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NUOVE STRADE NELL’AUTISMO: BANDO DI QUASI 4 MLN DI EURO

Fonte www.edscuola.eu – Il Miur ha lanciato una sfida e apre un bando pubblico per la realizzazione di un Progetto e sviluppo di applicazioni innovative di Realtà virtuale e Aumentata per soggetti con disturbi dello spettro autistico del valore di 3.876.731,92 euro. Si può partecipare fino al 14 dicembre 2017.

L’appalto di Ricerca e Sviluppo (R&S) è finalizzato:

1.alla creazione di soluzioni innovative – prodotti, servizi o processi non ancora presenti sul mercato – in tema di applicazioni basate sulle specificità delle tecnologie della Realtà Virtuale e della Realtà Aumentata tipizzate per soggetti affetti da disturbi dello spettro autistico (ASD);

2.allo studio degli effetti derivanti dall’utilizzo di tali strumenti sui soggetti ASD e su coloro con i quali essi interagiscono, in un contesto operativo pilota come quello dell’Ambito Territoriale Sociale di Casarano (LE) e dell’Area Vasta Sud Salento (66 comuni della provincia di Lecce).

Si sottolinea che i servizi richiesti includono attività di sviluppo sperimentale.

La gara del MIUR è bandita nell’ambito del Programma Operativo Nazionale Ricerca e Competitività 2007-2013 (PON R&C) come contributo del Ministero dell’Università e della Ricerca al Piano di Azione e Coesione 2011 (PAC), che si avvale, per il suo espletamento della collaborazione dell’Agenzia per l’Italia Digitale – Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’appalto è finalizzato alla creazione di soluzioni innovative in tema di applicazioni basate sulle specificità delle tecnologie della Realtà Virtuale e della Realtà Aumentata per persone con autismo. La sfida consiste appunto nella sperimentazione degli approcci tecnologici applicati alla condizione dello spettro autistico.

Il termine per la richiesta di chiarimenti è fissato per il 16 novembre 2017 mentre il termine per la presentazione delle offerte è fissato per il 14 dicembre di quest’anno. Un’occasione che permetterà di aprire nuove strade per supportare nel modo più efficace i ragazzi con il disturbo dell’autismo.

Tutte le informazioni sul bando sono disponibili a questo link

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    DISABILITÀ E ABBANDONO: “SCELGO LA MORTE E VI LASCIO L’AMORE”

    Fonte comunicato stampa Fish – Quando una persona con una fortissima voglia di vivere, protagonista di un lungo e straordinario  impegno civile, lucidissima, ragionevole ed obiettiva decide di porre fine alla sua esistenza con dignità e determinazione, l’impatto sulle coscienze non può che essere sconvolgente. Lo è per chiunque, ma lo è ancora di più per il movimento delle persone con disabilità, visto che Loris Bertocco era uno di noi. Loris, veneziano, prima tetraplegico poi cieco, al termine di una disperata battaglia ha preso la via, già percorsa da altri, della Svizzera scegliendo di porre fine alla propria esistenza in modo assistito.

    “Proprio perché amo la vita credo che adesso sia giusto rinunciare ad essa vista la sofferenza gratuita sia fisica che spirituale.”

    Ma, coerente fino all’ultimo con un impegno civile che ha vissuto da protagonista per anni, ha lasciato un lungo memoriale, una testimonianza che Loris spera possa “scuotere un po’ di coscienze ed essere di aiuto alle tante persone che stanno affrontando ogni giorno un vero e proprio calvario.”

    La vicenda umana di Loris, l’esito della sua esistenza rappresenta una sconfitta ma anche una denuncia fredda ed impietosa dell’abbandono e della solitudine che troppe persone con disabilità vivono nel nostro Paese. Uno scenario in cui istituzioni lente, amministrazioni sorde, politiche inadeguate e distratte, le persone con gravi necessità di supporti intensivi non trovano risposta e, assieme alle loro famiglie, sono costrette all’isolamento e alla perdita della stessa dignità umana. Nelle ultime parole di Loris troviamo puntuali e non rancorosi resoconti di disagio, difficoltà, ostacoli, porte chiuse, sostegni rifiutati. Responsabilità che verosimilmente rimarranno, ancora una volta, anonime, anche di fronte ad una morte annunciata.

    Che non sarà né la prima, né l’ultima se questa vicenda non contribuirà a scuotere le coscienze come Loris sperava.

    Chi ricopre un ruolo politico o istituzionale, chi è responsabile dei servizi legga il memoriale di Loris e tragga da questa tragica lezione un insegnamento: non siamo una voce di costo, ma persone con dignità umana e con il diritto a vivere in modo non umiliante. E questo diritto umano non si garantisce a parole, ma con un costante e concreto impegno. Da subito.

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      INSEDIATO L’OSSERVATORIO NAZIONALE DISABILITÀ: ECCO COMPITI E SCENARI

      fonte – superabile.it – ROMA – Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas, riferisce sull’incontro di insediamento, presso il ministero del Lavoro. “Compito principale sarà verificare l’applicazione della Convenzione, ma anche mettere in pratica le prescrizioni rivolte dall’Onu all’Italia dopo la prima consultazione. Io credo che Osservatorio debba anche verificare leggi su disabilità, approvate e da approvare”.

      Si è insediato ufficialmente ieri, presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, il nuovo Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, alla presenza dei rappresentanti delle associazioni, dei sindacati, dell’Inps delle istituzioni locali e nazionali. Al tavolo, anche il ministro Poletti, il sottosegretario Biondelli, il direttore generale Tangorra. “Si sono innanzitutto svolte le formalità relative all’insediamento – ci riferisce Roberto Speziale, presidente nazionale di Anffas – ma abbiamo anche iniziato a ragionare sugli scenari su cui lavorare. Ci è stato innanzitutto confermato che il Programma biennale d’azione, approvato ormai da tempo dalla Conferenza nazionale di Firenze e poi dalla Conferenza unificata, dovrebbe essere già alla firma del presidente della Repubblica, quindi sarà emanato entro pochi giorni. È per noi questo un aspetto fondamentale, perché il Programma è la traccia su cui, nel corso del nuovo mandato, concentrare il nostro lavoro per dare concreta attuazione ai principi della Convenzione Onu”.
       
      L’orientamento del nuovo Osservatorio, infatti, indicato dal presidente del Comitato scientifico Pietro Barbieri, è infatti proprio quello di “restare fortemente ancorato al paradigma della Convenzione Onu – riferisce ancora Speziale – e quindi a un modello basato su diritti umani e qualità della vita delle persone con disabilità. Barbieri – continua Speziale – ha inoltre posto in risalto la necessità che il nostro sistema impari a riconoscere tutte le forme di discriminazione di cui le persone con disabilità sono ancora destinatarie, per poi rimuoverle con azioni di sistema. La Convenzione Onu insomma, deve essere strumento culturale prima ancora che dettato normativo”.
       
      E proprio monitorare l’applicazione della Convenzione è il compito principale dell’Osservatorio, come pure quello di “proporre modelli – aggiunge Speziale – e individuare nuove modalità perché la vita materiale delle persone disabili migliori e veda garantiti i diritti. A tal proposito, il ministro Poletti ha assicurato che, fino all’ultimo giorno del suo mandato, continuerà a piantare un albero ogni volta che lo riterrà produttivo, a prescindere dal fatto che i frutti possa coglierli direttamente lui o le generazioni future”. Particolarmente significativa è stata per Speziale la presenza di un rappresentante del Cidu (Comitato interministeriale per i diritti umani), che “ha posto l’accento su come migliorare i rapporti tra l’Italia e gli organismi che all’Onu si occupano di monitoraggio e applicazione della Convenzione stessa”.
       
      Per quanto riguarda la situazione attuale, “è emerso come al momento le condizioni e la qualità della vita delle persone con disabilità in Italia non sia ottimale: le leggi sono spesso all’avanguardia, ma fanno fatica a essere esigibili e rendere concretamente agevole la vita quotidiana delle persone con disabilità, che continuano a segnalare difficoltà nell’accesso ai servizi, atteggiamenti discriminatori o di emarginazione e segregazione”.
       
      Il nuovo Osservatorio si è insediato in un contesto politico e normativo profondamente mutato rispetto al passato, con diverse leggi sulla disabilità approvate (Dopo di noi, autismo…) o in discussione (riconoscimento del caregiver, riconoscimento Lis, barriere architettoniche). “personalmente, ho sottolineato proprio questo aspetto – ci riferisce Speziale – segnalando che compito dell’’Osservatorio dovrebbe essere anche quello di verificare che le leggi approvate o da approvare siano in linea con i principi della Convenzione e gli interessi delle persone con disabilità. Questo naturalmente – precisa Speziale – senza interferire con le potestà parlamentari. A questo proposito però la linea ministeriale è prudente: è stato infatti osservato che i compiti dell’Osservatorio non gli conferiscono questo potere e questo ruolo. Io però, personalmente, continuo a credere che questa funzione dell’Osservatorio sarebbe fondamentale. Intanto – conclude Speziale – c’è un compito fondamentale a cui l’Osservatorio dovrà assolvere: verificare come dare attuazione alle prescrizioni rivolte dall’Onu all’Italia, all’esito della prima consultazione: le prescrizioni sono tante, molte condivisibili altre da chiarire: ma avendo l’Itaia siglato anche il protocollo opzionale, oltre al testo della Convenzione, è certo che queste prescrizioni non potrà ignorarle, ma dovrà in qualche modo recepirle. Ed è questo uno dei compiti che ci attende”.

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        ROMA: UNA NUOVA CONDANNA PER DISCRIMINAZIONE

        fonte superando.it – È stata resa pubblica in questi giorni la Sentenza con cui il Tribunale di Roma ha condannato Roma Capitale e la Società di Trasporti ATAC, per condotta discriminatoria nei confronti delle persone con disabilità a causa del mancato abbattimento delle barriere architettoniche presso due stazioni della metropolitana, oltreché per il mancato funzionamento degli ascensori in un’altra stazione. Già negli anni scorsi analoghe condanne avevano colpito il Comune capitolino e sempre su iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni.

        La Stazione Flaminio della Metropolitana di Roma è una di quelle che hanno portato alla nuova Sentenza di condanna del Comune di Roma e dell’ATAC, per condotta discriminatoria nei confronti delle persone con disabilità

        Non è purtroppo la prima volta che il Comune di Roma viene condannato per discriminazione nei confronti delle persone con disabilità. Come avevamo di volta in volta riferito, infatti, era già successo nel 2012 e nel 2014, anche allora su iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni. A quanto pare, quindi, cambiano le Giunte del Governo capitolino, ma non cambiano le Sentenze di questo tipo, che continuano invece ad arrivare abbastanza simili tra loro.
        L’ultima di esse è stata resa pubblica in questi giorni, pur risalendo al 2 settembre, e proviene dalla Prima Sezione Civile del Tribunale di Roma, che ha appunto condannato Roma Capitale e la Società di Trasporti ATAC, «per condotta discriminatoria nei confronti delle persone disabili a causa del mancato abbattimento delle barriere architettoniche presso le stazioni della metropolitana “Flaminio” e “Piazza di Spagna” nonché per il mancato funzionamento degli ascensori presso la fermata “Subaugusta”».

        La vicenda giudiziaria, come detto, è stata promossa anche in questa occasione dall’Associazione Luca Coscioni, traendo spunto dalla disavventura subita da due giovani in carrozzina, rimasti intrappolati per ben due volte e per più di un’ora sotto alla metropolitana, a causa del mancato funzionamento di ascensori e servoscala.
        Roma Capitale e l’ATAC dovranno quindi risarcire il danno da loro subìto e rimuovere tutti gli ostacoli che ancora oggi impediscono a chi ha difficoltà motorie di accedere alle fermate della metropolitana prive di ascensori e servoscala o che, quando ci sono, vengono a quanto pare disattivati dopo un certo orario.

        «Questa decisione del Tribunale di Roma – si legge in una nota dell’Associazione Coscioni – dimostra ancora una volta l’autentica via crucis che molte persone con disabilità devono affrontare ogni giorno a causa della presenza delle barriere architettoniche sparse ovunque sul suolo capitolino, che impediscono a chi soffre di ridotte capacità motorie di accedere ai mezzi di trasporto pubblico».
        La stessa Associazione Coscioni, dunque, si appella ad Andrea Venuto, nuovo disability manager del Comune di Roma, come abbiamo segnalato nei giorni scorsi, al quale chiede innanzitutto «di impegnarsi affinché siano presto attuati gli interventi ordinati dal Tribunale di Roma, con la speranza che si possano cominciare a vedere rapidamente i primi segni della famosa discontinuità promessa dall’attuale Amministrazione Comunale». (S.B.)

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          DAL FONDO INVESTIMENTI 180 MILIONI DI EURO ALLE BARRIERE ARCHITETTONICHE

          fonte superabile.it – Il Fondo investimenti è stato istituito con la Legge 232/2016 (Legge di bilancio 2017)  (all’articolo 1 comma 140) allo scopo di assicurare gli investimenti e lo sviluppo delle infrastrutture con progetti di breve, medio e lungo periodo (la programmazione interessa gli anni dal 2017 al 2032).
          A maggio 2017 il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm 29 maggio 2017) ha indicato la dotazione complessiva degli investimenti in 46 miliardi di euro e nella tabella di previsione pubblicata a luglio 2017 è stata fornita una indicazione degli importi per anni di programmazione e capitoli di spesa assegnati ai Ministeri.

          I dieci capitoli di spesa indicati sono: trasporti viabilità, mobilità sostenibile, sicurezza stradale, riqualificazione e accessibilità delle stazioni ferroviarie; infrastrutture, anche relative alla rete idrica e alle opere di collettamento, fognatura e depurazione; ricerca; difesa del suolo, dissesto idrogeologico, risanamento ambientale e bonifiche; edilizia pubblica, compresa quella scolastica; attività industriali ed alta tecnologia e sostegno delle esportazioni; informatizzazione della amministrazione giudiziaria; prevenzione del rischio sismico; investimenti per la riqualificazione urbana e per la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia; eliminazione delle barriere architettoniche.

          La dotazione complessiva del Fondo, che era stata indicata (46 miliari di euro), è stata confermata nel Dpcm 21 luglio 2017 – Riparto del fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, di cui all’articolo 1, comma 140, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 – pubblicato in Gazzetta Ufficiale (GU n. 226 del 27-9-2017).

          L’attribuzione degli importi per capitoli, nella versione definitiva contenuta nella tabella allegata al Dpcm, rispetto a quanto indicato precedentemente (tabella di previsione di luglio 2017) ha subito degli aggiustamenti aumentando complessivamente, per gli anni di programmazione, le risorse per le voci:

          • trasporti viabilità, mobilità sostenibile, sicurezza stradale, riqualificazione e accessibilità delle stazioni ferroviarie da 19 a oltre i 19,3 miliardi di euro;
          • edilizia pubblica, compresa quella scolastica da 5,6 a circa 5,7 miliardi di euro;
          • eliminazione delle barriere architettoniche da 150 a 180 milioni di euro.

          Il capito di spesa per l’eliminazione delle barriere architettoniche, in carico al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la programmazione dal 2017 al 2032, indica l’importo di 20 milioni di euro nel 2017, di 60 milioni di euro nel 2018 e di 40 milioni di euro nel 2019; gli importi risultano uguali alla precedente attribuzione. L’incremento di spesa nel capitolo è stato attribuito al periodo dal 2020 al 2032 innalzandolo da 30 milioni a 60 milioni di euro.

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            E QUANDO UNA PERSONA CON DISABILITÀ SI AMMALA? ORA SERVE UN DAMA NAZIONALE

            fonte vita.it – Dal 2001, cominciando da Milano, diversi ospedali hanno creato servizi in grado di accogliere le persone con disabilità intellettive e relazionali, che hanno problemi nel comunicare i propri sintomi e nell’essere sottoposti a visite mediche. Venerdì i DAMA si sono radunati per capire come creare una rete nazionale.

            Da quando è nato, nel 2001, DAMA Milano ha accolto 5.600 pazienti con disabilità, per 50mila accessi. DAMA sta per Disabled Advanced Medical Assistance e indica un servizio che punta a rendere l’ospedale un luogo accogliente anche per le persone con disabilità intellettive e relazionali, che a volte non riescono nemmeno a comunicare i propri sintomi. A Milano, all’ospedale San Paolo di Milano, sono stati i primi a ideare e sperimentare questo nuovo modello di accoglienza e di assistenza medica ospedaliera, per garantire alle pazienti con disabilità di essere curati come tutti gli altri: dopo una iniziale sperimentazione il DAMA oggi è a tutti gli effetti una Unità Dipartimentale del Dipartimento di Emergenza, con un’èquipe multidisciplinare e flessibile composta da quattro medici e cinque infermieri.

            Il modello ha fatto scuola e oggi in Italia esistono altre esperienze simili: Percoso DELFINO – DAMA di Mantova, DAMA Varese, DAMA Bologna, DAMA Empoli, da pochi mesi DAMA Bolzano, DAMA Cosenza 1 e 2. «Oggi però siamo a un punto di svolta», afferma Filippo Ghelma, responsabile DAMA ASST Santi Paolo e Carlo di Milano, «è il momento di fare un passo organizzativo su ampia scala, non basta aggiungere una nuova realtà ogni tanto, serve collegare in rete i vari servizi e creare un modello di rete in cui diventi più facile inserirsi. È arrivato il momento di organizzare una risposta a livello nazionale, anche per dare una mano alle regioni dove non c’è nulla».

            Venerdì scorso i rappresentanti dei vari DAMA si sono radunati a Milano per un convegno dal titolo programmatico: “Oltre il Progetto DAMA”. «Le esperienze citate costituiscono già una prima rete assistenziale socio-sanitaria per il benessere delle persone con grave disabilità. Ad esse vanno aggiunte anche una miriade di altre iniziative magari meno complete dei DAMA ma che comunque fanno un servizio importante se collegate a una rete potrebbero avere ad un’efficacia ancora maggiore», continua Ghelma.

            Non fare questo passo «significherebbe far morire anche le realtà esistenti e non solo perché i numeri delle persone con disabilità grave, concentrati in pochi centri, fa sì che la macchina prima o poi si rompa… Il punto vero è che non possiamo immagina per le persone con disabilità così complesse una risposta che sia solo sanitaria, dentro gli ospedali, dobbiamo uscire fuori», spiega Ghelma.

            Nel 2008 attorno ad alcune famiglie con figli con disabilità grave e medici di DAMA, è nata la Fondazione Mantovani Castorina Onlus, l’ente promotore del convegno, cha sta lavorando fra l’altro a una residenza da realizzare nell’hinterland milanese, molto inclusica, un campus dove sperimentare nuovi modelli anche di abitare: «avevamo già capito che non basta lavorare sul sanitario e nemmeno allargarsi al solo socio-sanitario, questa risposta deve reggersi su una serie di attenzioni complessive, non possiamo pensare di curare solo dal punto di vista medico». Ghelma fa un esempio semplice ma frequente: «se la mamma di una persona con disabilità sta male e non può portare il figlio all’appuntamento fisato, l’appuntamento salta. Io devo occuparmi anche di questi aspetti», racconta. «I presìdi, la modulistica, sono cose che fanno girare i pazienti come trottole e io da dentro anche volendo aiutare i pazienti non ho un interlocutore, per quanto faccia relazioni non è un sistema organizzato… Dall’ospedale non riusciamo a governare il tutto, c’è bisogno di continuità da più punti di vista».

            Uno dei punti di forza del modello da implementare quindi è l’integrazione del sanitario e sociosanitario, la continuità reale con il territorio, perché «se ho un ambulatorio periferico e lo inserisco in una rete, quello diventa un avamposto», continua Ghelma, «DAMA nasce dall’idea che l’ospedale sia una rete, ora dobbiamo allargarla, dare continuità alla rete e mettere qualcuno che la governi, unire i punti della rete, coinvolgere le attività più piccole che possono diventare avamposti. Le persone con disabilità sono una porzione di popolazione su cui testare un modello, tutte le altre categorie di pazienti cronici e fragili possono poi usufruirne». Una rete che «deve portare colore, perché il benessere e la salute non sono solo l’assenza di malattie, non possiamo pensare di curare queste persone solo dal punto di vista medico».

            Dodici medici dei vari DAMA – quelli della tavola rotonda di venerdì, più Nicola Panocchia (Policlinico Gemelli di Roma, coordinatore del comitato scientifico della Carta dei Diritti delle persone con disabilità in ospedale) e Francesco Manfredi (Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari) – si costituiscono intanto come gruppo di lavoro, con l’obiettivo di presentare al Ministero un documento che tracci l’ossatura della rete, che riprenda il meglio delle varie esperienze locali e le cucia in maniera organica

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              CAREGIVER, ANFFAS ONLUS: “UN TESTO POVERO E SENZA UNA VISIONE DI SISTEMA

              CHIEDIAMO UN’INTERLOCUZIONE SERIA MA PARTENDO DAL TESTO DA NOI PRESENTATO”

              Deludente!”: così Roberto Speziale, Presidente nazionale di Anffas Onlus – Associazione Nazionale Famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale, commenta il testo predisposto, in questi giorni, in Commissione Lavoro e Previdenza Sociale del Senato, con il quale si sono unificate le tre proposte di legge (AS.2048 – AS.2128 – AS.2266) sul riconoscimento dell’attività di cura ed assistenza dei familiari verso persone con disabilità, i cosiddetti “caregivers familiari”.

              “Ciascuna delle tre proposte di legge conteneva alcuni punti qualificanti, ma anche irrisolte alcune delle questioni più rilevanti, che semmai le altre due in minima parte riprendevano”, spiega il presidente Anffas.

              “Per questo” prosegue “a febbraio avevamo partecipato, come Anffas, alle consultazioni online promosse dalla Commissione Lavoro con un nostro documento in cui chiarivamo i punti che per noi erano e sono imprescindibili, arrivando a proporre di riprendere, sviluppandoli, vari punti delle tre proposte (specie 2128 – 2266) all’interno di un testo che li riunificasse e speravamo che questo accadesse. Ma oggi il testo al Senato ha disatteso tutto ciò”.

              Il documento di Anffas presentato al Senato in data 19.02.2017 conteneva la proposta di un Testo Unificato partendo, in particolare, dai disegni di legge con primi firmatari il Sen. Angioni e la Sen. Bignami, e chiedendo nel dettaglio:

              –          il riconoscimento, per l’attività del caregiver, di contributi figurativi almeno equiparati a quelli di lavoro domestico per dare diritto al relativo trattamento pensionistico a partire dal raggiungimento di 30 annualità, anche unendo quelli eventualmente versati anche per attività lavorative proprie

              –          la garanzia al caregiver della medesima tutela riconosciuta ai lavoratori per gli infortuni, le malattie professionali e le tecnopatie

              –          la garanzia alla persona con disabilità assistita della copertura assicurativa a carico dello Stato per il rimborso delle spese effettivamente sostenute per la vacanza assistenziale nei periodi di impossibilità da parte del caregiver familiare (malattia grave, ecc..)

              –          la compatibilità del caregiver a ricoprire il ruolo di assistente personale ed essere così rimborsato con assegni di cura o simili interventi economici da parte delle Regioni e Province Autonome

              Continua quindi Speziale: “Il Testo Unificato su cui si aprirà la discussione al Senato purtroppo non ha nulla di quanto richiesto da Anffas, contenendo solo un orientamento per le Regioni e per le Province Autonome volto a sostenere il caregiver con informazioni sulla presa in carico, formazione per l’attività di cura, sostegno psicologico o promozione di gruppi di mutuo-aiuto. Troppo poco!”.

              Inoltre, l’articolo 3 del Testo Unificato prevede che eventuali diritti economici e sociali di competenza dello Stato saranno individuati dalla legge di bilancio annuale e precisa il presidente: “Questo non garantisce una visione di sistema rispetto al caregiver perché lasciata, volta per volta, alle solite schermaglie di fine anno per la legge di bilancio, senza un approccio che dia continuità al progetto di vita della persona con disabilità, in cui bisogna anche valorizzare l’apporto del caregiver in relazione con tutti servizi ed interventi pubblici che ruotano attorno a quella persona”.

              Conclude il Presidente Anffas: “Considerato quanto sopra, quindi, chiediamo ufficialmente che la discussione in Senato riparta invece dal Testo Unificato proposto da Anffas Onlus

              Siamo pronti ad un’interlocuzione seria che però parta dalla nostra posizione e proposta di unificazione dei testi, avendo ben a mente che tutto questo è per garantire alla persona con disabilità un sistema partecipato di tutti i sostegni formali ed informali di cui fruisce nella partecipazione ai vari contesti di vita. Diversamente contrasteremo in maniera decisa questa deriva”.