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MIGRAZIONE E DISABILITÀ

Fonte comunicato Fish* – Secondo i dati dell’Istat, gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2015 sono 5 milioni 73 mila, pari all’8,3% della popolazione residente totale, con un incremento di 151 mila unità rispetto all’anno precedente. Secondo i dati del MIUR, nell’anno scolastico 2013-2014 gli alunni stranieri delle scuole italiane, statali e non statali, di ogni ordine e grado sono 802.785, pari al 9% del totale. Di questi 26.626 sono alunni stranieri con disabilità. Un fenomeno, quindi, tutt’altro che marginale solo ad osservare questi due scarni dati meramente numerici.

Essere migranti, essere persone con disabilità: il rischio di quella doppia discriminazione paventata dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità è un impatto evidente ma ancora insondato nella consistenza e nelle modalità in cui si concretizza.

Su questi aspetti la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap ha sviluppato una mirata azione di ricerca (“Migranti con disabilità: conoscere il fenomeno per tutelare i diritti”), in collaborazione con partner qualificati, in particolare con le associazioni Villa Pallavicini e Nessun luogo è Lontano. Ma FISH si è appoggiata anche sulla propria rete territoriale oltre che sull’apporto di ANCI, UNAR, Formez PA, Cie Piemonte e Comune di Lamezia Terme.

Ci si è posti l’obiettivo di indagare le condizioni di vita degli stranieri con disabilità in Italia, selezionando e organizzando le informazioni e i dati disponibili, analizzando la normativa nazionale di riferimento, raccogliendo le storie di vita delle persone con disabilità migrate nel nostro Paese o di seconda generazione.

Ci si propone in questo modo di tracciare i contorni del fenomeno, metterne in luce dimensioni e caratteristiche, individuare le competenze e gli obblighi delle diverse istituzioni coinvolte, e infine fornire alle associazioni territoriali informazioni e indicazioni utili alla funzione di tutela e rappresentanza dei diritti.

Emerge un insieme di criticità di carattere normativo e burocratico, la fotografia di un fenomeno che sfugge non solo alle statistiche ma anche alle istituzioni e spesso anche alle organizzazione della società civile. È la società italiana nel suo complesso che non incontra e non conosce queste persone e, quindi, non ne riconosce le specifiche esigenze, che rimangono in carico a famiglie che già faticano a realizzare il loro progetto di inclusione.

I primi risultati della ricerca saranno presentati il prossimo 9 giugno, a Roma, presso la Sala Salvadori della Camera dei Deputati, nel Convegno “Migrazione e disabilità: invisibili nell’emergenza” (dalle 9 alle 13.30). Il convegno sarà sottotitolato.

Alla presentazione dei risultati seguirà una tavola rotonda; sono stati invitati oltre che alcuni rappresentanti del Governo (Politiche sociali, Interno, Istruzione), anche i deputati solitamente più sensibili a queste tematiche, oltre a referenti istituzionali e dell’associazionismo.

Il programma definitivo verrà diffuso nei prossimi giorni.

Visto il numero limitato di posti in sala, gli organizzatori richiedono e sollecitano l’iscrizione presso la Segreteria FISH (Tel. 06.78851262, email: presidenza@fishonlus.it).

L’evento è realizzato in collaborazione con l’Istituto per gli Studi sui Servizi Sociali (ISTISSS), che è ente accreditato per la formazione continua degli assistenti sociali. Sono stati, pertanto, richiesti al CROAS Lazio i crediti formativi (quattro crediti) per gli assistenti sociali.

*Cui Anffas Onlus aderisce

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    IL PARLAMENTO EUROPEO ACCELERA SUI DIRITTI

    Fonte www.superando.it«Prendiamo atto con soddisfazione di questa Risoluzione , poiché in essa il Parlamento Europeo chiede che siano tempestivamente adottati due provvedimenti legislativi di grande importanza per le persone con disabilità, ossia un Atto Europeo sull’Accessibilità (European Accessibility Act) e la Direttiva trasversale a tutela delle persone a rischio di discriminazione». Così Rodolfo Cattani, segretario generale del Forum Europeo della Disabilità (EDF), oltreché presidente del FID (Forum Italiano sulla Disabilità), l’organismo che rappresenta a livello europeo le istanze delle persone con disabilità nel nostro Paese, commenta la Risoluzione adottata il 20 maggio scorso a stragrande maggioranza dal Parlamento Europeo, nella quale si esprime un forte sostegno alla piena attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che l’Unione Europea, lo ricordiamo, ha ratificato alla fine del 2010.

    In sostanza, la Risoluzione approvata afferma che il Parlamento Europeo dev’essere pienamente coinvolto nell’attuazione e nel monitoraggio della Convenzione ONU. Esso invita inoltre gli Stati Membri a rispettare l’obbligo derivante dall’articolo 12 della Convenzione stessa (Uguale riconoscimento dinanzi alla legge) di sancire nella propria legislazione nazionale il diritto delle persone con disabilità all’elettorato attivo e passivo. In quanto parte della Convenzione ONU, l’Unione Europea dovrà inoltre garantire che tutte le proprie iniziative rivolte all’esterno promuovano l’inclusione e la partecipazione delle persone con disabilità, tramite le loro organizzazioni rappresentative.

    «Questo atto – sottolinea ancora Cattani – impegna l’Europarlamento ad agire sistematicamente per l’attuazione della Convenzione, anche all’interno delle proprie strutture, in particolare attraverso la creazione di un organismo politico trasversale alle varie Commissioni Parlamentari, con l’ambizioso mandato di favorire la coerente attuazione della Convenzione stessa, nei diversi àmbiti di competenza delle Commissioni. In tal modo potrebbe essere realizzato un efficace coordinamento politico con le altre Istituzioni, la Commissione e il Consiglio Europeo, e con le organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità».

    «Il Parlamento – conclude il Segretario generale dell’EDF – dovrebbe infine attenersi al dettato della Convenzione anche nella propria gestione amministrativa, creando un ambiente di lavoro inclusivo e garantendo la piena accessibilità degli ambienti, delle riunioni, della comunicazione e delle procedure».

    Sarà ora nel mese di settembre prossimo che il Comitato delle Nazioni Unite per l’attuazione della Convenzione sottoporrà all’Unione Europea le proprie Raccomandazioni, le quali dovranno costituire la base delle politiche sulla disabilità dell’Unione stessa e degli Stati Membri per i prossimi anni. In tal senso, l’auspicio dell’EDF è naturalmente che il Parlamento Europeo continui a porre l’attuazione della Convenzione tra le proprie priorità.

     Il testo della Risoluzione è qui disponibile

    Si può inoltre ascoltare anche il relativo dibattito in assemblea plenaria cliccando qui

    Per ulteriori informazioni e approfondimenti

    fid.presidenza@gmail.com

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      EMERGENZE E CATASTROFI NATURALI: QUALE CONDIZIONE PER LE PERSONE CON DISABILITÀ?

      Fonte www.worldhumanitariansummit.org – In collaborazione con Handicap International e con il supporto dell’International Disability Alliance (IDA) e dell’International Disability e del Development Consortium (IDDC), il World Humanitarian Summit ha lanciato un’indagine online per approfondire il tema relativo al rapporto tra gestione delle emergenze umanitarie e disabilità.

      In particolare con l’indagine, a cui si potrà partecipare fino al 15 giugno p.v., si vogliono scoprire quali sono le necessità e le urgenze più importanti a cui dare risposta nel caso di catastrofi naturali e le buone prassi esistenti utili da seguire.

      Per informazioni sull’indagine clicca qui (pagina in lingua inglese)

      Per rispondere all’indagine in lingua inglese segui questo link

      Per rispondere all’indagine in lingua francese segui questo link

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        PROGETTO “A MODO MIO”: IL MOVIMENTO CONSUMATORI PRESENTA LE GUIDE E IL PROGRAMMA DI EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA IN EASY TO READ

        Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del Movimento Consumatori – Movimento Consumatori con il progetto “A modo mio, cittadino a pieno titolo. Percorso di promozione di cittadinanza per le persone con disabilità intellettiva e/o relazionale”* vuole favorire l’inclusione sociale dei cittadini che manifestano difficoltà nella comunicazione e nel linguaggio quotidiano.

        “A modo mio” si ispira all’art. 9 della Convenzione delle nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità in cui è sancito il loro diritto all’accessibilità delle informazioni.

        Movimento Consumatori in collaborazione con Anffas Onlus (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale) e Il Consorzio degli autonomi enti a marchio Anffas “La rosa blu” ha realizzato e ha messo a disposizione dei cittadini dei materiali informativi scritti in linguaggio facile da leggere:

        sei guide digitali e cartacee sull’acquisto di beni di consumo, risparmio energetico, telefonia, trasporto ferroviario, uffici pubblici, uso e consumo di farmaci

        un periodico (in formato digitale, che si può scaricare e stampare) con notizie di attualità che possono essere spunto di dibattito in diverse occasioni di vita quotidiana e di comunità (clicca qui per leggere la news dedicata)

        un programma di educazione alla cittadinanza in formato digitale per favorire lo sviluppo delle abilità e competenze necessarie ad una partecipazione attiva e consapevole nel proprio contesto di vita.

        I titoli del programma educativo: l’Italia, il mio Stato, io sono italiano, io sono italiano e anche europeo, io e l’euro, io e miei dati personali.

        Tutti i prodotti realizzati per il progetto sono stati presentati nel corso della conferenza “Europe in Action 2015. Disabilità intellettiva: Auto-rappresentanza e famiglie” che tenutosi il 21 e il 22 maggio a Roma, l’evento organizzato da Anffas e Inclusion Europe.

        Il 21 maggio, Alessandro Mostaccio, segretario generale di Movimento Consumatori ha illustrato l’iniziativa “A modo mio” ed è interventuo su “L’accessibilità alle informazioni sulla tutela consumeristica”.

        I materiali del progetto “A modo mio” sono sul sito www.movimentoconsumatori.it e possono essere richiesti telefonando allo 06 4880053 o scrivendo a comunicazione@movimentoconsumatori.it.

        Le guide e il magazine periodico sono disponibili anche nella sezione del sito di Anffas Onlus dedicata ai materiali realizzati in linguaggio facile da leggere: clicca qui per vederli tutti!

        *cofinanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

        Per saperne di più sul progetto puoi anche leggere la nostra news cliccando qui

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          SEGREGAZIONE DELLE PERSONE CON DISABILITÀ: SI MUOVE L’EUROPARLAMENTO

          Fonte comunicato Fish* – “In tutta l’Unione europea vi sono centinaia di migliaia di minori, persone con disabilità, persone affette da problemi di salute mentale, anziani e persone senza fissa dimora che vivono segregati all’interno di istituti e subiscono per tutta la vita le conseguenze dell’istituzionalizzazione.” “Gli Stati membri dell’UE dovrebbero essere incoraggiati ad abbandonare l’assistenza istituzionale a favore di un sistema di assistenza e sostegno basato sulla famiglia e sulla comunità.”

          È lo stralcio di una Dichiarazione scritta su cui 13 europarlamentari (nemmeno uno italiano) chiedono la sottoscrizione da parte dell’Europarlamento. Se la dichiarazione raccoglierà l’adesione della maggioranza diventerà un atto di indirizzo di storica rilevanza culturale e politica: no alla segregazione delle persone con disabilità.

          “Siamo molto soddisfatti che FISH sia esattamente nel solco di quelle che sono le riflessioni più avanzate in tema di diritti umani. Le persone con disabilità devono poter scegliere dove vivere e con chi vivere. Le politiche sociali devono favorire innanzitutto la domiciliarità e solo in casi particolari contribuire alla realizzazione di soluzioni alternative che comunque, per standard e organizzazione, devono riprodurre il contesto familiare.” Così commenta Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap*.

          “La Convezione ONU sui diritti delle persone con disabilità, all’articolo 19, ribadisce il contrasto alla segregazione e all’isolamento. Su questo principio richiamiamo l’impegno politico del nostro Parlamento e quello culturale delle associazioni e delle organizzazioni dell’impegno civile. Ovviamente chiediamo a tutti gli europarlamentari di sottoscrivere la dichiarazione.”

          L’impegno per la deistituzionalizzazione – e quindi l’inclusione – delle persone con disabilità è un tema centrale per FISH su cui ha approvato una specifica mozione all’ultimo congresso.

          Scarica la Dichiarazione scritta degli europarlamentari cliccando qui

          *Cui Anffas Onlus aderisce

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            FISH*: PER UNA SVOLTA CONTRO LA SEGREGAZIONE

            Fonte comunicato stampa Fish* – “Abbiamo avuto modo di esprimere in più occasioni il nostro punto di vista e articolati suggerimenti di modifica su una norma che riteniamo possa e debba avere delle ricadute significative su centinaia di migliaia di famiglie italiane. L’elaborazione di questa disposizione, che parte dalla constatazione di una emergenza sociale, deve però rappresentare anche l’occasione per un ripensamento profondo del rapporto stesso fra Stato e famiglie e fra Stato e caregiver familiari, persone il cui ruolo non è riconosciuto se non quando viene a mancare.” Così commenta Vincenzo Falabella, presidente della FISH, impegnato in prima persona nel monitoraggio dei testi e dei lavori parlamentari.

            “La nuova norma deve incardinarsi nell’articolo 19 della Convezione ONU favorendo ogni intervento che promuova e sostenga da un lato la vita indipendente di tutti e dall’altro impedisca la segregazione, promuovendo in tutti i modi e in tutti gli ambiti l’autonomia e il supporto alla persona.

            In tal senso la FISH ha ripetutamente chiesto che venga assunto l’obiettivo politico di “impedire che le persone con disabilità siano vittime di segregazione, in particolare evitando la residenza impropria o presso strutture che per numero di ospiti e caratteristiche non consentano la piena inclusione e non riproducano le condizioni abitative e relazionali della casa familiare.”

            Prosegue Falabella: “Abbiamo espressamente chiesto, nel solco della Convenzione ONU, che per le persone istituzionalizzate in contesti segreganti siano attivati percorsi di supporto alla domiciliarità o di inserimento in contesti che riproducono le condizioni abitative e relazionali della casa familiare e che il Fondo per il ‘dopo di noi’ non sia destinato alla realizzazione o al supporto di strutture che per loro caratteristiche siano causa di segregazione o isolamento. È una battaglia di civiltà che affianchiamo idealmente a quella storica sulla soppressione dei cosiddetti manicomi e alla più recente chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari. Una battaglia che va oltre le Aule parlamentari, oltre questa stessa norma. Deve impegnare ogni ambito politico, organizzativo, culturale e – in prima linea – il movimento associativo poiché si tratta di un cambio di paradigma non più rinviabile e che riguarda l’intera società, non solo le persone con disabilità.”

            Al momento la Commissione Affari sociali non ha ancora preso in considerazione questa specifica proposta che FISH ritiene culturalmente e praticamente assai rilevante.

            *Cui Anffas Onlus aderisce

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              SCUOLA, PRIMO PASSO VERSO LA RIFORMA

              Fonte www.superabile.it La “Buona scuola” cambia e trasforma l’insegnante di sostegno. O almeno, promette di farlo, attraverso la delega al governo prevista nell’articolo 23 del ddl appena approvato.

              In pratica, entro 18 mesi dall’entrata in vigore della legge uno o più decreti legislativi provvederanno al “riordino, la semplificazione e la codificazione delle disposizioni legislative in materia di istruzione”. E tra i “criteri direttivi” cui il governo dovrà attenersi, c’è la “promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità”.

              L’annunciata “riforma del sostegno” già accende il dibattito tra chi saluta con fiducia il promesso cambiamento, considerandolo necessario. E chi teme che, invece, il domani possa essere peggiore dell’oggi. Dubbi in tal senso hanno trovato posto in questi giorni anche sulle pagine dei principali quotidiani nazionali.

              Un esempio, l’intervento di Adriano Sofri, che su Repubblica ha messo a fuoco una delle misure “non scritte”, ma forse pensate, dal governo: la “condanna” dell’insegnante di sostegno a restare tale per tutta la vita. E’ questa, infatti, una delle richieste contenute nella proposta di legge di Fish* e Fand, che il governo ha in parte ripreso nel ddl sulla scuola.

              La cosiddetta “separazione delle carriere” è espressamente invocata dalla Fish nel suo testo, mentre – va precisato – nessun riferimento esplicito è contenuto nel ddl approvato, che affida la materia, appunto, al governo. Esiste quindi, per ora, solo la possibilità che un decreto legislativo accolga effettivamente questa proposta. Proposta che, intanto, divide.

              Da un parte la Fish, che tramite il presidente Vincenzo Falabella, aveva così illustrato a Redattore sociale uno dei cardini della sua “Proposta di legge per migliorare la qualità dell’inclusione scolastica”: “innanzitutto, l’istituzione di ruoli per il sostegno e quindi di una laurea dedicata: in questo modo, fa sostegno chi ha la vocazione a farlo, mentre attualmente questa posizione è spesso usata come tramite per diventare insegnanti curriculari”.

              Posizione confermata dall’avvocato Salvatore Nocera, proprio nei giorni in cui montava la protesta contro il ddl ancora in discussione: “abbiamo trovato nel ddl importanti riferimenti ai principi fondamentali della nostra proposta: maggiore formazione per i docenti di sostegno e per i futuri docenti curriculari separazione delle carriere: questo ci garantirebbe una maggiore continuità e autonomia delle scuole”.

              Critico, invece, Sofri su Repubblica, proprio su quest’idea dell’insegnante di sostegno “a vita” che, come titola il suo articolo, rischia di diventare “professore di serie B”. Sofri non cita la Fish, ma fa riferimento alla “proposta di legge firmata con altri dal sottosegretario Faraone e sostenuta da alcune associazioni”.

              Una proposta che, tra l’altro, “mira a separare gli insegnanti di sostegno da quelli delle materie. Faraone ritiene che il sostegno venga spesso usato come una scorciatoia per entrare in ruolo e poi passare alla propria materia: dunque andrebbero forzati fin dall’inizio a una scelta irreversibile”. Ma Sofri avanza qualche dubbio, facendosi portavoce di quella preoccupazione che, riferisce, è diffusa tra genitori, insegnanti e pedagogisti: “E se l’insegnante di sostegno scopre di non farcela – obietta Sofri -, di mancare di idee e stimoli, è meglio che possa cambiare, passando alla sua materia, piuttosto che restare nel sostegno per obbligo normativo. In realtà già oggi il passaggio si può fare solo dopo 5 anni di ruolo nel sostegno.

              Piuttosto, le ragioni per cui i ragazzi cambiano spesso l’insegnante di sostegno sono i ritardi burocratici, la precarietà e i tagli: l’organico di sostegno è inadeguato, e quando, a stagione avanzata, arrivano dei precari (che non vuol dire affatto meno capaci) estratti dal fondo della graduatoria, l’anno dopo non riusciranno a tornare”.

              Perché, quindi, condannare “a vita” gli insegnanti di sostegno, impedendo loro di passare ad altri ruoli, nel momento in cui ne sentissero la necessità e la motivazione?

              Obiezioni respinte però puntualmente proprio da Fish, che oggi ribatte la propria posizione in una nota, confermando, di fatto, la necessità e l’urgenza di una “riforma del sostegno”, così come tratteggiata nella sua proposta di legge. “L’esigenza di una riforma del ruolo e delle competenze dell’insegnante di sostegno parte proprio ‘dal basso’ – ricorda Fish – dai primi portatori di interessi, dall’intenzione di garantire innanzitutto il miglior diritto allo studio delle persone con disabilità”. La riforma, però, va letta alla luce del ruolo dell’insegnante di sostegno, su cui permane un forte malinteso: e Fish coglie l’occasione per ricordare che “non deve avere un ruolo di assistente alla persona, ma di facilitatore. E questo ruolo – chiarisce Fish, rispondendo a Sofri – impone alcuni presupposti”, tra cui una “specifica formazione in pedagogia speciale. Il sostegno adeguato lo si garantisce non con le inclinazioni personali o con una innata sensibilità, ma con specifiche competenze”.

              Di qui, il ragionamento continua: se si riconosce che l’insegnante di sostegno debba avere ruolo, mansione e competenze precise, allora “non si comprende quindi perché qualunque disciplina non sia intercambiabile, il sostegno sì – osserva Fish – Ecco la discriminazione: la marginalità. Tutte le discipline sono intoccabili, ma tutti, al contempo, possono – nel regime attuale – gestire il sostegno. Nella realtà dei fatti la situazione assume connotazioni assai gravi di rinnovata marginalizzazione e confinamento”.

              Confinamento che spesso si traduce in “classi di sostegno – riferisce Fish -:5 a 7 alunni con disabilità con 1 – 2 insegnanti di sostegno. Un ghetto illegale!”.

              Ben venga poi, secondo Fish, una riforma che impedisca a “insegnanti senza alcuna formazione” di votarsi al sostegno solo “per maturare punteggio nella propria classe di concorso (cosa consentita solo in questo caso), col risultato di dare scarse risposte all’alunno con disabilità e di praticare concorrenza sleale ad altri precari che non scelgono questa scorciatoia.

              Avere il coraggio di denunciare questo fenomeno – lo sapevamo – infastidisce interessi consolidati e visioni corporative che hanno poco a che vedere con il diritto allo studio e la qualità dell’educazione.

              Per questi motivi – conclude Fish – riteniamo benvenuti i tentativi di sanare queste distorsioni, di garantire ai nostri figli una prospettiva diversa da quella del parcheggio in corridoio assieme al bidello”.

              Se il governo saprà davvero “sanare” e “garantire” tutto questo, potranno dirlo solo i decreti legislativi che verranno nei prossimi 18 mesi.

              *Cui Anffas Onlus aderisce

              Per maggiori informazioni sulla riforma di legge e per leggere tutte le notizie sulla tematica inclusione scolastica, clicca qui