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RIFORMA TERZO SETTORE: I PRIMI 14 DECRETI D’ATTUAZIONE

Fonte www.vita.it“Il governo tenendo presenti le sollecitazioni che ci arrivano del mondo del non profit sta valutando l’ipotesi di uno a più interventi tenendo conto dell’iter e tenendo presente la scadenza elettorale del 4 marzo”, spiega a Vita.it il sottosegretario al Welfare Luigi Bobba.

La scadenza per apportare le correzioni in particolare al Coidice del Terrzo settore va calcolata in un anno a partire dal 2 agosto 2017, data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 noto appunto come “Codice del Terzo settore” con cui il Governo ha completato l’attuazione della legge 106/2016 “Delega al Governo per la riforma del terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale”.

Nel frattempo però il Governo in questi mesi ha lavorato all’elaborazione di una decina di decreti amministrativi legati alla riforma. Ad oggi otto sono già stati approvati. Due sono in dirittura d’arrivo. Mentre su altri quattro il lavoro è già a buon punto.

Eccoli in sintesi

I decreti amministrativi già approvati:

1.Norme transitorie/lettera direttoriale del 29 dicembre

2.Il decreto per l’individuazione dell’ente di rappresentanza del Terzo settore

3.Linee guida del Fondo per i progetti innovativi degli enti associativi

4.Bando per i progetti nazionali: 34 milioni destinati a 78 progetti (bando chiuso)

5.Accordo con le regioni per la ripartizione di 26 milioni sempre dal Fondo progetti innovativi da destinare a livello territoriale (bandi regionali)

6.Accordo tra il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc), l’Agenzia del Demanio e l’Associazione nazionale Comuni Italiani (Anci) per destinare agli enti del Terzo settore beni immobili pubblici inutilizzati e i beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata, da utilizzare esclusivamente per lo svolgimento delle attività di interesse generale previste dal codice del Terzo Settore.

7.Nomina del comitato di gestione della Fondazione Italia sociale (in attesa del via libera della corte dei conti)

8.Dpcm per l’avvio della cabina di regia interministeriale di vigilanza sulle politiche legate alla Riforma del Terzo settore

I decreti amministrativi in via di definizione:

1.Nomina del Consiglio nazionale del Terzo settore

2.Nomina dell’organismo nazionale di controllo (Onc) sui centri di servizio al volontariato

I decreti amministrativi da approvare entro la Legislatura:

1.Il Dpcm di accesso e riparto del 5 per mille

2.Il documento di individuazione delle attività strumentali e delle attività secondarie (enti commerciali/enti non commerciali)

3.Norme di attuazione della disciplina sull’impresa sociale

4.Circolare dell’agenzia delle Entrate sulle nuove norme/agevolazioni fiscali

Il ministro lo stesso Bobba insieme al ministro Giuliano Poletti illustrerà in una conferenza stampa più dettaglio questi interventi e le misure poste in essere dal Governo in attuazione delle disposizioni introdotte dalla riforma. Nel frattempo il Governo rimane in attesa del semaforo verde da parte di Bruxelles sull’impianto fiscale introdotto dalla Riforma, «il fascicolo è stato presentato alla Commissione, ad oggi però è difficile fare previsione sui tempi della loro risposta», conclude Bobba.

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    ELEZIONI 2018. APPELLO ALLE FORZE POLITICHE

    Dove sono finite le persone con disabilità nel contesto delle prossime elezioni politiche? Ancora una volta, ormai senza sorpresa, le persone con disabilità sembrano essere invisibili agli occhi dei politici.

    In Italia, nel 2009, è stata ratificata la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ma nonostante questi strumenti normativi ed impegni politici, nonostante alcune buone norme e altrettanti   pronunciamenti della Corte Costituzionale, le persone con disabilità continuano a incontrare ostacoli nella loro partecipazione nella società e a subire violazioni dei loro diritti umani in ogni parte d’Italia e in diversi momenti della loro vita.

    Per queste ragioni Anffas Onlus si unisce alla FISH (Federazione Italiana Superamento Handicap) per richiedere con coraggio e determinazione un impegno non episodico nella direzione delle politiche e dei servizi inclusivi per la creazione di una reale inclusione sociale.

    Cliccando qui è possibile scaricare l’appello alle forze politiche per un impegno concreto sulla disabilità pubblicato dalla FISH alla cui stesura ha preso parte anche Anffas in rappresentanza di tutte le persone con disaiblità intellettive e disturbi del neurosviluppo.

    Anffas inoltre sta lavorando ad una versione facile da leggere e da capire del manifesto stesso, presto disponibile.

    Durante le prossime settimane saranno organizzate e promosse varie iniziative specificamente sulla questione del diritto di voto delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo.

    Per rimanere aggiornati sulle prossime pubblicazioni e sugli eventi in programma cliccare “mi piace” sulla pagina facebook di Anffas Nazionale e/o richiedere l’iscrizione alla NewsLetter settimanale di Anffas scrivendo a comunicazione@nazionale.net specificando nell’oggetto “iscrivimi alla newsletter“.

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      PERSONE CON DISABILITÀ, INVISIBILI ANCHE IN CAMPAGNA ELETTORALE?

      Fonte comunicato stampa Fish* – Oggi Avvenire apre con un coraggioso editoriale – “Tante promesse e un vero scandalo. Invalidi dimenticati” – di Francesco Riccardi. Il quotidiano è l’unico che in queste prime battute di campagna elettorale abbia indicato con desolante chiarezza l’assenza del tema della disabilità nei programmi di partiti e movimenti che si presentano agli italiani. Attira l’attenzione il giornalista sull’importo emblematico della pensione riservata agli invalidi civili, quei 282 euro così lontani dai minimi pensionistici richiesti o promessi per altre situazioni.

      La disabilità, proprio a causa dell’esclusione che le persone e le famiglie subiscono, proprio a causa dell’inadeguatezza di servizi di sostegno a domicilio, proprio a causa di maggiori costi che rimangono a loro carico, proprio a causa dell’esclusione, rinuncia, marginalizzazione nel mondo del lavoro, è una delle prime cause di impoverimento. E non solo economico.

      È quindi condivisibile la sorpresa di Riccardi: come mai questa sperequazione, questa marginalità non entrano nei programmi elettorali con la stessa enfasi di altre promesse? Ma le lacune sono ancora più ampie e vanno al di là della legittima e sostenibile istanza, che condividiamo, di un adeguamento, congruo e selettivo, delle pensioni agli invalidi.

      È l’abbandono e la lentezza delle politiche per la disabilità che sono la dimostrazione dell’assenza di una visione inclusiva della nostra società, delle nostre comunità. È la delega (che non è tale) alle famiglie, al volontariato, al buon cuore dell’assistenza, della cura riparatoria e consolatoria, che poco ha a che spartire con i diritti umani, con la possibilità di partecipare in condizioni di pari opportunità.

      Quel risibile ed offensivo importo è solo l’aspetto più evidente. Manca un piano per la non autosufficienza per aggredire lo stato in cui versano milioni di persone con necessità di supporto intensivo.

      Mancano interventi seri (non prese in giro come quelle previste nell’ultima legge di bilancio) che non solo valorizzino i caregiver familiari, ma prevedano coperture previdenziali e di malattia certe.

      Mancano robuste misure di welfare aziendale, di flessibilità lavorativa che evitino ai familiari, in particolare alle donne, di dover abbandonare il lavoro per assistere un familiare. Manca la volontà di sostenere progetti per la vita indipendente delle persone con disabilità, anche di quelle solo parzialmente in grado di autodeterminarsi. Ma prima ancora è assente dalla prospettiva immediata una radicale revisione dei percorsi di riconoscimento della condizione di disabilità.

      Oggi è ancora una modalità improntata al pregiudizio e alle distorsioni: la persona con disabilità è un potenziale truffatore, un furbetto. Oppure è un malato da proteggere e da cui proteggersi. Non è una risorsa, non è una persona con le sue caratteristiche o le sue peculiarità.

      Il risultato è un percorso kafkiano, costoso, conflittuale, inutile a descrivere le diverse situazioni personali e a contribuire a costruire un progetto di vita e a realizzarlo con strumenti e misure adeguate. E per tacere di tutto ciò che rimane perennemente procrastinato e che rende faticosa e umiliante la quotidianità delle persone con disabilità: politiche e servizi per l’inclusione lavorativa, fruibilità dei sistemi di trasporto pubblico locale, accessibilità di ausili tecnologicamente avanzati, accessibilità alle risorse culturali, qualità dell’inclusione scolastica e molto altro di una lista che appare lacrimevole quanto lettera morta.

      Su ciascuno di questi intrecciati risvolti vi sono, anche da parte della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, proposte sostenibili, riflessioni articolate, volontà di partecipare, ma se prevale la disattenzione e il silenzio, un reale cambiamento continua ad appartenere al mondo dei sogni. La FISH, anche per non dare adito ad alibi di sorta, ha pubblicato nel proprio sito (www.fishonlus.it) un appello alle forze politiche per un impegno concreto sulla disabilità

      *Cui Anffas Onlus aderisce

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        VITA INDIPENDENTE: DISPONIBILI LE LINEE GUIDA PER LA PRESENTAZIONE DI PROGETTI ANNO 2017

        Lo scorso 29.12.2017 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha emanato le “Linee Guida per la presentazione di progetti in materia di vita indipendente ed inclusione nella società delle persone con disabilità – anno 2017”, (disponibili cliccando qui).

        In virtù di tale atto, le Regioni potranno, entro il 5 febbraio p.v., partecipare alla sperimentazione nazionale sulla “Vita Indipendente” per l’annualità 2017, finanziata a livello nazionale da complessivi 15 milioni di euro, presentando proposte progettuali coerenti con le ridette Linee.

        Le proposte di adesione alla sperimentazione dovranno essere presentate da ciascuna Regione, articolandosi secondo due opzioni:

        a) indicando gli Ambiti Territoriali – nel numero massimo indicato dalla Tabella di cui al punto 41 delle Linee Ministeriali (per es., 19 Ambiti per il Lazio) – che, nel frattempo, hanno presentato alla stessa una progettualità coerente alle citate Linee ministeriali, in cui si garantisce un co-finanziamento per ciascun Ambito, pari almeno al 20% del costo totale, a fronte di un finanziamento ministeriale massimo del 80% per un limite di 80.000 euro per ciascuno di detti Ambiti;

        b) presentando un unico progetto regionale per un numero almeno doppio degli Ambiti Territoriali considerati finanziabili per tale Regione dalla Tabella di cui al punto 41 delle Linee (per rimanere all’esempio di sopra, 38 Ambiti della Regione Lazio), con un co-finanziamento nella misura corrispondente ad almeno 1,5 volte l’ammontare delle risorse nazionali di cui la Regione può complessivamente beneficiare.

        Considerata l’importanza di tale documento, Anffas Onlus desidera porre l’accento su alcuni elementi ritenuti essenziali ed imprescindibili, rappresentandoli sinteticamente per punti.

        1. In coerenza con quanto previsto dall’art. 19 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e la Linea 2 del Programma d’azione biennale per la promozione dei diritti e dell’integrazione delle persone con disabilità adottato con DPR 12 ottobre 2017, le Linee chiariscono che per “vita indipendente” deve intendersi la possibilità per tutte le persone con disabilità, indipendentemente quindi dalla tipologia di essa (fisica, sensoriale, intellettiva e/o relazionale), di vivere la propria vita come qualunque altra persona, con un proprio progetto di vita, calibrato in base alle specifiche esigenze del caso. A tal proposito, nelle Linee citate si chiarisce che “non si tratta necessariamente di vivere una vita per conto proprio o dell’idea della semplice autonomia, ma ha a che fare con l’autodeterminazione delle persone con disabilità, riverberandosi anche sull’ambito familiare della persona interessata”

        2. Di conseguenza si chiarisce ulteriormente che “è necessario che per tutte le persone con disabilità, anche per chi necessita di maggiori o più intensi sostegni, siano privilegiati e garantiti politiche e servizi di sostegno sulla base di progetti personali, affinché la persona con disabilità o chi la rappresenta possa programmare e realizzare il proprio progetto di vita adulta sia all’interno che all’esterno della famiglia e dell’abitazione d’origine”. Ciò porta a ritenere che anche le persone con disabilità intellettive e/o relazionale sottoposte a misure di protezione giuridica possano accedere alla “vita indipendente” anche solo per sviluppare percorsi di autonomia pure all’interno della famiglia ed abitazione di origine

        3. Gli interventi finanziabili non sono limitati alla c.d. “assistenza indiretta”, ossia al contributo per un assistente personale, ma possono riguardare anche il supporto alla domiciliarità e percorsi di autonomia personale per l’inclusione sociale e relazionale, a supporto dei quali può anche (ma non necessariamente) impiegare l’assistente personale

        4. Infatti, le Regioni dovranno indicare al Ministero per quali di queste aree di intervento (e in che percentuali rispetto al piano economico) gli Ambiti Territoriali intendano seguire una progettualità di “vita indipendente”: – Assistenza personale (presso domicilio familiare; a supporto dell’housing o co-housing; a sostegno dell’attività di inclusione e relazione; per i trasporto sociale o per altro); – Abitare in autonomia;Inclusione sociale e relazionale; Trasporto sociale;Domotica – Azioni di sistema (finanziabili entro il 15% dell’intero budget), quali formazione del personale da impiegare nell’assistenza e sostegno e costituzione di Agenzie per la Vita Indipendente (volte alla consulenza e collaborazione nella predisposizione e monitoraggio del progetto individuale di vita indipendente del singolo)

        5. Tali proposte progettuali dovranno essere coerenti con i progetti individuali delle persone con disabilità beneficiarie di tale sostegno, dovendosi quindi necessariamente strutturare delle equipe per la valutazione multidimensionale che, con la partecipazione attiva e da protagonista della singola persona con disabilità, considerando altresì i suoi desideri ed aspettative, siano in grado di supportare la stessa nella costruzione di un progetto che individui gli opportuni sostegni e supporti, anche in coerenza con quanto già istituzionalmente ed ordinariamente posto in essere (per es. prestazioni socio-sanitarie, ecc)

        6. La partecipazione alla costruzione del progetto di vita indipendente deve essere garantito a tutte le persone con disabilità, anche intellettive e/o relazionale, dovendo le equipe adottare “strategie volte a facilitare la comprensione delle misure proposte” e, quindi, a garantire la possibilità di autodeterminazione, seppur supportato anche con una figura di riferimento (tutore, AdS), delle stesse

        7. Gli interventi finanziati con risorse a valere su tale linea di intervento si dovranno necessariamente coordinare e connotare come coerenti e funzionali, in generale e per i singoli casi, rispetto agli altri interventi già previsti dalla legislazione nazionale e regionale, quali per esempio quelli previsti dalla Legge n. 112/2016. Tra l’altro, la chiara ricostruzione del contesto e del cambio di paradigma introdotto dalla Convenzione Onu del 2006, efficacemente svolta dal Ministero induce anche a chiedere che le Regioni, che hanno già previsto una normativa o prassi amministrativa sulla “vita indipendente” non in linea con tutto ciò, intervengano per coordinarsi con gli interventi di tipo statale

        8. Occorre, quindi, che gli Ambiti Territoriali per i quali le Regioni vogliono presentare una progettualità di vita indipendente per accedere al finanziamento statale, siano infrastrutturati in maniera tale da assicurare i punti sub. 5 e 6, pena la non ammissibilità della loro richiesta

        9. Occorre comunque considerare che anche gli enti del terzo settore possono mettere a disposizione il proprio know how per la costruzione di un progetto individuale di vita indipendente (vedasi, ad esempio per Anffas, progettazione “Matrici Ecologiche 2.0”, linguaggio easy to read, ecc.), connotandosi anche come veri e propri Centri per la vita indipendente

        10. In ogni caso, nella costruzione della proposta progettuale le Regioni devono garantire l’assoluta concertazione in termini di co – programmazione con le organizzazioni di persone con disabilità e dei loro familiari maggiormente rappresentative, sia che si presenti un progetto unico regionale (con una concertazione centrale) sia che si presenti un’adesione con più proposte progettuali dei vari Ambiti (con una concertazione sia a livello di Ambito sia a livello centrale)

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          STUDENTI CON DISABILITÀ: UNA BORSA DI STUDIO DA EDF E ORACLE

          Fonte www.edf-feph.org – C’è tempo fino al 31 gennaio p.v. per presentare la propria candidatura alla borsa di studio di EDF (European Disability Forum) e Oracle rivolta agli studenti con disabilità iscritti a un programma di istruzione superiore nel campo dell’informatica, dell’ingegneria informatica o di settori correlati.

          La borsa di studio di 7.000 € – per l’anno accademico 2017-2018 – sarà assegnata principalmente sulla base di un progetto o di una tesi concernente le esigenze delle persone con disabilità in termini di accessibilità alle ICT – Information and communication technology (Tecnologia dell’Informazione e della Comunicazione) anche relativamente alla proposta di una soluzione innovativa per migliorare l’accessibilità in tale settore.

          Il progetto deve essere parte integrante del programma educativo intrapreso dallo studente.

          Tutte le informazioni sono disponibili a questo link (pagina in lingua inglese)

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            ASSUNZIONI DEI LAVORATORI CON DISABILITÀ

            Fonte www.disabili.comDal 1 gennaio 2018 è scattato l’obbligo, per aziende che occupano da 15 a 35 dipendenti, di assumere un lavoratore con disabilità, anche se non ci sono nuove assunzioni. Tale novità era stata annunciato per il 2017 ma poi fatta slittare a inizio del nuovo anno con il Milleproroghe 2017.

            Ricordiamo che l’obbligo di assumere lavoratori con disabilità è previsto dalla legge 12 marzo 1999, n. 68; la differenza sostanziale rispetto a prima è che adesso non è più necessario che l’azienda che occupa almeno 35 lavoratori assuma un nuovo dipendente: l’obbligo scatta indipendentemente da questo, poiché basta che sia presente il requisito numerico dei dipendenti.

            TEMPISTICHE – Cambiano anche i tempi che l’azienda deve rispettare per mettersi in regola: se prima si poteva regolarizzare tale posizione ricorrendo alla presa in organico di un lavoratore con disabilità entro 12 mesi, tale periodo si riduce a 60 giorni. Entro due mesi, quindi, dal 1 gennaio 2018, le aziende che occupano almeno 15 dipendenti dovrà essere in regola, assumendo, entro il 2 marzo del 2018, un lavoratore con disabilità, in caso non l’abbia già fatto.

            GLI OBBLIGHI PER LE AZIENDE – Ricordiamo che l’obbligo di coprire posizioni riservate a persone con disabilità scatta, per il datore di lavoro, a partire dal 15esimo lavoratore della sua azienda.

            – dai 15 ai 35 lavoratori l’azienda è obbligata ad assumere un lavoratore con disabilità

            – dai 36 ai 50 lavoratori l’azienda è obbligata ad assumere due lavoratori con disabilità

            – oltre 50 lavoratori: la quota del 7% deve essere riservata a lavoratori con disabilità

            Nel calcolo il datore di lavoro deve considerare tutti i lavoratori assunti con vincolo di subordinazione, a parte alcune eccezioni, come i lavoratori da cooperative, i dirigenti ed altri casi specifici.

            COME SI CALCOLA L’ORGANICO – Per calcolare l’organico valido ai fini di conteggiare quanti lavoratori con disabilità debba avere l’azienda che voglia essere in regola, si deve fare riferimento ad alcune regole. Qui citiamo alcuni casi, rimandando alla lettura completa della casistica per una più approfondita analisi dei singoli casi.

            Per quanto riguarda:

            – i lavoratori assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato parziale, essi sono computati per la quota di orario effettivamente svolto, tenendo conto che il computo delle unità lavorative fa riferimento all’orario previsto dalla contrattazione collettiva del settore. Nel computo le frazioni percentuali superiori allo 0,50 sono considerate unità.

            – in caso di lavoratori con contratto a termine, il datore di lavoro deve fare riferimento all’arco temporale del periodo di attività previsto dal contratto di lavoro stipulato con ciascun lavoratore. Il lavoratore occupato con contratto a tempo determinato superiore a sei mesi mesi dovrà essere computato come unità.

            – anche i lavoratori licenziati per i quali sia stato adottato il provvedimento di revoca devono essere inclusi nella base di computo.

            – per i datori di lavoro che svolgono attività stagionale il periodo di durata del contratto si calcola sulla base delle corrispondenti giornate lavorative effettivamente prestate nell’arco dell’anno solare, anche se non continuative. Non vanno computati nella quota di calcolo:

            – gli apprendisti (articolo 7, comma 3, D.Lgs. 14 settembre 2011, n. 167edi articolo 7, comma 3, D.Lgs. 14 settembre 2011, n. 167), fatte salve specifiche previsioni di legge o di contratto collettivo.

            – i lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro (questo secondo l’articolo 3, comma 10, D.L. 30 ottobre 1984, n. 726, convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, L. 19 dicembre 1984, n. 863) – i lavoratori assunti con contratto di reinserimento (secondo l’articolo 20, comma 4, della legge 23 luglio 1991, n. 223)

            – i lavoratori assunti per attività da svolgersi all’estero

            – i lavoratori occupati con contratto di somministrazione. Essi non vanno calcolati né dall’utilizzatore (azienda ), per effetto dell’art. 22, comma 5, del decreto legislativo 276/2003, né dall’agenzia di somministrazione (ai sensi dell’art. 4, comma 1, della legge 68/99 così come modificato dall’art. 4, comma 27, lettera a) della L. 92/2012)

            – i lavoratori assunti con contratto a termine per sostituzione di lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto di lavoro

            – il personale direttamente operante nei montaggi industriali o impiantistici e nelle relative opere di manutenzione “svolte in cantiere”. Per attività svolta “in cantiere” si fa espresso riferimento al concetto di cantiere fatto proprio dall’art. 89 del D.lgs n. 81/2008.

            SE CI SONO GÀ’ LAVORATORI CON DISABILITÀ IN ORGANICO – I lavoratori che divengono inabili allo svolgimento delle proprie mansioni in conseguenza di infortunio o malattia (art. 4 c. 4 l. 68/99) possono essere computati esclusivamente in ambito privatistico. In considerazione soprattutto del fatto che, qualora per questi lavoratori non sia possibile l’assegnazione a mansioni equivalenti o inferiori nella stessa azienda, spetta al Servizio provinciale competente l’avviamento degli stessi presso un’altra azienda, individuando le attività compatibili con le residue capacità lavorative di essi.

            Va ricordato inoltre che, se in una azienda è già in carico un lavoratore con capacità lavorativa superiore al 60%, anche se non fu assunto attraverso il collocamento obbligatorio, questo lavoratore va scorporato dalla base “imponibile”. Inoltre, in caso di future scoperture, questo lavoratore si considererà a copertura della quota di riserva.

            IL PROSPETTO INFORMATIVO – L’azienda ha l’obbligo di produrre il Prospetto Informativo Disabili: un documento che va trasmesso telematicamente al servizio provinciale di competenza, dove si indica la situazione occupazionale dell’azienda – ovvero quanti lavoratori conta – per la verifica degli adempimenti rispetto all’assunzione di persone appartenenti alle categorie protette o con disabilità. Il mancato invio di tale prospetto fa scattare una multa pari a 635,11 euro, oltre 30,76 euro per ogni giorno di ritardo.

            Per approfondire:

            Disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi 15 giugno 2015, n. 81, e 14 settembre 2015, nn. 148, 149, 150 e 151, a norma dell’articolo 1, comma 13 della legge 10 dicembre 2014, n.183

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              ISEE IN SCADENZA

              Fonte www.superabile.itIl 15 gennaio 2018 è terminata la validità delle Dichiarazioni sostitutive uniche (Dsu) presentate nell’anno 2017. Pertanto, per la richiesta di nuove prestazioni sociali agevolate o in alcuni casi per continuare a beneficiare delle stesse è necessario presentare una nuova Dsu per ottenere il rilascio del nuovo Isee per l’anno 2018.

              La Dsu è un documento che contiene i dati anagrafici, reddituali e patrimoniali di un nucleo familiare, e può essere presentata a uno dei seguenti soggetti: all’ente che eroga la prestazione sociale agevolata, al comune, a un Centro di assistenza fiscale, online all’Inps.

              A seguito dell’aggiornamento della Dsu, il cittadino può richiedere il rilascio del nuovo Isee.

              L’indicatore della situazione economica equivalente (Isee) consente agli utenti di accedere, a condizioni agevolate, alle prestazioni sociali o ai servizi di pubblica utilità.