Contatore delle Visite

Cerca

Blog

Diadmin

DISABILITÀ INTELLETTIVA: STRUMENTI TECNOLOGICI A SUPPORTO DELLA DIDATTICA

Fonte www.disabili.com – Gli strumenti tecnologici e le loro funzionalità sempre più avanzate stanno consentendo una crescente partecipazione delle persone con disabilità nei vari contesti sociali e professionali, aprendo spazi per la realizzazione di inclusione personale e professionale. Ciò riguarda non soltanto le persone con disabilità sensoriale, attraverso l’utilizzo di ausili utili al superamento della concreta situazione di svantaggio, ma, più in generale, anche tutte le situazioni in cui siano presenti difficoltà eterogenee, di carattere relazionale, intellettivo e cognitivo.

Sono infatti ormai disponibili numerosi software ad hoc, con finalità di tipo facilitante, strutturati in modo molteplice e funzionale rispetto alle specificità. Essi sono particolarmente utili nei contesti formativi, poiché consentono approcci e possibilità inedite alla didattica, offrendo opportunità multiple e rispondenti alle differenti esigenze. Si tratta di strumentalità sulle quali negli ultimi anni si è molto concentrato il lavoro dell’Associazione Nazionale di Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale (ANFFAS), a partire dalla considerazione del fatto che la disabilità intellettiva e/o relazionale è presente in maniera preponderante, rappresentando la forma più diffusa di disabilità. Ai fini delle possibilità di apprendimento ricordiamo l’impegno profuso nel progetto Anffas in the cloud, che ha previsto la realizzazione di uno strumento interattivo ed implementabile per fornire un concreto supporto tecnologico all’apprendimento delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale. La piattaforma è nata con l’obiettivo di consentire lo sviluppo, l’utilizzo e la condivisione da parte degli operatori, degli insegnanti e delle famiglie, di esercitazioni interattive da utilizzare in vari contesti di apprendimento, riguardanti le autonomie, l’istruzione scolastica, la formazione professionale e le attività ludico-ricreative.

Più in generale, l’utilizzo delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) nei contesti di apprendimento promuove la motivazione, la partecipazione e l’interazione dello studente con disabilità intellettiva; aiuta inoltre a mantenere l’attenzione e favorisce lo sviluppo dell’autostima. Si riscontra infatti una maggiore facilità d’uso rispetto agli strumenti tradizionali, favorita anche dalla possibilità della ripetizione. Inoltre, tali strumenti consentono molteplici possibilità di adattamento delle attività, favorendo gli specifici processi di individualizzazione e personalizzazione. Si segnala a tal proposito il progetto CITI, strumento comodo e accattivante per migliorare le abilità cognitive delle persone con disabilità intellettiva, utilizzabile anche da telefono cellulare.

Nelle scuole circa l’80% delle disabilità presenti è di tipo intellettivo e/o relazionale: se si considerano i ritardi nell’inclusione sociale delle persone con disabilità intellettiva, tali strumenti di supporto alle attività formative appaiono particolarmente graditi ed utili. È infatti necessario concretizzare l’obiettivo del miglioramento generale della qualità del loro progetto di vita e garantire il loro diritto alla partecipazione, valorizzando ed implementando le opportunità apprenditive, abilitative ed inclusive realizzabili a scuola, anche con il supporto delle tecnologie più avanzate.

Per approfondire

Leggi l’articolo dedicato ad Anffas In The Cloud

    Diadmin

    GIORNATA MONDIALE DELLA CONSAPEVOLEZZA SULL’AUTISMO

    Traduzione non ufficiale del messaggio del Segretario Generale ONU in occasione del 2 aprile 2015*

    “Sono enormemente incoraggiato dalla crescente consapevolezza pubblica dei disturbi dello spettro autistico e dall’aumento dei servizi pubblici rivolti ai molti che ne sono colpiti. La Giornata Mondiale della consapevolezza sui Disturbi dello Spettro Autistico non promuove solo una maggiore comprensione del problema ma rafforza i genitori nella ricerca di un intervento precoce e richiama alla piena inclusione delle persone con autismo nella società. Invita anche i politici ad incoraggiare le scuole ad aprire le porte agli studenti con autismo. Con gli adeguati supporti, possono e dovrebbero essere educati nel cuore delle loro comunità. Per le persone con autismo è ora è il tempo delle maggiori opportunità di accesso e di lavoro.

    Quest’anno, sono lieto di lanciare una “Call to Action” relativa al lavoro, invitando le imprese ad assumere impegni concreti per assumere persone con disturbi dello spettro autistico. Incoraggiamo gli uffici pubblici, le aziende e le piccole imprese a modificare il modo in cui percepiscono le persone con autismo, a prendersi del tempo per conoscere la loro condizione e per creare delle nuove opportunità.

    Le persone con autismo hanno un enorme potenziale. La maggior parte ha notevoli capacità visive, artistiche o accademiche. Grazie all’utilizzo di nuove tecnologie di assistenza, le persone con autismo che hanno difficoltà nell’esprimersi verbalmente, sono ora in grado di comunicare e condividere le proprie capacità nascoste. Riconoscere i talenti di queste persone, senza focalizzarsi solo sulle loro debolezze, è essenziale per la creazione di una società veramente inclusiva. Eppure, nonostante la consapevolezza sull’autismo sia ora più diffusa, oltre l’80 % degli adulti con autismo non ha un lavoro. Ecco perché è così importante per i datori di lavoro capire le loro abilità, uniche e spesso eccezionali, e consentire la realizzazione di ambienti di lavoro in cui possano eccellere.

    Questo importante obiettivo può essere raggiunto solo con una formazione professionale adeguata e un adeguato sostegno durante il processo di selezione lavorativa, così da consentire alle persone con autismo di inserirsi con successo nella forza lavoro in tutto il mondo.

    L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha chiesto maggiori opportunità per le persone con autismo. Dichiarando il 2 aprile come Giornata Mondiale della consapevolezza sull’Autismo, l’Assemblea ha anche chiesto formazione per gli amministratori pubblici, per chi fornisce i servizi, per i care-givers, per le famiglie e anche per tutti coloro che non sono professionisti così da sostenere e promuovere l’inclusione delle persone con autismo nella società, in modo che possano realizzare il loro potenziale.

    In questa Giornata Mondiale, dobbiamo unire le forze per creare le migliori condizioni di vita possibili”

    *Il messaggio originale è disponibile sul sito www.un.org a questo link

      Diadmin

      COMBATTIAMO LA “MORTE LEGALE”

      Nell’Unione Europea migliaia di persone con disabilità intellettiva si vedono negare i loro diritti solitamente a causa di quella che viene percepita come una mancanza di “capacità” e spesso sono sottoposte alla custodia legale** di persone che possono anche non avere come priorità il loro benessere.

      Le persone che sono sottoposte a tale misura giuridica non possono sposarsi, non possono votare, non possono decidere dove vivere o come spendere i loro soldi. Queste persone, inoltre, possono essere anche vittime di abusi con un danno spesso irreversibile, così come è irreversibile questo tipo di custodia giuridica.

      La “morte legale”, come questa misura giuridica è anche chiamata, è una pratica comune nonostante l’Europa abbia delle competenze molto chiare in materia al fine di contrastare la discriminazione basata sulla disabilità. Theresia Degener, Vice Presidente del Comitato ONU per il Diritti delle Persone con Disabilità, ha detto: “Dobbiamo ancora trovare una nazione che abbia pienamente applicato il diritto ad avere e ad esercitare la piena capacità legale”.

      Questa situazione non dipende dalla mancanza di soluzioni alternative di livello locale. Inclusion Europe* ha sviluppato un intero sito web dedicato alla presentazione di differenti modelli di supporto alla decision-making che possono essere applicati in diverse aree di interesse  (dalla salute alle relazioni interpersonali fino alle questioni relative all’abitare)

      Come dimostrato dalle diverse pratiche presentate, il supporto può essere di tipo formale o informale, dato dai componenti delle famiglie o da altre persone e può variare come tipologia e come intensità. Per una persona con disabilità intellettiva il supporto può includere anche il ricevere informazioni in linguaggio Easy To Read.

      In accordo con l’articolo 12 della CRPD, ratificata dall’Europa nel 2010, tutte le persone hanno il diritto di prendere le decisioni che riguardano la loro vita e devono essere riconosciute dalla Legge al pari di ogni altra persona.

      Anche se c’è ancora un grande numero di paesi europei che mette in atto questo tipo di di “custudia legale”, l’Europa può fare molto per promuovere l’applicazione della CRPD.

      Inclusion Europe*, insieme al Movimento Europeo della Disabilità, ha evidenziato questa questione nel suo Alternative Report on the Implementation of the UN Convention on the Rights of Persons with Disabilities, un documento preparato per aiutare il Comitato ONU sulla CRPD a osservare i progressi dell’Unione Europea nella tutela dei diritti umani.

      Il prossimo 2 aprile 2015, Inclusione Europe* sarà a Ginevra per parlare di quelli che considera i temi principali relativi alle misure prese dalle istituzioni europee per assicurare che i diritti delle persone con disabilità siano presi in considerazione in tutte le proposte di legge più rilevanti e per discutere dell’implementazione e del monitoraggio delle politiche europee. Inclusion Euorope ritiene che senza la garanzia della tutela legale le persone con disabilità intellettiva non saranno mai in grado di avere e di esercitare pienamente i loro diritti al pari delle altre persone.

      È fondamentale che il Comitato sulla CRPD mandi un messaggio forte all’Europa sottolineando che la custodia legale di questo tipo non è più accettabile e che è urgente che gli Stati Membri combattano la discriminazione di cui sono vittime le persone con disabilità intellettiva eliminando tutti i regimi di interdizione.

      Come misura alternativa potrebbe essere preso in considerazione il ruolo dei Self-Advocats, consentendo loro di essere parte attiva nel disegnare le misure legislative necessarie per supportare l’autonomia decisionale. Inoltre, l’Europa dovrebbe promuovere la realizzazione di banche dati e di scambio delle buone prassi sempre relativamente alla transizione da interdizione ad autonomia decisionale e dovrebbe investire nella diffonsione delle conoscenze degli Stati Membri in questo ambito.

      L’Unione Europea ha il potere e la competenza legale per far cambiare la situazione attuale ed è tempo di mostrare una chiara presa di posizione.

      Per maggiori informazioni è possibile contattare Silvana Enculesco, responsabile della Comunicazione di Inclusion Europe all’indirizzo s.enculescu@inclusion-europe.org

      *Associazione Europea di cui Anffas è parte

      **Tale misura può essere equiparata alla misura giuridica italiana dell’interdizione

      N.B. Traduzione non ufficiale

        Diadmin

        DISASTRI NATURALI E DISABILITÀ: C’È TANTO DA IMPARARE!

        Fonte www.superando.it – È stata presentata nei giorni scorsi la Terza Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulla riduzione del rischio di catastrofi, che si è tenuta a Sendai in Giappone, ricordando che in tale occasione molto si è parlato anche di disabilità.

        All’evento ha partecipato anche Giampiero Griffo, componente dell’Esecutivo Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International), organizzazione che a livello italiano aderisce alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). Griffo ha inviato alcuni resoconti per i nostri Lettori, come quello che pubblichiamo qui di seguito.

        Sono circa 8.000 le persone arrivate qui a Sendai, per questa Terza Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulla riduzione del rischio di catastrofi (WCDRR, ovvero World Conference on Disaster Risk Reduction), provenienti da 130 Paesi del mondo, un numero superiore a qualsiasi previsione. E del resto, il tema dei disastri e delle catastrofi naturali tocca tutti quanti, se è vero che negli ultimi dieci anni questi eventi sono cresciuti, tanto da superare il numero dei disastri degli ultimi cent’anni.

        Le misure di sicurezza sono molto rigide: non si entra negli spazi della conferenza senza un badge personalizzato. Però le persone addette alla sicurezza sono gentili e cortesi e non si avverte un clima “da assedio”. Anche questa è una qualità molto giapponese. Tra i partecipanti vi sono anche una sessantina di rappresentanti di Associazioni di persone con disabilità, che hanno costituito un caucus (“assemblea”), riunitosi già il 13 marzo, alla vigilia dell’inaugurazione della Conferenza, per definire gli obiettivi da perseguire, allo scopo di includere le persone con disabilità tra i target dell’emergenza.

        La rappresentanza era decisamente variopinta: dal Cile al Kenya, dall’Iraq agli Stati Uniti, dalle Barbados all’India; tutte persone con grande competenza nel settore, a causa dei disastri naturali e umani che hanno colpito quei Paesi e che hanno visto spesso proprio le Associazioni di persone con disabilità protagoniste dell’assistenza a queste ultime, spesso nell’assenza totale di attenzione verso le stesse.

        La discussione, animata e competente, ha fatto emergere molti elementi: le carenze dei sistemi di prevenzione e primo intervento; l’assenza di strategie di prima allerta nelle situazioni di emergenza, che permettano a tutti di essere informati; la totale sottovalutazione delle problematiche delle persone con disabilità nel programmare le operazioni di evacuazione; l’inaccessibilità dei posti di prima accoglienza; la mancanza di formazione specifica del personale che si occupa di emergenza; la carenza totale di attenzione nei piani di intervento in emergenza verso le persone con disabilità.

        Da questa prima discussione, sono emerse alcune indicazioni operative, come “compiti per casa”, a partire dal lavoro sull’articolo 11 (Situazioni di rischio ed emergenze umanitarie) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che è un obbligo per i Paesi che l’hanno ratificata ad impegnare i Governi e le Agenzie competenti su iniziative concrete nei confronti delle persone con disabilità. Si è stabilito poi di costituire una rete tra le realtà che si occupano di emergenza e persone con disabilità, per scambiarsi informazioni e buone pratiche e da ultimo, ma non certo ultimo, si è sottolineata la necessità che nei documenti finali della Conferenza di Sendai vi siano riferimenti precisi ai diritti delle persone con disabilità, in modo da usare quei testi per influenzare sia i Governi che le Agenzie competenti.

        L’impressione generale è stata in ogni caso di grande entusiasmo e di voglia di costruire qualcosa di nuovo.

        Una riflessione negativa è emersa invece proprio rispetto all’impegno delle Nazioni Unite nel garantire la piena accessibilità alla Conferenza di Sendai: purtroppo la sede scelta non ha tutte le dotazioni necessarie per essere completamente fruibile, i sistemi di trasporto urbano sono poco accessibili (solo alcuni autobus sono forniti di elevatori), anche se l’arredo urbano e l’accessibilità alla città per chi si muove a piedi, in sedia a rotelle o con un bastone bianco è decisamente buona.

        Un po’ carente è anche il servizio informativo, ma per fortuna il tam tam tra i partecipanti con disabilità funziona, permettendo di sapere quali siano le linee accessibili, a quali costi e con quali orari.

        Su tutto ciò verrà preparato un dossier da inviare alle Nazioni Unite, evidenziando ancora una volta che quando le persone con disabilità non vengono coinvolte nelle progettazioni, questi sono i risultati!

        Da segnalare infine che nel settore attiguo al caucus è stato allestito uno spazio espositivo, con la possibilità di lasciare un video, una pubblicazione, un dépliant, che subito si è riempito di contenuti: un terremoto visto da una famiglia con un figlio con disabilità intellettiva; una serie di pratiche appropriate legate all’inclusione di persone con disabilità in vari interventi di emergenza; le esperienze giapponesi di tsunami e terremoti… C’è davvero tanto da imparare e da trasferire in altri contesti!

        Anche l’Italia, dal canto suo, ha potuto presentare le proprie iniziative e segnatamente il Piano d’Azione sulla Disabilità della Cooperazione Italiana, redatto dai tecnici del Ministero degli Esteri, in collaborazione con la RIDS – la Rete Italiana Disabilità e Sviluppo, voluta nel 2011 dall’AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau), da DPI Italia (Disabled Peoples’ International), da EducAid e dalla FISH** (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) -, oltreché con rappresentanti di Istituzioni, Enti Locali, organizzazioni non governative, imprese, mondo accademico e centri di ricerca. Tale importante documento, infatti, prevede uno specifico capitolo dedicato proprio all’emergenza e agli aiuti umanitari.

        * Componente dell’Esecutivo Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International).

        ** Cui aderisce anche Anffas Onlus

        Segnaliamo anche la possibilità di accedere a un video, con un’intervista a Giampiero Griffo, realizzata a Sendai, in Giappone.

          Diadmin

          Tempo di gite scolastiche, una “prova d’integrazione” che a volte funziona

          Fonte www.superabile.it. Sono tante le esperienze positive, ma non mancano quelle negative: famiglie costrette a pagare la quota per l’accompagnatore, o mamme che devono accompagnare il figlio in gita con la classe. Ma la legge cosa prevede? “Partecipazione garantita e assistente a carico della scuola”

          ROMA – Primavera, tempo di gite scolastiche. Nonostante i fondi che scarseggiano e le crescenti difficoltà economiche, è difficile trovare una classe che, dalla scuola dell’infanzia in poi, non organizzi almeno una gita durante l’anno. Quasi sempre, in questo periodo. In pullman, a piedi, più difficilmente con i mezzi pubblici; al mare, in fattoria, a un museo o a un parco divertimenti, tante e diverse possono essere le scelte, variabili i costi, simili le modalità: la maggior parte della classe partecipa e, se qualcuno ha difficoltà economiche, spesso i genitori ci spartiscono la sua quota, perché nessuno resti escluso. Proprio nessuno: neanche chi ha una disabilità, più o meno grave, sia essa motoria o psichica. Le difficoltà, però, non mancano. E le soluzioni possono essere diverse,così come il livello di vera integrazione che queste osservano. Accanto ai casi estremi, che spesso hanno meritato l’attenzione dei media, di bambini disabili a cui la gita è stata letteralmente vietata, o addirittura neanche proposta, ci sono quelli, meno gravi ma altrettanto significativi, di famiglie costrette ad accollarsi la spesa dell’accompagnatore, obbligatorio per legge, ma che, sempre secondo la legge, dovrebbe essere a carico della scuola. E non mancano, fortunatamente, le esperienze positive.

          Come dovrebbe essere… Abbiamo raccolto alcune brevi testimonianze, di segno diverso, per raccontare l’esperienza di alcune famiglie con bambini disabili di fronte a questa complessa “prova d’integrazione”. Al tempo stesso, abbiamo chiesto a Salvatore Nocera, avvocato e autore, pochi giorni fa, di un e-book dedicato a “Il diritto alla partecipazione scolastica”, cosa prevede la legge in materia di gite scolastiche e quali tutele offre agli alunni con disabilità che vogliano prendervi parte. “Gli alunni con disabilità hanno diritto a partecipare alle gite scolastiche – ribadisce Nocera – Una circolare ministeriale le definisce momento fondamentale di crescita nell’inclusione scolastica. Qualora il Consiglio di classe ritenga necessaria la presenza di un accompagnatore, questo non deve essere necessariamente essere l’insegnante di sostegno, ma qualunque membro della comunità scolastica. O, in ultima istanza, un familiare: soluzione che però va scoraggiata, soprattutto per le scuole medie e ancora più alle superiori, quando i ragazzi, ormai grandi, non possono continuare ad essere seguiti dall’angelo custode”. Per quanto riguarda le spese per l’accompagnatore, la legge parla chiaro: “devono essere a carico della scuola – afferma Nocera – Se fossero addebitate alla famiglia, ci troveremmo di fronte a un caso di discriminazione, perseguibile in base alla legge 67/2006”.

          … e come è. La realtà, però, è spesso più difficile di quanto la norma contempli: “le scuole hanno sempre meno fondi – ammette Nocera – e spesso non possono permettersi di pagare la quota dell’accompagnatore Allora, propongo due possibili soluzioni: o la ricerca di uno sponsor, o la suddivisione della quota dell’accompagnatore tra tutti i partecipanti. Infine – conclude Nocera – il dirigente è tenuto a garantire mezzi e siti accessibili, qualora alla gita prenda parte un alunno con disabilità”. Di fatto, “tante segnalazioni mi arrivano, da parte di famiglie a cui la scuola ha chiesto di pagare la quota dell’accompagnatore, pensa l’esclusione del figlio dalla gita: quando però hanno al dirigente quanto previsto dalla legge 67, la scuola si è accollata la spesa”.

          Le storie: le “buona prassi”… Una terza soluzione ancora è la “buona prassi” che proviene dal Circolo velico di Policoro, che all’accompagnatore offre l’ingresso gratuito. Lo racconta soddisfatta Francesca, mamma di un ragazzo disabile dell’Itaf Garibaldi di Roma. “per la prima volta, quest’anno, la gita ha funzionato perfettamente: un’esperienza di vera integrazione, in cui mio figlio ha potuto partecipare a tutte le attività, assistito dal personale della struttura, tutto opportunamente formato anche sui temi della disabilità. E assistito dal suo accompagnatore, per il quale non abbiamo dovuto pagare nulla. Tutte le altre volte, ci eravamo dovuti far noi carico della quota dell’assistente”. Esperienze positive arrivano anche da altre famiglie: “Alessio ha partecipato alla scuola-natura con la sua classe, organizzata dal comune di Milano, diverse volte e sempre senza problemi. Ora che è alle scuole medie è stato due giorni in Svizzera: anche in questo caso, è andato tutto bene e abbiamo pagato quanto gli altri”.

          … la mamma in gita con la classe… Meno positiva l’esperienza di Danielle, che l’anno scorso ha accompagnato il figlio al campo scuola, perché un’altra soluzione proprio non si trovava: “Siamo stati fuori tre notti e quattro giorni: è stata un’impresa tutt’altro che facile, con il dirigente che non voleva che mio figlio partisse e accampava mille scuse. Poi mi sono rivolta a un’associazione, che mi ha mostrato quanto prevede la normativa: sono tornata dal preside, legge alla mano, mettendolo con le spalle al muro. Ma sono dovuta partire io, come accompagnatore, pagando la sua e la mia quota. Non mi pento di averlo fatto, perché per mio figlio è stata un’esperienza bella e importante”. Bilancio positivo anche per altre due mamme: “Mia figlia va ovunque – racconta Emanuela, di Varese – Con la sua classe e le sue insegnanti spettacolari: quest’anno, in quarta elementare, è andata due volte a Milano e una a Genova, con i suoi compagni che la amano”. Tutte esperienze positive anche per Stefania “dalla scuola elementare ad oggi. Mio figlio – racconta – ha sempre partecipato, insieme all’accompagnatore della scuola o anche a un genitore volontario. Ed è sempre andato tutto bene”.

          … Clelia “la sfida con me stessa”. Nessun accompagnatore invece per Clelia, che ha una forma di autismo ma “alle superiori ho partecipato alle gite da sola- racconta – Siamo andati in mezzo ai boschi a vedere delle opere fatte con il materiale naturale. E’ stata un’esperienza super positiva: potevo contare su me stessa, era una sfida per vedere se riuscivo a cavarmela da sola, ad aver fiducia nelle mie possibilità e nei miei compagni”.

            Diadmin

            ANFFAS OPEN DAY: L’INCLUSIONE SOCIALE PASSA ATTRAVERSO LE PORTE DI ANFFAS ONLUS

            Laboratori didattici, visite guidate per gli studenti, proiezioni di video documentari, tavole rotonde e dibattiti sulle malattie rare e sulla disabilità intellettiva con la collaborazione di Telethon, incontri sul progetto individuale, mostre fotografiche, attività di musicoterapia, inaugurazioni di nuovi centri, presentazione di nuovi progetti: questo e tanto altro è “Anffas Open Day”, l’iniziativa prevista per il 28 marzo 2015 per celebrare la Giornata Nazionale della Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, la manifestazione nazionale promossa e organizzata da Anffas Onlus – Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o relazionale, che quest’anno è giunta all’ottava edizione e che si svolgerà il giorno in cui Anffas compie il 57mo anno dalla sua fondazione.

            Un nuovo Open Day, quindi, dedicato all’informazione e alla sensibilizzazione sui temi della disabilità intellettiva e/o relazionale che vedrà protagoniste le oltre duecentocinquanta strutture associative – insieme alle 1000 strutture circa in cui Anffas da oltre 50 anni si prende cura e carico di oltre 30.000 persone con disabilità e dei loro familiari – presenti sul territorio nazionale che il 28 marzo apriranno le porte dei propri servizi e delle proprie sedi per accogliere tutti coloro che vorranno trascorrere una giornata all’insegna dell’inclusione sociale.

            Da Nord a Sud Italia sono previste numerose attività e proposte per coinvolgere quante più persone possibile e portarle a conoscere in maniera diretta la realtà del mondo della disabilità intellettiva e/o relazionale con la partecipazione attiva delle stesse persone con disabilità, dei soci, degli operatori, dei volontari e di quanti operano con e per l’Associazione.

            Tutti i cittadini sono quindi invitati a partecipare a questa grande festa e conoscere così l’Associazione, le famiglie e gli amici che la compongono e le tante attività e iniziative che quotidianamente vi si svolgono con l’obiettivo di combattere stereotipi, pregiudizi e discriminazioni e promuovere pari opportunità in ogni ambito della società.

            Vi aspettiamo a braccia aperte e… a porte spalancate!

            Anffas Onlus Corigliano

            Via degli Iris 15, Corigliano-Schiavonea (CS)

            Saremo aperti dalle ore 15.30 alle ore 19.30 con Laboratori Aperti.

              Diadmin

              DIFFUSO L’ALTERNATIVE REPORT DELL’EDF

              L’EDF, European Disability Forum, ha diffuso in questi giorni il suo “Alternative Report” sull’effettiva applicazione in europa della convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. Il rapporto sarà analizzato per la prima volta dal Comitato ONU durante la prossima sessione di Ginevra (2 aprile p.v.) e, dopo l’esame di aprile, l’EDF e il Comitato si confronteranno in agosto per discutere del report e prendere decisioni sulla base di quanto riportato.

              Per maggiori informazioni

              Leggi la notizia sul sito dell’EDF (in lingua inglese)

              Scarica il report (in lingua inglese)