiunque è convinto che affrontare i temi della disabilità significa abbandonare del tutto l’approccio sanitario per abbracciare l’approccio basato sui diritti umani. Significa rileggere e reinterpretare non solo i bisogni, ma anche le risposte, in chiave anti-discriminatoria, di restituzione di pari opportunità, di creazione delle condizioni e dei modi per garantire il diritto a partecipare su base di uguaglianza alla vita e allo sviluppo della Comunità.

              Un percorso che tante persone e associazioni hanno avviato da tempo e che sarebbe ora venisse considerato anche nelle norme per gli accreditamenti e per il funzionamento dei servizi alla persona, unitamente alla necessità che anche chi gestisce servizi si convinca del potenziale di imprenditoria sociale che il cambio di paradigma della disabilità può generare, come già qualcuno sta facendo e sperimentando.

              La sentenza emessa dal Consiglio di Stato lo scorso 24 novembre (n. 03602/2015) ha rimesso al posto giusto le questioni sollevate dall’Associazione Senza Limiti e raccolte e condivise dal TAR della Lombardia con la sentenza emessa pochi mesi prima (5 marzo 2015 n. 00369/2015) – i veda articolo correlato. “…la gara è diretta all’aggiudicazione di un servizio complesso, a contenuto in primo luogo sanitario, da eseguire in favore anche di persone affette da grave disabilità e che necessitano…di prestazioni di natura sanitaria e riabilitativa e non solo assistenziale e rieducativa” (TAR Lombardia)” al riguardo, l’appellante ha efficacemente posto in rilievo che” l’approccio alla persona in stato di disabilità non deve avvenire solo in termini di malattia, ma deve assumere a riferimento la condizione di chi a causa della stato di menomazione, versa in condizioni di ridotte capacità di interagire con l’ambiente e di emarginazione e necessita, quindi, di un assiduo intervento per lo svolgimento delle attività quotidiane e per il recupero della condizione di svantaggio sociale” (Consiglio di Stato).

              Due modi diversi di intendere l’approccio alle disabilità? Ancora una volta non serve spandere giudizi e non serve essere sprezzanti, ma la diversità di ragionamento e di motivazioni che ritroviamo nelle due sentenze illustra a tutti noi, con grande chiarezza, il cammino che ancora occorre compiere. Intanto però la vicenda che generò il ricorso al TAR si è conclusa, e in modo del tutto diverso da quella prima sentenza. E LEDHA di questo è assolutamente e pienamente soddisfatta, per due motivi:

              – il primo perché, nell’ambito di alcuni settore della Magistratura Amministrativa, si conferma e si consolida il processo di consapevolezza del peso anche giuridico della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità:

              – il secondo perché sulla vicenda specifica LEDHA non ha esitato, attraverso i suoi canali di comunicazione e il suo rapporto con gli Enti Locali del territorio, ad assumere una chiara posizione di assoluta contrarietà non solo alla presentazione del ricorso al TAR ma, soprattutto, rispetto alle motivazioni dei ricorrenti. Vicenda conclusa sul piano giudiziario, quindi, ma tema apertissimo rispetto alla riforma socio-sanitaria regionale e, più in generale, sull’evoluzione del sistema dei servizi alla persona in chiave inclusiva.

              Rispetto alla riforma, i contenuti della sentenza del Consiglio di Stato saranno utili per mantenere in evidenza alle nuove ATS e alla nuove ASST le finalità dei servizi, bene descritte dall’articolo 19 della “Convenzione ONU”: “le persone con disabilità abbiano accesso a una serie di servizi (…) per consentire lori di vivere nella società e di inserirsi e impedire che siano isolate o vittime di segregazione” In coerenza con l’approccio sociale, basato sui diritti umani, che caratterizza la “Convenzione” abbiamo visto come la sentenza del Consiglio di Stato indica con chiarezza che l’obiettivo dell’azione dei Centri diurni non possa prescindere dal “recupero della condizione di svantaggio sociale”.

              Un percorso che è importante, ma non sufficiente, dichiarare. Alla sua realizzazione devono essere orientate le risorse umane e professionali già oggi presenti nei servizi, consapevoli che le difficoltà da affrontare sono tante e che siamo ancora molto lontani dall’avere pronte tutte le risposte per tutti i problemi.

              L’evoluzione in chiave inclusiva della rete dei servizi, chiede una forte alleanza in primo luogo tra Federazioni, Associazioni e Comitati di persone e famiglie con disabilità, Istituzioni Pubbliche e, soprattutto, enti gestori dei servizi e operatori che vi lavorano. Un’alleanza da costruire volta per volta, progetto per progetto, formazione per formazione, senza “verità in tasca” e atteggiamenti pregiudiziali, ma con determinazione, voglia e capacità di investire in sperimentazioni, studio e ricerca e, ancora una volta, con grande disponibilità al confronto, in un percorso per tentativi ed errori che non può essere animato se non dai suoi diretti protagonisti. Le persone con disabilità, tutte le persone con disabilità, cui dobbiamo restituire voce e parola per determinare le scelte fondamentali che riguardano la loro vita.

              Articolo a cura di Giovanni Merlo e Marco Faini (consulente per le politiche sociali di Anffas Lombardia e Anffas Nazionale)