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Tempo di gite scolastiche, una “prova d’integrazione” che a volte funziona

Fonte www.superabile.it. Sono tante le esperienze positive, ma non mancano quelle negative: famiglie costrette a pagare la quota per l’accompagnatore, o mamme che devono accompagnare il figlio in gita con la classe. Ma la legge cosa prevede? “Partecipazione garantita e assistente a carico della scuola”

ROMA – Primavera, tempo di gite scolastiche. Nonostante i fondi che scarseggiano e le crescenti difficoltà economiche, è difficile trovare una classe che, dalla scuola dell’infanzia in poi, non organizzi almeno una gita durante l’anno. Quasi sempre, in questo periodo. In pullman, a piedi, più difficilmente con i mezzi pubblici; al mare, in fattoria, a un museo o a un parco divertimenti, tante e diverse possono essere le scelte, variabili i costi, simili le modalità: la maggior parte della classe partecipa e, se qualcuno ha difficoltà economiche, spesso i genitori ci spartiscono la sua quota, perché nessuno resti escluso. Proprio nessuno: neanche chi ha una disabilità, più o meno grave, sia essa motoria o psichica. Le difficoltà, però, non mancano. E le soluzioni possono essere diverse,così come il livello di vera integrazione che queste osservano. Accanto ai casi estremi, che spesso hanno meritato l’attenzione dei media, di bambini disabili a cui la gita è stata letteralmente vietata, o addirittura neanche proposta, ci sono quelli, meno gravi ma altrettanto significativi, di famiglie costrette ad accollarsi la spesa dell’accompagnatore, obbligatorio per legge, ma che, sempre secondo la legge, dovrebbe essere a carico della scuola. E non mancano, fortunatamente, le esperienze positive.

Come dovrebbe essere… Abbiamo raccolto alcune brevi testimonianze, di segno diverso, per raccontare l’esperienza di alcune famiglie con bambini disabili di fronte a questa complessa “prova d’integrazione”. Al tempo stesso, abbiamo chiesto a Salvatore Nocera, avvocato e autore, pochi giorni fa, di un e-book dedicato a “Il diritto alla partecipazione scolastica”, cosa prevede la legge in materia di gite scolastiche e quali tutele offre agli alunni con disabilità che vogliano prendervi parte. “Gli alunni con disabilità hanno diritto a partecipare alle gite scolastiche – ribadisce Nocera – Una circolare ministeriale le definisce momento fondamentale di crescita nell’inclusione scolastica. Qualora il Consiglio di classe ritenga necessaria la presenza di un accompagnatore, questo non deve essere necessariamente essere l’insegnante di sostegno, ma qualunque membro della comunità scolastica. O, in ultima istanza, un familiare: soluzione che però va scoraggiata, soprattutto per le scuole medie e ancora più alle superiori, quando i ragazzi, ormai grandi, non possono continuare ad essere seguiti dall’angelo custode”. Per quanto riguarda le spese per l’accompagnatore, la legge parla chiaro: “devono essere a carico della scuola – afferma Nocera – Se fossero addebitate alla famiglia, ci troveremmo di fronte a un caso di discriminazione, perseguibile in base alla legge 67/2006”.

… e come è. La realtà, però, è spesso più difficile di quanto la norma contempli: “le scuole hanno sempre meno fondi – ammette Nocera – e spesso non possono permettersi di pagare la quota dell’accompagnatore Allora, propongo due possibili soluzioni: o la ricerca di uno sponsor, o la suddivisione della quota dell’accompagnatore tra tutti i partecipanti. Infine – conclude Nocera – il dirigente è tenuto a garantire mezzi e siti accessibili, qualora alla gita prenda parte un alunno con disabilità”. Di fatto, “tante segnalazioni mi arrivano, da parte di famiglie a cui la scuola ha chiesto di pagare la quota dell’accompagnatore, pensa l’esclusione del figlio dalla gita: quando però hanno al dirigente quanto previsto dalla legge 67, la scuola si è accollata la spesa”.

Le storie: le “buona prassi”… Una terza soluzione ancora è la “buona prassi” che proviene dal Circolo velico di Policoro, che all’accompagnatore offre l’ingresso gratuito. Lo racconta soddisfatta Francesca, mamma di un ragazzo disabile dell’Itaf Garibaldi di Roma. “per la prima volta, quest’anno, la gita ha funzionato perfettamente: un’esperienza di vera integrazione, in cui mio figlio ha potuto partecipare a tutte le attività, assistito dal personale della struttura, tutto opportunamente formato anche sui temi della disabilità. E assistito dal suo accompagnatore, per il quale non abbiamo dovuto pagare nulla. Tutte le altre volte, ci eravamo dovuti far noi carico della quota dell’assistente”. Esperienze positive arrivano anche da altre famiglie: “Alessio ha partecipato alla scuola-natura con la sua classe, organizzata dal comune di Milano, diverse volte e sempre senza problemi. Ora che è alle scuole medie è stato due giorni in Svizzera: anche in questo caso, è andato tutto bene e abbiamo pagato quanto gli altri”.

… la mamma in gita con la classe… Meno positiva l’esperienza di Danielle, che l’anno scorso ha accompagnato il figlio al campo scuola, perché un’altra soluzione proprio non si trovava: “Siamo stati fuori tre notti e quattro giorni: è stata un’impresa tutt’altro che facile, con il dirigente che non voleva che mio figlio partisse e accampava mille scuse. Poi mi sono rivolta a un’associazione, che mi ha mostrato quanto prevede la normativa: sono tornata dal preside, legge alla mano, mettendolo con le spalle al muro. Ma sono dovuta partire io, come accompagnatore, pagando la sua e la mia quota. Non mi pento di averlo fatto, perché per mio figlio è stata un’esperienza bella e importante”. Bilancio positivo anche per altre due mamme: “Mia figlia va ovunque – racconta Emanuela, di Varese – Con la sua classe e le sue insegnanti spettacolari: quest’anno, in quarta elementare, è andata due volte a Milano e una a Genova, con i suoi compagni che la amano”. Tutte esperienze positive anche per Stefania “dalla scuola elementare ad oggi. Mio figlio – racconta – ha sempre partecipato, insieme all’accompagnatore della scuola o anche a un genitore volontario. Ed è sempre andato tutto bene”.

… Clelia “la sfida con me stessa”. Nessun accompagnatore invece per Clelia, che ha una forma di autismo ma “alle superiori ho partecipato alle gite da sola- racconta – Siamo andati in mezzo ai boschi a vedere delle opere fatte con il materiale naturale. E’ stata un’esperienza super positiva: potevo contare su me stessa, era una sfida per vedere se riuscivo a cavarmela da sola, ad aver fiducia nelle mie possibilità e nei miei compagni”.

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    ANFFAS OPEN DAY: L’INCLUSIONE SOCIALE PASSA ATTRAVERSO LE PORTE DI ANFFAS ONLUS

    Laboratori didattici, visite guidate per gli studenti, proiezioni di video documentari, tavole rotonde e dibattiti sulle malattie rare e sulla disabilità intellettiva con la collaborazione di Telethon, incontri sul progetto individuale, mostre fotografiche, attività di musicoterapia, inaugurazioni di nuovi centri, presentazione di nuovi progetti: questo e tanto altro è “Anffas Open Day”, l’iniziativa prevista per il 28 marzo 2015 per celebrare la Giornata Nazionale della Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, la manifestazione nazionale promossa e organizzata da Anffas Onlus – Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o relazionale, che quest’anno è giunta all’ottava edizione e che si svolgerà il giorno in cui Anffas compie il 57mo anno dalla sua fondazione.

    Un nuovo Open Day, quindi, dedicato all’informazione e alla sensibilizzazione sui temi della disabilità intellettiva e/o relazionale che vedrà protagoniste le oltre duecentocinquanta strutture associative – insieme alle 1000 strutture circa in cui Anffas da oltre 50 anni si prende cura e carico di oltre 30.000 persone con disabilità e dei loro familiari – presenti sul territorio nazionale che il 28 marzo apriranno le porte dei propri servizi e delle proprie sedi per accogliere tutti coloro che vorranno trascorrere una giornata all’insegna dell’inclusione sociale.

    Da Nord a Sud Italia sono previste numerose attività e proposte per coinvolgere quante più persone possibile e portarle a conoscere in maniera diretta la realtà del mondo della disabilità intellettiva e/o relazionale con la partecipazione attiva delle stesse persone con disabilità, dei soci, degli operatori, dei volontari e di quanti operano con e per l’Associazione.

    Tutti i cittadini sono quindi invitati a partecipare a questa grande festa e conoscere così l’Associazione, le famiglie e gli amici che la compongono e le tante attività e iniziative che quotidianamente vi si svolgono con l’obiettivo di combattere stereotipi, pregiudizi e discriminazioni e promuovere pari opportunità in ogni ambito della società.

    Vi aspettiamo a braccia aperte e… a porte spalancate!

    Anffas Onlus Corigliano

    Via degli Iris 15, Corigliano-Schiavonea (CS)

    Saremo aperti dalle ore 15.30 alle ore 19.30 con Laboratori Aperti.

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      DIFFUSO L’ALTERNATIVE REPORT DELL’EDF

      L’EDF, European Disability Forum, ha diffuso in questi giorni il suo “Alternative Report” sull’effettiva applicazione in europa della convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. Il rapporto sarà analizzato per la prima volta dal Comitato ONU durante la prossima sessione di Ginevra (2 aprile p.v.) e, dopo l’esame di aprile, l’EDF e il Comitato si confronteranno in agosto per discutere del report e prendere decisioni sulla base di quanto riportato.

      Per maggiori informazioni

      Leggi la notizia sul sito dell’EDF (in lingua inglese)

      Scarica il report (in lingua inglese)

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        21 MARZO 2015 – GIORNATA MONDIALE SULLA SINDROME DI DOWN

        ANFFAS ONLUS: “L’INCLUSIONE SOCIALE NON È UN MIRAGGIO, SE LA COSTRUIAMO INSIEME”

        Si celebrerà domani, 21 marzo 2015, la Giornata Internazionale delle Persone con Sindrome di Down, evento riconosciuto dall’ONU che si svolge il 21 marzo proprio perché il 21 è il numero della coppia cromosomica presente all’interno delle cellule che caratterizza la Sindrome di Down e il 3 (marzo, terzo mese dell’anno) rappresenta il cromosoma in più.

        Tema di questa edizione della Giornata è “Stesse opportunità e stesse possibilità di scelta”, un focus, quindi, totalmente dedicato al diritto di scegliere ed essere autonomi, troppo spesso non rispettato: un problema che non riguarda solo le persone con Trisomia 21 ma la gran parte delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale.

        La Sindrome di Down è una delle forme più diffuse e conosciute di disabilità intellettiva e anche quest’anno Anffas Onlus – Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, coglie l’occasione per sottolineare l’importanza di promuovere e tutelare i diritti di chi ha una disabilità intellettiva e/o relazionale, compreso quello ad una vita autonoma ed indipendente.

        Nonostante i molti progressi fatti nel corso degli anni, infatti, restano ancora numerosi i pregiudizi, gli stereotipi e gli ostacoli che le persone con disabilità intellettiva e/o relazionale devono affrontare ogni giorno e l’inclusione sociale è ancora lontana dall’essere davvero concreta. Ad esempio, stando a recenti dati Censis*, gli adulti con Sindrome di Down che terminano la scuola hanno forti difficoltà a partecipare alla vita della comunità e ancora più ridotte sono le possibilità di un inserimento lavorativo (risulta infatti avere un lavoro solo il 31,4% delle persone con Sindrome di Down over 24 anni e la maggioranza degli occupati non ha un contratto di lavoro standard).

        A questa già precaria condizione si è aggiunto, per quanto riguarda nello specifico la Sindrome di Down, anche il problema dell’eliminazione dai nuovi LEA di quest’ultima, decisione che sembra essere più un’operazione di tipo economico che non basata su dati epidemiologici inconfutabili e che, pertanto, Anffas contrasterà in ogni sede.

        Una situazione complessiva ancora fortemente legata, nonostante i tanti passi avanti fatti, ad un approccio culturale obsoleto alla disabilità e ad una scarsa conoscenza della sua realtà, fattori che portano a grandi discriminazioni e che per questo motivo vanno contrastati.

        Proprio per informare e sensibilizzare sull’importanza e la necessità di promuovere e tutelare il diritto ad una vita autonoma, indipendente e pienamente inclusa nella società, Anffas Onlus sta organizzando – in collaborazione con Inclusion Europe – “Europe in Action”, la conferenza annuale di Inclusion Europe che avrà come tema “Self-Advocacy and Families”, tradotto in italiano “Auto-rappresentanza e Famiglie”, un argomento significativo per le persone con disabilità e per le famiglie stesse poiché si focalizzerà sull’auto-rappresentanza delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale affinché alle stesse sia garantito di essere protagoniste attive reali non solo delle proprie vite, ma anche della comunità.

         La conferenza si svolgerà a Roma, il 21 e 22 maggio 2015 e vedrà la partecipazione di oltre 200 persone con disabilità intellettiva, di familiari, professionisti del settore e amici provenienti da tutta Europa.

         Sempre per promuovere esperienze dirette di quanto possono fare le persone con disabilità intellettiva e/o relazionale e quanto grande e positivo può essere il loro contributo alla comunità, il 28 marzo 2015, Giornata Nazionale della Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, si svolgerà “Anffas Open Day”, iniziativa di Anffas Onlus che vedrà le oltre 250 strutture associative presenti sul territorio nazionale aprire le porte dei propri servizi e delle proprie sedi per accogliere chi vorrà trascorrere una giornata all’insegna dell’inclusione sociale attraverso visite guidate, convegni, spettacoli e tante altre manifestazioni, il tutto con il diretto coinvolgimento e la partecipazione attiva delle persone con disabilità, dei soci, degli operatori, dei volontari e di quanti operano con e per l’Associazione.

        “Quello che ci auguriamo e per cui stiamo lottando da ormai più di 50 anni” afferma Roberto Speziale, presidente nazionale di Anffas Onlus e papà di un ragazzo con Sindrome di Down, “è che le persone con disabilità intellettiva e/o relazionale smettano di essere considerate solo come persone da assistere ma che invece vengano riconosciute come cittadini a pieno titolo e che come tali vengano messe in condizioni adeguate per poter offrire alla nostra società il loro apporto e contributo che possono essere davvero importanti per la crescita culturale di tutta la comunità.

        È un compito che Anffas e tante altre associazioni portano avanti con impegno e dedizione, ma questo, da solo, non basta. Per costruire l’inclusione sociale non possiamo essere soli: abbiamo bisogno di avere al nostro fianco non solo le Istituzioni, ma tutti i cittadini, nessuno escluso.

        A volte basta davvero poco.  Ma soprattutto, basta crederci.”

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          Il Dopo di noi e la legge che non arriva

          Fonte Disabili.com. Il fulcro deve essere il coinvolgimento di famiglia, pubblico e privato sociale per soluzioni che prevedano non solo la residenzialità
          Forse sono necessari dei drammi perché qualcosa si muova. Quando ci scappa il morto, l’urgenza si è fatta tragedia, e allora è troppo tardi. Ma forse è allora che diventa spinta ineludibile per svegliarsi dal torpore e correggere qualcosa che sia ancora correggibile.
          Forse sarà l’ennesima tragedia consumata in famiglia, dove la disperazione si è trasformata in violenza e nei titoli di giornali è stata tradotta con uno degli ormai tristemente tanti “Uccide figlio disabile perché non ce la faceva più“, a riportare alla ribalta una questione che le famiglie di persone con disabilità conoscono fin troppo bene.
          Servirà quindi la tragedia della famiglia Ruggeri, consumatasi il 9 aprile 2014, quando il signor Sergio uccise la moglie malata di cancro (che in una lettera lo pregava di farlo) e il figlio disabile, a riportare in primo piano la questione del Dopo di noi? E’ di questi giorni la condanna, con rito abbreviato, a 10 anni di carcere per l’eutanasia alla moglie e l’omicidio del figlio disabile, al quale è stato condannato Ruggeri, per il quale è stato applicato l’articolo 579 del codice penale.

          Senza entrare nei dettagli di questa storia familiare, che prima di tutto è una storia di dolore, e in quanto tale va rispettata senza giudizio, è forse grazie ai titoli sui giornali che si tornerà a parlare di Dopo di noi. Dopo di noi, che significa futuro, per tutte quelle famiglie che si preoccupano dei giorni a venire dei loro cari con grave disabilità. Chi se ne occuperà quando genitori, fratelli o congiunti stretti non potranno più farlo? E’ su questo solco che si consumano tragedie di cui la cronaca ci riporta non così di rado, purtroppo. Soluzioni estreme quando il peso si fa insostenibile, e allora la scelta più terribile sembra l’unica.

          Tema scottante, complesso e delicato sia sul piano sociale, psicologico ed organizzativo oltre che economico, che interessa un numero affatto trascurabile di italiani: secondo l’Istat almeno 260 mila persone in gravi condizioni vivono assistite dai genitori. Come garantire, quindi, una tutela a queste persone? Tutela che non è solo il risultato di un dopo, ma deve essere il punto d’arrivo di un percorso anche “durante noi, per accompagnare un passaggio così importante nella maniera meno indolore per soggetti che nel loro futuro dovranno fare affidamento su ciò che al momento non ha ancora una definizione stabilita.
          E’ infatti sul fronte legislativo che si attendono risposte, con le proposte di legge che giacciono in Commissione Affari Sociali, in attesa di discussione.  “Anche questa settimana, purtroppo“, fa sapere la deputata Ileana Argentin, che è tra le firmatarie duna proposta di legge sul Dopo di noi,  “è stata rimandato il comitato ristretto al lavoro sul testo definitivo della legge in commissione Affari sociali, a causa della priorità assegnata alla norma sul Terzo settore. Ma l’approvazione di questa legge – sottolinea, “per quanto importante, non può mettere in secondo piano la sofferenza di tante famiglie con figli disabili gravi. Acceleriamo il passo conclude – “e non pensiamo solo al consenso politico, ma occupiamoci di quotidianità, senza fare guerre tra poveri“.
          A  proposito di una delle forme di tutela per il Dopo di noi, ovvero il trust per disabili, a questa richiesta di una accelerazione si unisce anche l’Associazione Il trust in Italia, che ricorda come tra gli obiettivi della proposta di legge “Dopo di Noi” ci sia l’istituzione di un Fondo per l’assistenza di persone affette da disabilità grave, prive di sostegno familiare, dove il trust rappresenta una soluzione per il futuro delle persone bisognose di protezione per garantire loro la migliore esistenza possibile.
          Inoltre, l’Associazione Il trust in Italia, auspica che anche nella riforma del terzo settore venga altresì contemplata la detrazione fiscale del trust, strumento questo sempre più impiegato per il raggiungimento di scopi sociali come mezzo per garantire assistenza e protezione alle persone bisognose è che versano in condizioni di svantaggio fisico e psichico.

          La inderogabilità della questione è quindi chara a tutti. Sono proprio di ieri le dichiarazioni del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che nel corso della conferenza stampa alla Camera sull’autismo, in riferimento alla proposta di legge sul Dopo di noi, ha affermato: “Abbiamo raccolto le indicazioni di Camera e Senato sul ‘Dopo di noi’ e spero di poter rendere operativo questo provvedimento nel piu’ breve tempo possibile“.

          Le famiglie non possono più aspettare, è un segno di civiltà quello che si chiede.

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            TUTTI I DIRITTI IN UN CLICK!

            Fonte www.west-info.eu – È stata diffusa la nuova versione della guida “I diritti dei cittadini con disabilità. Dai diritti costituzionali ai diritti esigibili” – a cura del Centro Nazionale Malattie Rare (CNMR) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), dell’Associazione Crescere-Bologna e dell’Associazione Prader Willi-Calabria – uno strumento ipertestuale, già aggiornato e ampliato anche in passato, disponibile in formato ad alta leggibilità, che offre tutte le indicazioni utili sulla normativa di riferimento per le malattie rare e le disabilità in generale e rivolto in particolare alle persone malate e ai loro familiari, agli operatori socio-sanitari, ai giuristi e ai lavoratori del settore scolastico.

            Le novità di questa edizione riguardano:

            – il Piano Nazionale Malattie Rare

            – il diritto al lavoro

            – il trasporto su autobus

            – l’invalidità: accertamento handicap, revisioni, indennità di accompagnamento, pensioni per ciechi assoluti, indennità mensile di frequenza, indennità di comunicazione

            Per maggiori informazioni e per consultare la Guida, clicca qui

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              LA RIDUZIONE DEI RISCHI DI DISASTRI NATURALI E LA DISABILITÀ

              Fonte www.superando.it – Negli ultimi dieci anni, tanto nei Paesi Occidentali quanto negli Stati più poveri del mondo, si sono susseguiti grandi disastri naturali come lo tsunami nell’Oceano Indiano, il sisma ad Haiti, l’uragano Katrina negli Stati Uniti, le alluvioni cicliche in Pakistan e Bangladesh.

              «Durante emergenze del genere – sottolinea Massimo Maggio, direttore di CBM Italia, sezione nazionale dell’organizzazione impegnata a rimuovere gli ostacoli che mettono ai margini le persone con disabilità nelle società più svantaggiate – le più colpite sono proprio le persone con disabilità, che molto spesso non possono accedere agli aiuti umanitari. Una persona in carrozzina, ad esempio, non sempre riesce ad arrivare al campo in cui si distribuiscono i kit alimentari e i beni di prima necessità. Spesso, poi, le persone con disabilità non sono nemmeno formate sulle misure da seguire per mettersi al riparo durante un terremoto o un’alluvione».

              Nei prossimi giorni in Giappone – all’interno della Terza Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulla riduzione del rischio di catastrofi, in programma a Sendai dal 14 al 18 marzo, con alcune sessioni dedicate specificamente alla disabilità – insieme a Giampiero Griffo, componente dell’Esecutivo Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International), vi saranno anche i rappresentanti di CBM (ove CBM, lo ricordiamo, sta per Christian Blind Mission), con l’obiettivo primario di assicurare che il tema della riduzione delle catastrofi naturali venga inserito nei nuovi Obiettivi di Sviluppo del Millennio-post 2015 (Development Millennium Goals), con particolare attenzione al tema della disabilità.

              E del resto, di storie significative da raccontare su tali argomenti CBM ne ha davvero molte. Come ad esempio quella della giovane bengalese Kazol Rekha. Se infatti, come detto inizialmente, le catastrofi naturali accadono ovunque e in ogni momento, ci sono però una serie di territori che, per collocazione geografica, fattori socio-economici e cambiamenti climatici, sono regolarmente e più duramente colpiti. Tra questi vi è ad esempio il Bangladesh, ciclicamente colpito da inondazioni, ove il Centre for Disability in Development (CDD), partner locale di CBM, lavora attivamente affinché le persone con disabilità siano anch’esse coinvolte nella gestione delle catastrofi. È appunto il caso di Kazol Rekha, che vive in una zona del Paese particolarmente soggetta alle inondazioni. Nel 2003 un incidente alla colonna vertebrale la rese una persona con disabilità e da allora la sua vita cambiò radicalmente: abbandonata infatti sia dalla famiglia d’origine che dal marito, Kazol era diventata un “peso per tutti”. Avere una carrozzina è stato per lei l’inizio del cambiamento: grazie ad essa, infatti, ha potuto muoversi in autonomia, rendere la sua casa accessibile e impegnarsi in attività di allevamento e artigianato che l’hanno resa autonoma. Non solo: Kazol, come detto, è entrata in un comitato che lavora per la prevenzione delle catastrofi, affinché le persone con disabilità come lei non vengano più lasciate indietro, in nessuna occasione.

              Si ringrazia per la collaborazione anche Giampiero Griffo.

              Per informazioni in tempo reale sulle giornate di Sendai, si può seguire il blog aggiornato dai rappresentanti di CBM. È disponibile anche il video in cui si racconta la storia di Kazol Rekha.

              Per ulteriori informazioni e approfondimenti

              Paola De Luca (paola.deluca@cmbitalia.org)